L’eventuale Brexit, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (che potrebbe avvenire dopo il referendum del 23 giugno), è giustamente uno degli argomenti più caldi degli ultimi mesi, in tutti gli ambiti; l’editoria non fa eccezione.

L’idea di uscire dall’Europa è stata generalmente male accolta tanto dagli autori quanto dagli altri professionisti del settore, che in un futuro al di fuori dell’Unione Europa non vedono prospettive rosee (tanto che, secondo un sondaggio di The Bookseller, il 70,6% è contrario alla Brexit). Tra i più chiari nell’esprimere le proprie preoccupazioni c’è James Daunt, direttore generale di Waterstones, che in una lettera ai dipendenti ha chiaramente scritto che, se la Gran Bretagna uscisse effettivamente dall’UE, le conseguenze sarebbero molto negative per la catena di librerie: «Molte aziende stanno dicendo ai loro dipendenti quale sarà il probabile impatto del referendum se sarà favorevole alla Brexit. Per Waterstones, credo sarà negativo. Prendendo in prestito l’affermazione di Christine Lagarde, gli effetti andranno da piuttosto negativi a molto, molto negativi. Secondo i giudizio più informati la Brexit provocherà un periodo di grandi incertezze in campo economico e di conseguenza un significativo calo del retail». Il che, prosegue Daunt, costringerebbe Waterstones ad affidarsi nuovamente a manovre per il contenimento dei costi, e quindi anche a dei licenziamenti.

Anche Gail Rebuck, che oltre a essere una delle personalità dell’editoria è anche un membro della Camera dei Lord, e quindi una voce politica di cui tenere conto, è favorevole alla permanenza della Gran Bretagna all’interno dell’Unione Europea, pur esprimendosi con toni più pacati. «L’UE ha aiutato la Gran Bretagna a diventare una forza dell’industria creativa. Questo, sia grazie ai finanziamenti europei che riceve sia grazie alla possibilità di commerciare liberamente con altri 27 paesi in Europa, ha rilanciato l’esportazione di cultura per decenni e ha permesso agli artisti britannici di fare tour e collaborare superando i confini. […] È probabilmente vero dire che il pubblico britannico vede i benefici economici dell’essere nell’UE e nell’avere pieno accesso al singolo mercato ma, allo stesso tempo, si preoccupa che troppo potere decisionale si sia spostato a Bruxelles. La gente forse sente che se Bruxelles facesse meno, potrebbe ottenere di più, che è il motivo per cui è necessario che la voce della Gran Bretagna continui a farsi sentire» ha dichiarato in una recente intervista pubblicata sul sito di Bertellsman.

Inoltre, più di duecento tra scrittori, giornalisti, critici, agenti, editori e accademici hanno firmato una lettera aperta che incita a votare per rimanere nell’Unione Europea, sottolineando in particolare i vantaggi culturali, a partire da una più facile interazione con gli altri cittadini europei. Tuttavia, benché la lettera sia stata proposta a molti quotidiani nazionali, sembrerebbe che non siano molti quelli che hanno deciso di pubblicarla.

Secondi i sondaggi, al momento gli inglesi sembrerebbero favorevoli alla Brexit: tuttavia, nulla è deciso, e anche il referendum – per quanto sia una spia fondamentale della volontà dei britannici – non è una legge definitiva sul destino della Gran Bretagna. L’unica certezza per l’editoria, al momento, è che la grande maggioranza degli addetti ai lavori voterà per rimanere in Europa.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

Guarda tutti gli articoli scritti da Camilla Pelizzoli