«Una furia totalizzante». Così Reshma Saujani ha descritto, dalle colonne di Newsweek, la propria reazione alla scoperta che alcuni suoi libri erano stati vietati in diverse scuole degli Stati Uniti. La notizia risale alla fine di settembre, quando PEN America ha denunciato la messa al bando di 2 mila testi. «Avevo visto i titoli dei giornali sulla crociata dei conservatori contro i libri che spesso trattavano fatti storici e scientifici fondamentali», ha scritto Saujani, ammettendo però di non aspettarsi il proprio nome tra quello di autori e autrici di testi vietati.

«La mattina di sabato 24 settembre, scorrendo gli avvisi di Google, ho visto il titolo di Newsweek: "Handmaid's Tale, Girls Who Code e altri libri appena vietati negli Stati Uniti"», ha continuato la scrittrice. «Per un attimo mi è mancato il respiro. Quando ho letto l'articolo alla ricerca di ulteriori informazioni, lo shock si è trasformato in confusione. Doveva trattarsi di un errore. Perché mai qualcuno avrebbe dovuto vietare i libri sulle ragazze che imparano a programmare?».

Saujani, pubblicata in Italia da Editrice Il Castoro, ha così scoperto che i quattro libri della sua serie Girls Who Code (The Friendship Code, Team BFF: Race to the Finish!, Lights, Music, Code!, e Spotlight on Coding Club!) erano stati messi al bando. «Abbiamo pubblicato questi libri per le stesse ragioni per cui ho fondato Girls Who Code un decennio fa», ha raccontato. «Ispirare e responsabilizzare le ragazze a intraprendere carriere nel campo della tecnologia, lavori altamente remunerativi che offrono un percorso verso l'indipendenza economica. Vietare l'accesso alla collana nelle aule scolastiche è un affronto a questa missione. E, soprattutto, invia un messaggio potente alle nostre ragazze: quello non è il vostro posto».

Saujani ha quindi contattato il Distretto scolastico di Central York, in Pennsylvania: «Invece di una spiegazione, abbiamo ricevuto una dichiarazione molto dura in cui si negava che il divieto fosse mai stato applicato. Hanno definito le notizie  sul divieto "categoricamente false". Si sono nascosti dietro a tecnicismi e mezze verità, notando che i libri potevano ancora essere trovati sugli scaffali delle biblioteche, senza dire che agli insegnanti era stato ordinato di non usarli nelle classi». Alcuni giorni dopo, la mattina del 29 settembre, lo stesso Distretto scolastico di Central York ha inviato una mail ai genitori «e ha finalmente ammesso quello che era successo: che i libri di Girls Who Code, secondo un'e-mail della scuola stessa, a un certo punto non potevano essere utilizzati nelle classi».

Questa esperienza, ha concluso Saujani, «mi ha aperto gli occhi sul fatto che i divieti non riguardano solo i libri e che gruppi come Moms for Liberty (una delle organizzazioni impegnate nelle richieste di messa al bando di centinaia di testi, ndr) non sono attori marginali. Ora questi genitori devono vedersela con me e con l'esercito di mamme che sto chiamando all'azione. Mamme che credono nella libertà di parola. Se questa esperienza mi ha insegnato qualcosa, è che siamo più noi che loro. Sfruttiamo il nostro potere collettivo e mettiamoci al lavoro. Ne va del futuro dei nostri figli e del nostro Paese».