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Mercato

Come eravamo, come siamo. I sei anni che hanno cambiato la libreria indipendente

di Alessandra Rotondo notizia del 23 aprile 2017

Attenzione, controllare i dati.

Come si sono trasformate le librerie indipendenti dal 2011 al 2016? Simonetta Pillon di IE-Informazioni Editoriali ha sviluppato una ricerca sulla base di un’idea di Giovanni Peresson (Associazione Italiana Editori) e Alberto Galla (Associazione Librai Italiani) per provare a leggere in maniera diversa, più competa e lungimirante, le trasformazioni che hanno attraversato il canale in questo periodo. E per provare a interpretare in maniera costruttiva i dati che quest’intervallo di tempo ci ha lasciato, in modo che possano diventare una guida operativa per il futuro. Il campione sul quale Simonetta Pillon ha lavorato è di 229 librerie (2 delle quali svizzere, le cui performance sono escluse dai totali e dalle medie), distribuite in maniera rappresentativa sul territorio e estratte dalle circa 700 che si avvalgono dei servizi Arianna e che alla piattaforma hanno stabilmente comunicato il loro venduto negli anni considerati.

Il risultato, presentato oggi a Tempo di Libri nell’ambito del programma di convegnistica professionale, ha mostrato un calo medio del -17,11% nella vendita di soli libri, escludendo quindi quelle merceologie integrative che almeno in parte sostengono la resilienza della libreria indipendente. In particolare, le librerie del Nord Ovest e del Nord Est rappresentano il 54% del campione esaminato e hanno totalizzato il 65% delle vendite a valore e il 64% delle vendite a copie nel 2016. Il 13% si trova invece al Sud, con il 7% di vendite a valore e a copie. Sul fronte delle dimensioni (sia delle città ospitanti che delle librerie), ad andare meglio sembra siano le superfici medie e medio-piccole collocate nei centri di medie dimensioni. I fatturati migliori possono vantarli le librerie dei capoluoghi di provincia con meno di 50 mila abitanti (che rappresentano però solo il 5% del campione); a tenere, quindi, è in definitiva la provincia (oltre il 45% del campione), mentre i centri maggiori (quelli con più di 50 mila abitanti) registrano un calo di fatturato superiore alla media del -17,11%.

I prezzi medi di copertina hanno subìto una flessione a partire dal 2012 (probabilmente sia a causa del blocco degli sconti determinato dalla Legge Levi sia a causa della crisi) e hanno raggiunto il loro punto più basso nel 2013 (anno caratterizzato – tra l’altro – dalla comparsa sul mercato dei titoli a € 0,99). A partire dal 2014 i prezzi medi hanno ripreso lentamente a crescere, fino a riprendere il livello del 2011 nel 2016. Questo «recupero» è avvenuto in tutti i canali a eccezione delle librerie indipendenti. Il prezzo medio di copertina nelle indipendenti del campione era più alto del prezzo medio dei libri venduti nelle catene di 3,43 euro nel 2011. Solo di 2,88 nel 2016.

Per quanto riguarda l’assortimento, invece, di fronte alle incertezze del mercato le librerie analizzate hanno reagito aumentando in modo consistente le vendite di narrativa (da meno del 25% al 28%) e di ragazzi (dal 14% scarso a quasi il 17%), mentre hanno sofferto in modo particolare le vendite delle aree tecnico-scientifiche (dal 10% scarso al 7,7%), accademico-umanistiche (dal 28,5% circa al 26%) e anche quelle della varia (dall’8,9% al 7,9%).

Dei risultati positivi, però, ci sono stati. 58 delle 227 librerie considerate (il 26% del campione) hanno avuto nel 2016 un fatturato superiore a quello del 2011. Per 48 di queste il saldo è positivo non solo a  valore, ma anche a copie. In più, 54 (24%) hanno avuto un fatturato 2016 inferiore a quello del 2011, ma migliore come trend rispetto a quello complessivo del campione (-17,11%).

Che comportamenti e pratiche hanno messo in campo le 58 librerie con le performance migliori per ottenere questi risultati? Se la spiegazione del loro «successo» (le virgolette sono d’obbligo, trattandosi di risalita nei segni meno, non ancora di segni più) prescinde il fattore geografico e in parte anche quello dimensionale, non resta che concludere che a guidare la loro risalita sia stato un approccio imprenditoriale vincente. L’analisi delle best practice in cui si è sostanziato, della loro replicabilità e adattabilità ad altri casi, deve rappresentare il punto di partenza delle domande che saremo chiamati a porci sul futuro molto prossimo delle nostre librerie. «Se qualche anno fa si riteneva che aprire una libreria di meno di 150 metri quadri non avesse alcun senso, è evidente che oggi qualcosa è cambiato» commenta Alberto Galla. «È il tempo degli spazi “giusti”, né piccoli né grandi, ma sicuramente dinamici».

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L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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