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Novembre 2014

digital
Novembre 2014
Fascicolo digitale
rivista Giornale della Libreria
fascicolo 11 - 2014
titolo Novembre 2014
editore Ediser
formato Fascicolo digitale | Pdf

La rivista

Più libri, più rete
Abstract
Anche quest’anno Più libri più liberi riproporrà il Fellowship Program, un’occasione unica per gli operatori stranieri di entrare in contatto con la produzione della piccola editoria italiana e, per i nostri editori, una grande opportunità di visibilità, al di fuori dei dispendiosi eventi fieristici internazionali. Di fronte alla crisi infatti, la compravendita dei diritti non è solo una voce che può rivelarsi decisiva nel bilancio di una piccola casa editrice, ma è anche un momento fondamentale per fare rete, allargare i propri orizzonti e cogliere le tendenze in atto nel panorama internazionale come testimoniano le interviste che abbiamo raccolto.
Creare nuovi orizzonti
Abstract
A Più libri torna per il decimo anno consecutivo il Fellowship, il programma internazionale realizzato dall’Associazione italiana editori con la collaborazione dell’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane. Se l’internazionalizzazione è la chiave di volta per superare i limiti strutturali del mercato italiano, il Fellowship è diventata la vetrina migliore per l’editoria indipendente dove presentare la propria produzione ad un gruppo selezionato di operatori stranieri interessati a tradurre e pubblicare opere italiane. Abbiamo chiesto a due degli agenti letterari presenti a Più libri lo scorso anno – la cinese Sara Wang e la libanese Azza Tawil – di raccontarci la loro esperienza in fiera: quello che emerge è un vivo interesse per le eccellenze editoriali promosse dagli editori coinvolti nel programma.
Prove di prestito
Abstract
Quando parliamo di e-lending la parola chiave attorno alla quale ruotano gli sforzi e le speranze di editori e biblioteche è una sola: mercato. Il mercato della lettura digitale, che potrebbe crescere e consolidarsi se le biblioteche operassero su larga scala il prestito degli e-book, e il mercato dei libri digitali che per il momento guarda con scetticismo ai modelli in uso, timoroso di cannibalizzare i fatturati. Il prestito digitale lascia aperti quesiti cruciali sia sul versante della sicurezza dei file, sia sulle modalità stesse di prestito, mentre l’esempio di quanto accaduto in Svezia, dove un modello di business sbagliato ha di fatto inibito lo sviluppo della domanda interna, pone seri interrogativi sulla sua effettiva sostenibilità economica. Eppure le biblioteche, con i loro utenti registrati, possono essere partner cruciali per analizzare le dinamiche dei consumi digitali. Le potenzialità dell’e-lending sono molte e molto interessanti ecco perché, con l’aiuto dell’International Publishers Association e della Federazione degli editori europei, abbiamo deciso di indagare su quanto sta accadendo nei Paesi che hanno attivato le sperimentazioni.
Opportunità o minacce?
Abstract
Nelle scorse settimane Uelci (l’associazione che raccoglie editori e librai cattolici) ha presentato il quarto Osservatorio sull’editoria religiosa, curato dall’Ufficio studi dell’Aie, a cui si è aggiunta quest’anno, la seconda edizione dell’indagine che l’Ipsos di Nando Pagnoncelli ha condotto sulla lettura dei libri religiosi – ne parliamo più diffusamente nell’articolo successivo, Chi legge i libri religiosi? – da parte dei lettori italiani (la precedente era stata condotta nel 2012). Che cosa emerge dallo studio? Innanzitutto il peso crescente di questa parte della produzione editoriale rispetto a quella complessiva pari a 64.117 titoli nel 2013. Tra le opere religiose pubblicate dalle case editrici cattoliche e dagli altri editori (compresi, ovviamente, quelli laici) sono stati immessi sul mercato qualcosa come 5.798 titoli (tra novità e nuove edizioni): sono il 9,0% della produzione complessiva, mentre nel 2012 rappresentavano, con 5.510 titoli, l’8,2%. Se dunque la produzione complessiva dell’editoria italiana aveva fatto segnare lo scorso anno – per la prima volta dal dopoguerra – un valore negativo (-4,1%), quella di argomento religioso mostra un andamento di segno opposto: +5,2%. Si assiste però a uno spostamento di equilibri. Cresce infatti il peso della produzione pubblicata da editori «altri» rispetto a quelli cattolici. Tra 2012 e 2013 la loro offerta fa segnare un +24,0% rispetto a un leggero calo (-0,6%) della produzione delle case editrici cattoliche. E questo non è un dato strettamente congiunturale bensì un aspetto di tendenza di medio-lungo periodo visto che gli andamenti, rispetto al 2010, risultano essere, rispettivamente, del +25,3% contro un modesto +2,7%.
Chi legge i libri religiosi?
Abstract
Le trasformazioni che stanno interessando l’editoria religiosa, sempre più presente e in vista sugli scaffali delle librerie di varia e negli store on line, trovano nell’evoluzione del pubblico uno dei fattori chiave per comprendere il cambiamento dell’offerta e del quadro competitivo in cui la tradizionale casa editrice religiosa si trova in questi anni coinvolta. Si tratta di evoluzioni innanzitutto di carattere quantitativo. Nel 2000 si dichiaravano lettori di libri di argomento religioso 2,7 milioni di italiani. Nel 2007 erano diventati poco più di 3,0 milioni e alla fine del decennio scorso, superavano i 3,3 milioni di persone (Fonte: Ufficio studi Aie su dati Istat). Oggi, secondo i dati contenuti nell’indagine di Ipsos per Uelci, i lettori di libri religiosi sono diventati 5,7 milioni.
Il domani delle librerie italiane
Abstract
È uno scenario di grandi trasformazioni quello che si trova ad affrontare il mercato del libro in Italia dopo quattro anni di crisi. E tra le mille difficoltà – si restringe nel 2013 del 6,1% il bacino dei lettori, si ridimensiona il mercato totale (-4,7% se nel computo si considera anche il non book), si registra un andamento negativo anche nel numero di titoli pubblicati (-4,1%) – librai ed editori sono in cerca di formule per affrontare il futuro. «Formazione, innovazione, aggregazione: questi sono gli elementi su cui l’Associazione dei librai italiani (Ali) punta e punterà per cercare di superare la crisi – spiega Alberto Galla (presidente dell’Ali) –. Perché se c’è un problema che ha vessato le librerie indipendenti italiane in questi anni è proprio l’aver vissuto per troppo tempo in un contesto di apatia rispetto al cambiamento, con la conseguenza che, di fronte alla trasformazione imposta dalla crisi, molti di noi si sono trovati impreparati. Una formazione che guardi all’innovazione, quindi, è un elemento fondamentale per fornire ai librai gli strumenti per leggere il cambiamento e per poter prendere i dovuti provvedimenti per affrontarlo. Il terzo elemento di positività è la spinta dei librai verso l’aggregazione. In tutta Italia stanno sorgendo vari gruppi di librerie: si va da quelli di carattere consortile che riguardano per esempio alcune librerie del Veneto, riunitesi sotto la sigla «Librerie d’autore», a quelli che, partendo da un input venuto dall’Ali – che era quello di ragionare sulle reti di impresa – hanno trovato una prima realizzazione sperimentale in Sardegna. Oggi questo modello sta diventando realtà e sta per essere esportato nel resto d’Italia».
E noi? Avremo sempre Parigi...
Abstract
È nel cuore del quartiere Saint-Michel di Parigi che occorre recarsi, per trovare la più grande libreria della prima catena indipendente di Francia, Gibert Joseph, che in una superficie di ben 3 mila mq offre una delle scelte più variegate del mercato francese, con 500 mila titoli in magazzino e ben 2 milioni di volumi a disposizione. Il gruppo nasce nel 1886, quando Joseph Gibert, professore di lettere classiche a Saint-Etienne, decise di trasferirsi a Parigi e inaugurare, lungo la banchina della Senna, in prossimità di piazza Saint-Michel, quattro bancarelle di libri, proponendosi come uno di quei bouquinistes che ancora oggi caratterizzano la ville lumière. Nel 1888 venne inaugurata la prima libreria a Saint-Michel, specializzata nella vendita di libri di scuola usati, ma è con l’avvento della scuola dell’obbligo chela libreria conosce un grande successo, divenendo protagonista dello scenario culturale parigino. Oggi, la libreria si presenta come la più grande di una catena indipendente, la prima di Francia, che conta 30 punti vendita in 18 città. Dal nuovo all’usato, dalla scolastica alla narrativa, Gibert Joseph è una catena dall’offerta generalista e diversificata, che affianca al libro (da cui ricava il 70% del fatturato), dischi e Dvd (20%), cartoleria e giochi educativi (10%). Decidiamo di partire da qui, per rivolgere uno sguardo al nuovo scenario politico-culturale francese, alle nuove iniziative promozionali e alle ultime tendenze del mercato. Ce ne parla il direttore commerciale e marketing della catena Gibert Joseph, Richard Dubois.
Piccoli lettori alla riscossa
Abstract
In Francia il 70% della popolazione al di sopra dei 15 anni ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi, e la «rentrée», cioè la ripresa lavorativa dopo la pausa estiva, è stata segnata quest’anno dalla pubblicazione di ben 607 romanzi tra metà agosto e fine ottobre, nondimeno l’impatto della crisi e delle trasformazioni tecnologiche si fa comunque sentire. Nel 2013 e per il terzo anno consecutivo le vendite del settore editoriale sono state in calo, sia per volume che per valore. Nonostante questi dati siano in linea con la congiuntura europea e anzi evidenzino in Francia una situazione meno allarmante che in altri Paesi, il Syndicat National de l’Edition (Sne) è corso ai ripari. Dopo una serie di provvedimenti presi per difendere editori e librerie contro la minaccia dei grandi player di Internet (legge sul prezzo dell’e-book, creazione dell’associazione per lo sviluppo della libreria di qualità, riduzione dei costi di trasporto dei libri), il Sne ha lanciato nel 2012 un piano quinquennale di promozione della lettura rivolto soprattutto ai più giovani.
Eccellenza e futuro
Abstract
«L’eccellenza è il futuro della libreria». È questo il titolo scelto per il 32esimo seminario della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri che si svolgerà a Venezia all’Isola di San Giorgio dal 27 al 30 gennaio 2015. «Eccellenza » (nell’assortimento, nel servizio al cliente, nell’uso degli strumenti e delle opportunità che offre Internet) e «futuro» sono le due parole chiave perchè, come ci dice Achille Mauri in questa intervista: «Dovessi dire oggi come si fa ad andare avanti, a cambiare la professione, direi che sarebbe necessario ricominciare da capo a fare il libraio. Molti degli elementi che erano importanti per me quando, all’inizio della mia carriera, lavoravo in libreria sono tornati a guadagnare valore, come quelle domande le cui risposte servono per andare avanti, cambiare, innovarci: chi sono i miei clienti? Da dove vengono? Cosa leggono? Sento che la libreria si deve costantemente rinnovare, oggi molto più di qualche anno fa. E rinnovare con grande velocità. Puntare su tutti, ma proprio tutti, gli strumenti del commercio. Il libraio non può contare più su un cliente diligente e bisognoso che varca una porta per cercare qualcosa che già sa e conosce. Dobbiamo, come Scuola, saper valorizzare e potenziare tutte le forme di sperimentazione: nella gestione come nel merchandising, nella comunicazione e nell’uso delle nuove tecnologie. È importantissimo per noi poter fornire al libraio gli strumenti per attivarsi in tutte le direzioni possibili – sempre coerenti con il suo modello, la sua idea di libreria e con i metri quadri a sua disposizione.
In amore e in guerra
Abstract
Spesso, nelle relazioni di coppia, arriva un momento in cui i partner si separano. Non è sempre la mancanza di amore ad uccidere il rapporto, a volte è un’eccessiva concentrazione sugli interessi del singolo rispetto a quelli della coppia e, più frequentemente, la mancanza di rispetto per la condizione dell’altro. Troppo spesso, purtroppo, l’editoria sta cominciando a sembrare una relazione in crisi. Prendete ad esempio una delle notizie più coperte dalle prime pagine delle testate statunitensi nel 2014: Amazon vs Hachette. In primo luogo ciò che noi sappiamo veramente si limita alle informazioni che i soggetti coinvolti hanno comunicato ai loro contatti nel mondo dei media, ma non sappiamo nulla di quanto stia realmente accadendo a porte chiuse. Sarebbe ingenuo da parte nostra escludere la possibilità che si tratti di un conflitto nato e sviluppatosi negli anni e che solo ora viene reso pubblico. Ma come spesso accade nelle relazioni in crisi, chi paga dazio maggiore è colui che ha poca o nessuna voce in capitolo: nel mondo dell’editoria si tratta dell’autore.
Trame e intrecci
Abstract
Con la crisi del mercato, non stupisce che ad affermarsi in modo preponderante sia il modello di libreria ibrida, una libreria che pur fissando come core business la vendita del prodotto editoriale, gli affianca il commercio di articoli ascrivibili alla macrocategoria del non book. La ragione principale va certamente rintracciata nella necessità di rinforzare i margini di fatturato, ma per alcuni librai si tratta di trasferire competenze acquisite in corso d’opera o da esperienze precedenti. Accade così che accanto agli ormai consueti gadget tecnologici e alla cartoleria, facciano la loro comparsa anche i capi d’abbigliamento. Come si integrano queste merceologie con il lavoro della libreria? A raccontare la loro esperienza sono Giada Filannino, titolare di Ambarabacicicocò di Corato, Bari, che ha introdotto abiti bio nella sua libreria per ragazzi, e Marcella Licata che con il marito Salvo Spiteri da anni importano tessuti e prodotti dall’India per la loro libreria di Palermo, ModusVivendi.
Librerie e strategie social
Abstract
Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Amazon Prime Air – il fantomatico servizio di Amazon che, si dice, dovrebbe recapitare gli oggetti acquistati in trenta minuti tramite dei droni – oppure di #AmazonCart, una nuova funzionalità che permette ai clienti statunitensi del colosso di Seattle di aggiungere prodotti al proprio carrello direttamente da Twitter, semplicemente rispondendo al tweet contenente ili link di un prodotto con l’hashtag #AmazonCart. Che si tratti di marketing, fantascienza, servizio al cliente, quel che è sicuro è che ogni trovata dei grandi colossi riesce sempre e comunque a farsi notare. Come possono invece le librerie tradizionali fare sentire la propria voce senza poter contare su una cassa di risonanza così ampia? Quali sono le armi da affilare per raggiungere il cliente con la propria offerta e i propri servizi? Le strategie, come in ogni campagna che si rispetti, sono molteplici. Dall’emulazione, alla creatività, dalla tempestività, allo sfruttamento della moda del momento, a dimostrazione del fatto che in guerra (e in amore) tutto è lecito. A cominciare dalle parodie.
Pr digitali, cosa sono?
Abstract
BoscaroIl ruolo delle Pr digitali non è (solo) quello tradizionalmente attribuibile alle Pr off line: mentre queste ultime si orientano ad ottenere una buona copertura stampa e a generare il passaparola grazie ad interventi sui media e ad eventi off line, le Pr digitali hanno anche un ruolo tecnico legato alle piattaforme digitali e devono perciò essere verificate sotto questo profilo. Concentrandoci inizialmente sulle similitudini. Entrambe le attività di relazioni pubbliche hanno il compito di intercettare gli influencers: se però nell’attività tradizionale off line tale compito è svolto soprattutto attraverso il rapporto con i media ed un numero tutto sommato limitato di giornalisti, sul Web occorre lavorare con un numero più elevato, e per certi aspetti frammentato, di interlocutori. Testate on line, siti letterari, blogger, account Twitter e pagine Facebook rilevanti sono ambienti che non necessariamente si limitano ad essere la declinazione in rete di player conosciuti, ma sono spesso attori nativi che quindi devono essere coinvolti fin dall’inizio nella costruzione di relazioni e nel costante lavoro di aggiornamento tipico della giornata di un Pr manager.
I modi del viaggio
Abstract
Secondo l’Istat, nel 1959 la quota di connazionali che aveva effettuato almeno un viaggio di vacanza nel corso dell’anno era dell’11,3%, dato quasi raddoppiato nel 1965 e triplicato nel 1975 per attestarsi, da metà degli anni ‘80, in poi a circa il 50%. L’abitudine al viaggio, per lo meno per quanto riguarda gli italiani, ha anche avuto un ruolo importante nel diffondere la conoscenza di destinazioni al di fuori dei confini nazionali e a «globalizzare» la popolazione: anche da questo punto di vista l’evoluzione negli ultimi cinquant’anni appare molto chiara. Se nel 1965 solo il 4,1% dei viaggi dei nostri connazionali aveva come meta un Paese estero, tale quota è progressivamente cresciuta negli anni, anche se a ritmo tutto sommato lento: erano il 5,4% nel 1975, il 10,2% nel 1985 e sono oggi circa il 25% del totale dei viaggi degli italiani. Dal Dopoguerra in poi, inoltre, non solo gli italiani hanno cominciato a fare turismo ma l’Italia, forte di una notorietà così diffusa e di una tradizione risalente come destinazione di viaggio, ha conosciuto un sviluppo in senso turistico rilevantissimo nel contesto internazionale avendo per lungo tempo il primato mondiale di destinazione più visitata.
Europa che legge, Europa che viaggia
Abstract
Parliamo di libri e viaggi. Dopo aver analizzato, nell’articolo precedente, le preferenze degli italiani in tema di vacanze vediamo come si muove il settore dell’editoria turistica e di viaggio nei principali mercati europei. Nel Regno Unito è stato inaugurato quest’anno il Thwaites Wainwright Prize, un premio letterario per opere di narrativa o saggistica illustrata sulle bellezze naturali dell’entroterra britannico. Si aggiunge a due altre importanti riconoscimenti: il Dolman Travel Book Award, vinto di recente dal francese Sylvain Tesson, e al premio organizzato dalla British Guild of Travel Writers, che include oltre agli autori di guide anche giornalisti, fotografi e conduttori radiofonici o televisivi. Quali sono le cifre del mercato dell’editoria di viaggio inglese? Stephen Mesquita, autore del Nielsen BookScan Travel Publishing Year Book (un rapporto sullo stato di salute dell’editoria turistica internazionale), ha parlato di sette anni di declino, con una lieve ripresa nel 2013: le vendite delle guide con destinazioni mondiali sono calate del 4,7% rispetto al 2012, un miglioramento nei confronti dei -7,0%, -12,0% e -10,0% degli anni precedenti; alcuni editori di viaggio hanno effettivamente registrato un aumento del fatturato, approfittando della contrazione del mercato che ha visto la chiusura di molte realtà editoriali; anche il calo nella vendita delle mappe è rallentato, dal -10,4% del 2012 al -4,8% del 2013.
La versione di Gud: viaggiare
Abstract
I libri di viaggio stanno cambiando forma, ma continuano ad essere - oggi come ieri - strumenti indispensabili per il turista. Gud rivisita uno dei romanzi d'avventura più amati di sempre, l'Isola del tesoro, per raccontarci il suo personalissimo rapporto con le guide di viaggio.
L'editoria... che viaggia
Abstract
Come è cambiato e si sta evolvendo il panorama dell’editoria di viaggio in Italia? Per scoprirlo ci siamo messi in viaggio, incontrando realtà imprenditoriali diverse nelle dimensioni e nelle declinazioni, ma accomunate dalla mission di diffondere e preservare la cultura del viaggio in un periodo di grandi cambiamenti. Ediciclo, che ha festeggiato nel 2012 i suoi 25 anni, era nata come spazio in cui raccontare l’arte, forse più alta del ciclismo, del pedalare in salita; in seguito, il ventaglio di interessi si è ampliato per includere il cicloturismo e il viaggiare lento, ma anche il trekking, la narrativa di viaggio e la pratica filosofica e culturale della viandanza. Edt, uno dei protagonisti del settore, sin dagli anni Settanta attiva nel campo dei viaggi, dagli anni Novanta pubblica in italiano le guide Lonely Planet: ad oggi i titoli sono più di 300 ed Edt è il maggiore partner di Lp nel mondo. Dal 2011 pubblica anche le Marco Polo, più economiche rispetto alle Lp e di più rapida consultazione, per un viaggio forse meno catartico ma più low cost. Il nome di Lapis, invece, si lega immediatamente al concetto di guide turistiche per bambini. È proprio questo l’obiettivo con cui nasce nel 1996, con la collana «I bambini alla scoperta di...», l’avventura di Rosaria Punzi. I libri di questa collana e di «A spasso per» sono pensati soprattutto per la famiglia ma anche per la scuola. Nato nel 2005, l’editore Morellini è il più giovane tra quelli presi in esame; si distingue per un’offerta eclettica ma sempre caratterizzata dalla voglia di interpretare lo spirito del tempo: è in quest’ottica che pubblica, per esempio, le guide Low cost, che presentano destinazioni nuove per il panorama editoriale italiano come Tirana o Tallinn, o quelle dedicate a viaggiatori curiosi, esperti, desiderosi di nuovi spunti e nel contempo aggiornati sulle nuove tipologie di viaggio mentre particolare attenzione è data al pubblico femminile, al quale sono dedicate le guide Women Friendly. Infine, non potevamo non includere una tappa presso il Touring Club Italiano, vera istituzione italiana nel settore, che si occupa da oltre cent’anni di turismo, cultura e valorizzazione del territorio; senza dimenticare le proprie radici, arricchisce il panorama italiano di volumi con diverse specializzazioni tematiche, con un occhio di riguardo verso nuove tipologie di viaggio come quello che ricerca – grazie alle nuove tecnologie – il migliore rapporto qualità-prezzo.
Libri in escursione
Abstract
Con l’avvento dei supporti tecnologici e l’immissione sul mercato di numerose applicazioni dedicate, quello del turismo sembra essere un settore che più di altri in libreria accusa i sintomi della crisi. Ma lo scaffale «viaggio», si sa, non si compone solo di guide e carte per turisti. Il segmento in realtà è tanto ampio da consentire ai librai di lavorare sulla profondità del catalogo, giungendo sino ad ambiti solo apparentemente non confinanti, come quelli della filosofia e della narrativa per ragazzi. Ecco che dal titolo turistico, le preferenze del pubblico sembrano orientarsi sempre di più verso la filosofia del viaggio e della lentezza. Quali sono i titoli più acquistati dai viaggiatori? Ne abbiamo discusso con Giandomenico Tono, titolare della libreria Pangea di Padova.

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