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Editori

Pham Doan Trang condannata a 9 anni di prigione: nel 2020 aveva vinto il Prix Voltaire

di Redazione notizia del 15 dicembre 2021

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Pham Doan Trang, 43 anni, vincitrice nel 2020 del Premio Voltaire per la libertà di edizione, è stata condannata a nove anni di prigione per «propaganda anti-statale». Pham Doan Trang, scrittrice, editrice clandestina della Liberal Publishing House, era stata arrestata l’anno scorso, pochi giorni dopo l’annuncio dell’assegnazione e poco prima di partecipare in remoto alla Frankfurter Buchmesse a un panel in cui si discuteva di libertà di stampa. La Liberale Publishing House è definita una casa editrice clandestina perché non ha mai avuto una sede o uffici stabili, proprio per evitare sequestri o chiusure da parte delle autorità pubbliche. Lo scorso ottobre, quando si era sparsa la voce che il processo e la sentenza contro Trang sarebbe stata pronunciata ai primi di novembre, gli attivisti e 28 associazioni si erano appellati alle autorità pubbliche, ma quello che hanno ottenuto è stato solo uno slittamento.

José Borghino, segretario generale dell’IPA, in una dichiarazione ha definito quello celebrato ad Hanoi un «processo farsa» e l’unico obiettivo della condanna quello di scoraggiare altre persone dal seguire la strada di Trang. I nove anni di prigione a cui Trang è stata condannata sono di più di quelli chiesti dalla pubblica accusa, tra i sette e gli otto. «Il suo lavoro dovrebbe essere celebrato e protetto, non punito e criminalizzato» ha dichiarato Amnesty International.

Trang, attivista per i diritti umani, dissidente, giornalista, è stata imprigionata 25 volte negli ultimi sei anni, ha testimoniato durante il processo durato un solo giorno e al termine del quale è arrivata la condanna. Tra i suoi lavori citati dai giornali internazionali, un libro in cui ha difeso i diritti della comunità Lgbt vietnamita, e le sue inchieste su uno sversamento di materiali inquinanti in mare nel 2016 che provocò la moria di tonnellate di pesci e vaste proteste nel Paese.

Le autorità pubbliche hanno permesso che il processo fosse visibile online da giornalisti internazionali e diplomatici. Nelle sue dichiarazioni finali, Trang ha detto: «In una società democratica, quale dovrebbe essere la riposta civile se un cittadino scrive qualcosa o risponde a domande di un giornalista straniero su questioni che il governo non vuole sentire? La risposta più civile per il governo sarebbe non fare niente […]. In una situazione meno fortunata, se il governo ha tendenze autoritarie e pensa che quello che il cittadino dice sia inaccettabile, allora potrebbe semplicemente scrivere libri o articoli che controbattono alle tesi espresse […]. Ma nella repubblica socialista del Vietnam non succede nulla di tutto questo. Invece, si sceglie di rispondere in una maniera molto più vile, stupida e vigliacca, imprigionando i cittadini».


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