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Giugno 2012

digital
Giugno 2012
Fascicolo digitale
rivista Giornale della Libreria
fascicolo 6 - 2012
titolo Giugno 2012
editore Ediser
formato Fascicolo digitale | Pdf

La rivista

39 centesimi
di Giovanni Peresson
 
Abstract
Maggio mese della «lettura» e dei «libri». In un Paese in cui la lettura è cresciuta dal 1998 al 2011 con media annua dell’1,04%. Troppo lentamente (241 mila nuovi lettori prodotti all’anno!) per stare al passo con le altre economie avanzate che possono vantare indici di diffusione della lettura ben più elevati (Spagna 61,4 %, Francia 70,5%, Usa 72,0% ecc.). La questione investe da un lato le politiche d’impresa (case editrici e librerie) che hanno un mercato domestico troppo piccolo e di scarsa qualità (troppi lettori occasionali) per potersi sviluppare e competere sui mercati internazionali. Dall’altro tocca lo sviluppo economico del sistema Paese. Maggio mese della lettura e dei libri, dicevamo. Dal 23 aprile al 23 maggio coordinate da Aie e in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura sono state sviluppate una serie di iniziative, avendo ben chiara la necessità che oggi non si può fare una (generica) promozione della lettura, ma vanno individuati strumenti di comunicazione e campagne capaci ognuna di intercettare un pubblico diverso: nel linguaggio e negli strumenti. Bambini e ragazzi con «Ama chi legge»; «è-book» che ha come riferimento il mondo dell’università; «Leggere fa crescere» – una campagna promozionale (sconto 20% sui libri acquistati) dal 19 al 23 maggio – che ha come destinatario il pubblico più indistinto e più mass-market dei canali di vendita. Da un lato il lavoro sulle nuove generazioni di lettori, dall’altro su chi lettore (magari occasionale) già lo è e fatica a entrare in libreria. Quest’ultimo ha bisogno di una campagna di comunicazione che ponga al centro dell’attenzione mediatica il connubio libri/lettura unito a un vantaggio economico.
Book&non
di Lorenza Biava, Ester Draghi e Elena Vergine
 
Abstract
Siamo ormai abituati a entrare in librerie sempre più affollate di merceologie di tutti i tipi: dalla cartoleria all’oggettistica elettronica, dai giochi al food alle magliette. I prodotti non-book non sono più un «plus», semmai un «must», come risulta dalle percentuali di incidenza sul fatturato delle librerie che aumentano di anno in anno (nelle librerie di catena si passa da un 10-12% nel 2010 a un 15-17% nel 2011). Una soluzione efficace e redditizia per recuperare quei margini di guadagno che non è possibile ottenere con i soli libri. Prodotti che si configurano come complementari al libro ma, si spera, non alternativi ad esso: al contrario, Marco Mottolese li definisce «Books inspired items». L’ingresso del non-book in libreria (si rimanda, sul sito dell’Istituto Luce, al video Libri, calze e popcorn, 1966) è stato inserito all’interno della generale trasformazione delle attività commerciali, passate dal vendere merci al vendere bisogni. E il bisogno che ci accomuna tutti in quest’epoca frenetica è il tempo. Ma probabilmente il successo del nonbook va oltre il fattore comodità: dipende anche dall’aver reso la libreria uno spazio polivalente, in cui non si fanno solo acquisti ma ci si ferma a sgranocchiare uno snack mentre si sfogliano le pagine dei libri. Abbiamo raccolto i punti di vista di alcuni operatori del settore. (E. Vergine)
C'è app e app
di Cristina Mussinelli
 
Abstract
Cosa funziona e cosa no in una buona applicazione per ragazzi? Quali sono le regole da seguire, i canoni da rispettare, gli errori da evitare per sviluppare un prodotto di qualità? Conclusasi la prima edizione del BolognaRagazzi Digital Award, tenutasi quest’anno, possiamo dire che una risposta a queste importanti domande c’è, ed è alla portata di tutti. Infatti, di fronte al difficile compito di selezionare tre finalisti su un totale di 252 applicazioni provenienti da 170 editori di 25 paesi, la giuria internazionale – di cui ho fatto parte insieme a Warren Buckeitner (Children’s Technology Review), Chris Meade (If Book) e André Letria (Pato Lógico Edições) – ha stilato una checklist di 13 domande da porsi per capire se la propria app è veramente valida. La riproponiamo qui di seguito. Siete pronti a mettervi alla prova?
Conversazioni digitali
di Elisa Molinari
 
Abstract
«Nel business editoriale ci sono solo due attori ad avere il futuro garantito: i lettori – che con gli e-book risparmiano moltissimo, hanno accesso alla loro libreria virtuale in ogni momento e possono scegliere tra una varietà maggiore di titoli e generi – e gli autori, a cui paghiamo il 70% dei diritti. Tutti gli altri devono lavorare per assicurarsi un futuro. L’ecosistema che ruota intorno al libro dovrà adattarsi al nuovo e per farlo bisogna sforzarsi di creare valore aggiunto. Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre». Musica e parole di Jeff Bezos, il carismatico Ceo di Amazon. Anche a livello evocativo, a Seattle non si scherza: i grattacieli dove si erge il quartier generale della libreria on line più famosa al mondo si scopre che si chiamano Day 1 South e Day 1 North: lavorando su Internet, non ci si può dimenticare che si è praticamente al primo giorno e che tutto quello che si deve fare è, appunto, guardare al futuro. Che il periodo sia denso di cambiamenti è evidente: i paradigmi editoriali tradizionali stanno cambiando a una velocità vorticosa e non intendono certamente rallentare. Il processo che portava dall’autore al lettore è sempre stato lineare ma ora, con l’avvento del digitale, ha scombussolato un iter consolidato e rodato. Stanno cambiando innanzitutto i cicli produttivi e i tempi di distribuzione: flessibilità e riusabilità sono allora sempre più le parole chiave per un settore dove la multi-canalità costituisce, allo stesso tempo, un’enorme opportunità, e una grande sfida. La necessità di pensare in termini di contenuti e non di prodotti deve far pensare al libro come a una struttura di base, dai confini permeabili e mutabili. Cambiano inoltre i ruoli degli attori della filiera: se in passato i lettori erano gli immutabili utenti finali, scorporati dal processo produttivo, ora ne sono sempre più gli artefici, armati di strumenti che permettono di interagire con gli autori e tutte le altre parti coinvolte. Da qui l’esigenza di una forza motrice, l’editore appunto, che agisca tra le maglie del processo editoriale e che si proponga come punto di riferimento nella rivoluzione digitale. Lorenza Biava ed Elena Vergine ne hanno parlato con alcuni relatori di Editech 2012 (21-22 giugno) – Luc Audrain (Hachette, Francia), Riccardo Cavallero (Mondadori, Italia), Ina Fuchshuber (neobooks, Germania), Michael Healy (Copyright Clearance Centre, USA), Craig Mod (Pre/Post Books, USA), Cristina Retana Gil (Wolters Kluwer Spagna) – per capire come stanno interpretando questi cambiamenti e queste trasformazioni.
Dove sboccia la lettura
di Paola Sereni
 
Abstract
I libri sbocciano in maggio. Perché se in questo mese la natura si risveglia, lo stesso capita alla voglia di leggere. Ma perché un fiore sbocci, si sa, va prima gettato il seme: è questo lo spirito del Maggio dei libri, la campagna nazionale nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile e che quest’anno ha avuto una più ampia declinazione per formati promozionali a fasce di pubblico. La campagna, promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero per i beni e le attività culturali, è iniziata il 23 aprile, in coincidenza con la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore promossa dall’Unesco, ed è culminata il 23 maggio con la Festa del libro. Tre le parole chiave di quest’anno: Web, scuola, giovani. Che si rispecchiano anche nelle iniziative sostenute dall’Aie e volte a coinvolgere sempre di più i lettori di domani, attraverso un uso dinamico di Internet e la partecipazione più attiva delle scuole.
Dove si va?
di Sandro Pacioli
 
Abstract
Dicembre 2010. Inizia in Tunisia – con il suicidio di Mohamed Bouazizi – quella che verrà chiamata la «primavera araba» che coinvolgerà progressivamente Algeria, Egitto, Bahrein, Yemen, Marocco, Libia, Siria, Libano. Marzo 2011: le coste giapponesi di Honshu sono sconvolte da un sisma (magnitudo 9.0) e da uno tsunami; i danni alla centrale nucleare di Fukushima rappresentano il secondo incidente per gravità dopo Chernobyl. Gennaio 2012: naufragio della nave da crociera Costa Concordia. In mezzo la crisi greca, l’instabilità nel sud-est asiatico, il cambio euro/dollaro, il reddito disponibile da parte delle famiglie a -12,3% e i consumi pro-capite a -6,3%. Aspetti che si traducono in numeri negativi per il mercato turistico.
L'accesso remoto
di Giorgio Kutz
 
Abstract
Perché l’accesso remoto? Collegarsi in remoto ed avere accesso via web dal proprio computer a un altro era un tempo prerogativa dei camici bianchi degli help desk. In tempi più recenti i programmi per l’accesso remoto si sono moltiplicati e sono oggi largamente diffusi tra i comuni mortali (ancora non moltissimo, per la verità, in Italia). I software che vanno per la maggiore nel mondo sono una decina, di cui solo tre disponibili in lingua italiana. Ma che cosa me ne faccio del controllo remoto, direte voi? Beh, se avete due computer e avete dimenticato il vostro lavoro su uno dei due potete collegarvi per recuperarlo. Ma è soprattutto rivoluzionario l’uso che se ne può fare lavorando in team sullo stesso progetto/prodotto. Abbinato al telefono, o meglio ancora a Skype, l’accesso remoto consente di tagliare con l’accetta tempi morti e spostamenti fisici in molte fasi del processo di produzione redazionale. Si può, ad esempio, mandare in soffitta il pony o il controllo in differita su un file di testo o su un impaginato, controllare l’esito di una ricerca iconografica, l’ultimo giro di bozze, le correzioni last minute prima di andare in stampa. Nell’insieme si riducono drasticamente anche lo spazio per equivoci ed errori nel dialogo a distanza tra redattore, autore e service editoriali.
La sfida del mainstream
di Rosa Mugavero
 
Abstract
La scelta di orientarsi verso il formato ePub per produrre i tremila titoli accessibili, previsti come obiettivo finale del progetto Lia - Libri italiani accessibili, ha suggerito la possibilità di ipotizzare un modello per la produzione, la catalogazione e la distribuzione di e-book accessibili che mira ad integrarsi il più possibile all’interno degli attuali flussi produttivi e distributivi della filiera editoriale utilizzata per i libri digitali (vedi R. Mugavero, E-book accessibili, «Giornale della Libreria», ottobre 2011, pp. 57-58). Avviato nel gennaio 2011, sotto il coordinamento dell’Associazione italiana editori, tramite la sua società controllata Ediser, e finanziato dal Ministero per i beni e le attività culturali, all’interno del fondo in favore dell’editoria per ipovedenti e non vedenti, il progetto ha come obiettivo, quello di aumentare la disponibilità dei prodotti editoriali accessibili e, in particolare, mettere a disposizione, nell’arco di un biennio, un catalogo on line di tremila titoli di narrativa e saggistica, accessibili alle persone non vedenti e ipoventi nel pieno rispetto del diritto d’autore. Dopo aver concluso gli studi preliminari necessari alla definizione di tutti gli aspetti utili alla creazione del servizio, il progetto Lia è attualmente impegnato nella fase operativa di creazione del catalogo e nell’implementazione dell’infrastruttura che svilupperà e gestirà il modello di produzione e distribuzione degli e-book accessibili attraverso i canali mainstream.
Lesen in Deutschland
di Alessandra Mutti
 
Abstract
Secondo i rapporti The Book Market in Germany e Publishing in Germany. An Overview di E. Fischer e secondo il Branchen Monitor Buch Januar 2012 il mercato editoriale tedesco, con un fatturato annuo di circa 9,7 miliardi di euro, è il più importante a livello europeo. Barometro degli umori del settore è senz’altro la Fiera del Libro di Francoforte con i suoi 7.384 espositori provenienti da 106 paesi e 280.194 visitatori nell’edizione 2011. Tra i temi ricorrenti: gamification, storydrive e, naturalmente, l’e-book. Per quanto riguarda quest’ultimo, l’ingresso sul mercato di nuovi e più sofisticati dispositivi di lettura ha fatto nascere l’aspettativa di un’impennata del mercato di riferimento, e nonostante le iniziali esitazioni anche gli editori e le librerie tradizionali hanno preso atto che il digitale è ormai alle porte. Eppure i numeri non sono stati subito all’altezza delle aspettative. Nel 2010 gli e-book hanno costituito lo 0,5% del fatturato, e nel primo semestre del 2011 il dato è aumentato, attestandosi sullo 0,7%. Dunque il mercato tedesco, coi suoi tempi, continua a orientarsi sempre più verso la svolta digitale.
Lettura e acquisto
di Emilio Sarno
 
Abstract
I dati presentati dal Centro per il libro e la lettura (e rilevati da Nielsen, su 3 mila famiglie al mese ruotate all’interno di un panel di 9 mila) confermano i dati sulla lettura presenti nel numero di gennaio del «Giornale della libreria» (pp. 18-19). Ha letto, secondo Istat, «almeno un libro» (non scolastico nei 12 mesi precedenti) il 45,3% della popolazione (con più di 6 anni di età); il 49% secondo Nielsen (ma su un universo di popolazione con più di 14 anni). Un dato – messo in evidenza da pressoché tutte le indagini sulla lettura condotte in questi anni – è che nella fascia 6-11 gli indici di lettura sono più alti dovrebbe spostare quel 49% a valori superiori al 50%. Invece, calano! Su base annua avevamo a partire dai dati Istat un -2,7%. Su base trimestrale, questi di Nielsen, nel confronto terzo trimestre/quarto trimestre 2011 portano a un -11,3%. Se quest’ultimo confronto lo estendiamo dal primo al quarto trimestre il calo si attesta a un -5,4%. 720.000 lettori in meno (>6 anni) da una parte); - 900.000 dall’altra.
New ways to read
di Emilio Sarno
 
Abstract
Sulla lettura abbiamo letto di tutto. Eppure continua a mancarci qualcosa. È come se il fenomeno ci sfuggisse nelle sue dimensioni, negli sviluppi che sta assumendo e nelle implicazioni editoriali che presuppone. Non tanto per le sue variabili sociali e politiche (si vedano la recente Costituente per la cultura lanciata dal «Sole 24 ore», domenica 19 febbraio), ma soprattutto per le dimensioni che si vanno a intrecciare con la riprogettazione stessa dei prodotti e dei contenuti editoriali di cui la carta (e la lettura a partire dalla pagina e dal libro comprato in libreria) iniziano a costituire una (ma solo una) delle forme di accesso ai contenuti. Un’indicazione stimolante in questa direzione ci proviene da una recente indagine realizzata da Pew Research Center (The rise of e-reading) che prende in esame la lettura negli Stati Uniti – e quindi nel mercato che (con le dovute cautele) sembra anticipare fenomeni che poi si vanno diffondendo e declinando in altri Paesi/mercati – da più punti di vista convergenti. In quest’ottica poco importano (o solo relativamente) le metodologie di campionamento e di conduzione d’indagine. Piuttosto diventa centrale l’approccio a cui si guarda al fenomeno. Anzi. È la stessa diffusione accanto al libro di device dedicati che obbligano a esaminare in modo nuovo la lettura (di libri).
Reading the future
di Lorenza Biava
 
Abstract
Che rapporto hanno gli inglesi con i libri? Una domanda di questo tipo, nel Paese dove la diffusione di e-reader e tablet è tra le più alte d’Europa, non può che avere, accanto alla declinazione tradizionale, anche un risvolto digitale. L’ultima ricerca on line realizzata nell’agosto 2011 da «The Bookseller» su un campione di oltre 4.000 lettori inglesi dimostra infatti che i lettori forti dei libri di carta sono diventati anche forti lettori digitali: l’11% dei lettori forti (il termine indica coloro che acquistano e leggono 11 o più libri in sei mesi) ha infatti dichiarato di aver scaricato più di 11 e-book nei sei mesi precedenti a fronte di un 3% dei lettori medi (6-10 libri) e di un 2% dei lettori leggeri (meno di 6 libri). Se i dati divulgati durante l’ultimo World Book Day, la più grande iniziativa di promozione della lettura a livello globale, hanno rivelato che la lettura nel Regno Unito cresce, tanto resta ancora da fare in uno scenario dove luci e ombre si compenetrano. L’ultimo rapporto curato dal Bis – Department for business innovation & skills, Skills for life survey: headline findings, che si occupa di rilevare il tasso di alfabetizzazione letteraria e aritmetica (le cosiddette literacy e numeracy), rileva infatti che il 15% dei 7.200 adulti intervistati non avrebbe un livello di literacy e numeracy adeguato alla propria età ma anzi avrebbe la capacità di lettura di un bambino di 11 anni. Ad esempio, 2 inglesi su 10 avrebbero difficoltà a scrivere un’e-mail ad un collega con un’ortografia corretta. Una rilevazione, questa che, se pure dice qualcosa dello stato della lettura oltre la Manica, può apparire molto lontana dal tipo di dato rilevato dalle altre indagini oggetto di queste pagine.
Sacreblue, on lit!
di Gabriele Pepi
 
Abstract
Nicolas Sarkozy ha da poche settimane lasciato il campo al socialista Francois Hollande e già Oltralpe ci si chiede cosa deciderà di fare il nuovo premier per i tanti problemi che affliggono l’editoria francese tra cui, non ultimo, la promozione della lettura. Tante le questioni calde, dall’Iva che Hollande vorrebbe riportare dal 7 al 5,5% alla nomina di una figura istituzionale che ricopra il ruolo di «mediatore per il libro», dalla creazione di un fondo di sostegno per le librerie a partire da un contributo sulle vendite on line fino allo sviluppo di un portale digitale comune per librerie e case editrici. Tra le priorità di Hollande anche l’attuazione di campagne di promozione della lettura tra i più giovani e l’aumento del budget a disposizione dei bibliotecari da destinare all’acquisizione di nuovi titoli per le collezioni pubbliche. Nel nostro Paese, al contrario di quanto avviene Oltralpe, stentiamo a credere che i problemi concreti dell’editoria, delle librerie e delle biblioteche possano essere voce di dibattito durante un’elezione politica. Ma quanto e cosa leggono i nostri cugini d’Oltralpe?
Scaffali per viaggiare
di Ginevra Vassi
 
Abstract
Ai tempi degli e-book e di Amazon hanno ancora senso le librerie specializzate? Nell’epoca di Internet e delle applicazioni che hanno rivoluzionato il nostro modo di viaggiare, a cosa possono servire le classiche guide turistiche? Le librerie di viaggio, insomma, sono destinate a scomparire? Stando alle parole di alcune delle principali librerie dedicate in Europa, sembrerebbe proprio di no. In Spagna è Altaïr a rappresentare l’eccellenza nel settore. Nata nel quartiere Raval di Barcellona, è stata aperta nel 1979, subito dopo la caduta di Franco, in un periodo in cui tra i giovani si iniziava a respirare la voglia di viaggiare e di scoprire il mondo. Questo piccolo spazio si proponeva, senza pretese, di offrire a questo nuovo pubblico informazioni su viaggi, architettura, arte e letteratura di paesi lontani. Dieci anni fa, Altair si è trasferita sulla Gran Via, ampliando la sala di lettura per i viaggiatori e rinnovando la bacheca degli annunci che propone sempre nuovi compagni di viaggio al momento di pianificare il percorso. Allo stesso tempo, le attività del Forum, pensate per presentazioni e conferenze, sono state fissate in due a settimana e sono state incluse nel calendario degli eventi all’ordine del giorno nella città.
Viaggiare tra i libri
di Elena Vergine
 
Abstract
Se è vero che non si viaggia più come si viaggiava vent’anni fa, che le tecnologie digitali e il Web hanno cambiato il nostro modo di fare turism e anche l’editoria specializzata ha cercato strade diverse per stare al passo con le nuove tendenze. E le librerie? Che risposte danno ai cambiamenti in atto? Abbiamo analizzato tre realtà tra loro profondamente differenti ma unite dalle stesse grandi passioni: il libro e il viaggio.

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