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Aprile 2013

digital
Aprile 2013
Fascicolo digitale
rivista Giornale della Libreria
fascicolo 4 - 2013
titolo Aprile 2013
editore Ediser
formato Fascicolo digitale | Pdf

La rivista

Cyber fede
di Giorgio Kutz
 
Abstract
Agnostici, atei, scettici, ricredetevi: il mondo spirituale ha spalancato le porte all’innovazione tecnologica. Non è solo il papa che twitta. Religioni millenarie di tutto il pianeta scodellano quotidianamente decine di app per tablet. Una stima molto approssimativa porta a valutare in oltre cinquemila il numero di app a carattere religioso disponibili per i credenti delle quattro fedi più diffuse. Ad essere cinici e disincantati era inevitabile che un mercato potenziale di tre/quattro miliardi di esseri umani stimolasse un’offerta che sembra non conoscere soste. Il primato dei numeri spetta ovviamente alla Bibbia, che ripete in digitale il successo planetario della versione a stampa. Per tablet ci sono quasi tremila app, per tutte le età e per tutte le lingue. Di queste più di un centinaio sono in italiano, ma riconoscere quelle «certificate» è un’enorme fatica. Due app dichiarano l’imprimatur della Cei, la Conferenza episcopale italiana: una è La Sacra Bibbia. Edizione completa di Westbridge Media (1,79 euro), la seconda è La Bibbia (Conferenza Episcopale Italiana), sviluppata da Loudreader, probabilmente apocrifa e disponibile al momento solo per iPhone (2,69 euro); entrambe offrono un motore di ricerca a full text, ma le recensioni degli utenti non sono entusiaste. Le preferenze del pubblico, anche di quello italiano, vanno a Bibbia (Holy Bible), gratuita e molto più evoluta tecnicamente. Ma di Bibbie ce n’è davvero per tutti gli orientamenti religiosi, compresa la Bibbia ebraica, Tanach for all. Il bestseller indiscusso del mondo Cattolico Romano è Porta Fidei. La fede della Chiesa, pubblicata pochi mesi prima del «gran rifiuto», è un’app gratuita che raccoglie discorsi e catechesi di papa Giovanni Paolo II nell’Anno della fede.
È politica, bellezza!
di Gabriele Pepi
 
Abstract
«Ciò che maggiormente irrita i politici non è tanto l’essere criticati quanto piuttosto il non essere citati». A dirlo è Antonio Polito, giornalista ed ex direttore de «Il riformista» che abbiamo intervistato per capire come nasce un libro di approfondimento politico. E così si scopre che i politici italiani oggetto di tante pubblicazioni che ritroviamo in libreria (Elena Refraschini ci racconta quante esattamente se ne pubblicano Italia in Politica da leggere pp.13-14 di questo «GdL») si attengono ancora all’aforisma di Oscar Wilde: «Parlate di me bene o male purché ne parliate». Partiamo dall’inizio: come nasce l’idea alla base del progetto di un libro di attualità politica? Sostanzialmente in due modi: l’autore ha un’idea forte che propone al proprio editore oppure, viceversa, è l’editore che, facendosi portavoce di un bisogno di approfondimento ancora inespresso dal panorama dei libri in commercio, propone un progetto ad un autore di fiducia. Per esperienza personale [In fondo a destra, appena edito per i tipi di Rizzoli, nasce da una precisa richiesta dell’editore milanese ndr] in entrambi i casi il libro può «uscire bene». In fin dei conti gli editori dovrebbero essere gli organizzatori di cultura del nostro Paese, compito che portano avanti anche commissionando lavori originali al loro parco di autori.
Esportare, si può
di Giovanni Peresson
 
Abstract
Il mercato domestico rappresenta, ormai da alcuni anni, sempre meno il solo e unico mercato di sbocco dell’editoria italiana per ragazzi. I dati demografici (appena +0,4% 2011/’10, cioè «crescita zero») e di mercato in assenza di politiche pubbliche di promozione della lettura infantile, di risorse per lo sviluppo delle collezione nelle biblioteche pubbliche e in quelle scolastiche – hanno indicato alle case editrici di libri per bambini e ragazzi la necessità di pensare nativamente a progetti editoriali per i mercati internazionali. Il quadro che emerge dalla terza indagine sull’import/export di diritti voluta dal Gruppo ragazzi dell’Aie, non fa che confermare per il 2012 – con alcune «sfumature» congiunturali – il quadro degli anni precedenti (i dati elaborati si riferiscono a case editrici che coprono il 61% della produzione e il 96% delle novità). Dal 2001 si è progressivamente ridotta la forbice e il disavanzo tra acquisto e vendita di diritti di edizione nell’editoria per ragazzi, finché dal 2009 il quadro è andato in «attivo» raggiungendo oggi gli oltre mille titoli (1.021). In particolare nel 2012 sono stati venduti 1.984 diritti di edizione, ma con un trend di crescita (+6,0%), per ragioni congiunturali, che è il più ridotto degli ultimi quattro anni.
Il grillo e il giaguaro
di Interviste a cura di P. Sereni
 
Abstract
In un’Italia politicamente divisa, oppressa dalla crisi e dalla mancanza di prospettiva di giovani e famiglie, strati sempre più ampi della società civile iniziano ad interessarsi ai meccanismi che regolano i poteri forti, ai temi di attualità politica, ai retroscena e alle tante «verità nascoste» dietro a partiti e movimenti. Quali scelte editoriali stanno facendo le case editrici? Ne discutiamo con alcuni editori specializzati in saggistica politica.
L'attualità religiosa
di Elena Vergine
 
Abstract
Le dimissioni di Benedetto XVI, il Conclave, l’elezione al soglio pontificio di Francesco ma anche gli scandali, il Vatileaks e le carte segrete. La Chiesa è un’organizzazione pubblica e le vicende che la attraversano hanno un’eco mondiale. I giornali, la televisione, Internet e i social network sono i mezzi che l’opinione pubblica, non solo cristiana, utilizza per informarsi. Ma il ruolo dei libri come strumenti deputati all’approfondimento e alla riflessione più complessa, va oltre la semplice documentazione ed è quindi insostituibile. Se è vero infatti che i quotidiani sono, per eccellenza, deputati all’interpretazione dell’attualità, i libri religiosi (i cui dati sulla produzione sono reperibili a pp. 10-11 di questo «GdL») a loro volta intrattengono uno stretto legame con le vicende del mondo contemporaneo, diventando la chiave per rispondere agli interrogativi dei lettori. Che sia questa la formula per uscire dalla crisi? Tutti gli editori, non solo cristiani, con cui ci siamo confrontati, indipendentemente dal target cui si rivolgono, ci hanno confermato il loro impegno nell’affrontare i temi della contemporaneità con le loro pubblicazioni. Un dato interessante, tanto più che il settore è noto per essere un’editoria prevalentemente di catalogo, in cui il peso delle novità è maggiormente ridotto rispetto al mercato generale. Un’altra tendenza, emersa già lo scorso anno, è sicuramente l’apertura dell’editoria religiosa verso generi in precedenza esplorati maggiormente dall’editoria «laica» come il romanzo o il manuale di uso pratico, libri che possono far presa anche su un pubblico non necessariamente credente, in risposta, forse, all’esplorazione di generi religiosi da parte dell’editoria generalista. Sicuramente è andata rafforzandosi l’attenzione riservata dalle case editrici specializzate in religione verso le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Che si tratti di produrre e-book, rafforzare la presenza sulle varie piattaforme di e-commerce o curare il profilo del proprio brand sui social network gli editori religiosi non sono rimasti indietro. Aggiornamento, attenzione all’attualità, apertura verso un pubblico più vasto, vendita di diritti all’estero, promozione dei propri titoli e digitale, sono solo alcuni dei temi di cui abbiamo discusso con dieci editori religiosi, di cui proponiamo l’esperienza nelle prossime pagine.
La religione in libreria
di Elena Vergine
 
Abstract
È un periodo di grande tumulto nella capitale. Prima c’è stata l’emozionante attesa per il Conclave, poi la fumata bianca e migliaia di pellegrini pronti ad acclamare il papa neoeletto, infine il primo Angelus del pontefice che si è risolto, come prevedibile, nell’ennesimo bagno di folla in Piazza San Pietro. La strada principale che collega lo Stato Vaticano a Roma, inquadrando scenograficamente la Basilica, è Via della Conciliazione. Progettata dagli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli dopo i Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929, questa arteria è anche la zona d’Italia a più alta concentrazione di librerie specializzate in religione. Riportiamo di seguito l’esperienza di quattro librai della zona.
Le cifre della fede
di Giorgio Raccis
 
Abstract
Il mercato 2012 perde il 5,9% in termini di fatturato e tiene in termini di copie con un dato negativo limitato a 0,6%. Tuttavia la tenuta delle copie vendute risulta una magra consolazione perché, confrontandola con il dato a valore, evidenzia la costante diminuzione del prezzo medio del libro acquistato in libreria, arrivato a quota 7,70 euro (erano 7,78 euro nel 2011 e 8,18 nel 2010). Queste sono le prime valutazioni sintetiche sul 2012 che si possono trarre dai dati di sell out rilevati dai 1.800 punti vendita del circuito Arianna e in attesa di poter esaminare il terzo Rapporto sull’editoria cattolica e le librerie religiose in Italia 2012, in corso di redazione da parte dell’Osservatorio dell’editoria religiosa italiana, iniziativa promossa dall’Unione editori e librai cattolici italiani (Uelci) in collaborazione con il Consorzio editoria cattolica (Cec) ed l’Ufficio studi Aie. Purtroppo sono lontani i dati del 2011 quando l’editoria cattolica aveva ancora un andamento anticiclico e le vendite dell’anno avevano ancora il segno positivo (+1,4% a valore e +3,7% a copie), anche per il traino del libro del papa pubblicato da Lev (il secondo sulla Vita di Gesù). Già, perché nel 2012 il terzo volume della trilogia di Benedetto XVI è stato pubblicato da Rizzoli e del suo impatto non ha beneficiato il comparto dell’editoria cattolica. Considerando che dicembre per l’editoria religiosa rappresenta quasi il 12% del volume delle vendite annue, gli editori confidavano in un recupero di fatturato per lenire il dato negativo. Speranze deluse da un dicembre 2012 chiuso in territorio ampiamente negativo a -10,9%.
Mamme digitali
di Ester Draghi
 
Abstract
Il Sistema infanzia di Rcs (Sfera) è una realtà internazionale, multicanale e multimediale che pone al centro della sua offerta un target d’elezione: la mamma (in particolare la futura mamma e la mamma con figli fino all’età scolare) con tutti i suoi bisogni. Abbiamo chiesto a Gabriele Melazzini (direttore Sistema infanzia di Rcs MediaGroup) di raccontarci la sua esperienza. Come funziona il vostro modello di business, a cavallo tra stampa e digitale? L’approfondita conoscenza del target e dei suoi bisogni specifici e la conseguente capacità di intercettare e «intrattenere» le mamme in una relazione di scambio e fiducia determina l’efficacia del nostro modello di business, non solo in Italia ma anche in Spagna, Messico e Cina, Paesi dove è già stato replicato con successo. Come evidenziato dall’Osservatorio mamme, da noi organizzato in collaborazione scientifica con il Politecnico di Milano per monitorare l’evoluzione del rapporto delle mamme con l’informazione, la mamma è un soggetto straordinariamente capace di muoversi in un contesto ricco di stimoli e sollecitazioni provenienti da tante fonti di cui sa riconoscere il valore aggiunto: per esempio, usa molto il Web per interazione, praticità e aggiornamento ma considera la stampa specializzata la fonte più autorevole e affidabile. Nel nostro caso stampa e Web generano un circolo virtuoso di reciproci rimandi: sei mamme su dieci arrivano al nostro sito Quimamme.it dalle nostre riviste («Io e il mio Bambino», «Donna&Mamma», «Insieme» e «Dolce Attesa»). E proprio le riviste specializzate sono la fonte preferita (28%), seguita dal Web (21%) e dagli specialisti (20%).
Nuove strade
di Elisa Molinari
 
Abstract
Dopo il successo della prima edizione, la Fiera del Libro per Ragazzi ha riproposto, in collaborazione con Children’s Technology Review, il Bologna Ragazzi Digital Award, al fine di incoraggiare le produzioni eccellenti ed innovative nell’ambito delle app derivate da libri, prevedendo le categorie Fiction e Non Fiction, per poter premiare sia le app che si concentrano sullo storytelling, sia quelle che si concentrano sull’aspetto ludico e di reference. Il premio, rivolto a tutti gli editori e sviluppatori di applicazioni indirizzate a bambini e ragazzi dai due ai quindici anni, ha visto quest’anno la partecipazione di 242 app da 32 paesi diversi, prodotti pubblicati entro l’anno, pensati già in ottica internazionale. Imparziale la giuria internazionale, composta da Warren Buckleitner (Children’s Technology Review), André Letria (Pato Lògico Edições), Chris Meade (if:book) e Cristina Mussinelli (Associazione Italiana Editori). L’idea di fondo è che le nuove tecnologie hanno aperto nuove strade innovative a chi si occupa di storytelling nel mondo ragazzi. Se è vero che a volte la tecnologia può distrarre dalla storia e che capita di vedere alcuni prodotti che non siano altro che la digitalizzazione di versioni a stampa con l’aggiunta di alcune animazioni sparse, in altri casi invece la magia della tecnologia si fonde perfettamente in illustrazioni di qualità, narrazione, creando un’esperienza ricca e piacevole da esplorare.
Perché piace il complotto?
di Paola Sereni
 
Abstract
L’elezione di papa Francesco, lo scorso 13 marzo, è stata accolta da molti osservatori come un segno forte di cambiamento e rinnovamento del soglio petrino. Anzitutto ribalta la geopolitica eurocentrica della Chiesa, e si concretizza nella scelta di un nome che vuole essere una profezia di cambiamento. Un papa umile che ha saputo zittire per quasi mezzo minuto – «mezzo minuto di silenzio, cioè di spiritualità, qualcosa di molto più ampio della religiosità» ha scritto Massimo Gramellini nella sua rubrica su «La Stampa» il giorno dopo l’elezione – la folla di Roma accorsa per vederlo per la prima volta al balcone di San Pietro. Certo è che la situazione che si troverà ad affrontare non è delle più semplici. Ne parliamo con Massimo Introvigne, sociologo, direttore del Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni) e presidente dell’Osservatorio della libertà religiosa promosso dal Ministero degli esteri.
Politica da leggere
di Elena Refraschini
 
Abstract
Se è parere comune che la lettura stimoli il pensiero critico, dobbiamo amaramente constatare che il popolo italiano, in momenti chiave come quello delle elezioni, non ama pensare. In anni politicamente turbolenti come i nostri, i librai sono abituati al fatto che durante la campagna elettorale sarà difficile vendere libri: questo, nonostante la produzione editoriale – specialmente nei settori della saggistica d’attualità, politica, sociologia, ecc. – aumenti sensibilmente. Se si esaminano i dati relativi alla produzione libraria, vediamo come questa conosca dei picchi in alcuni settori proprio in concomitanza con avvenimenti politici rilevanti. Per esempio, si veda il mese di maggio 2012, che ha visto una parte degli italiani votare per le amministrative: i titoli di settore pubblicati sono 204 su un totale di 7.988, il che significa una percentuale pari al 2,5%. Non possiamo tralasciare le primarie del centro-sinistra, che hanno occupato la produzione editoriale soprattutto nel mese di novembre: 225 i titoli pubblicati su 7.896, per una percentuale del 2,9%. Cosa ci dicono i dati, invece, per quanto riguarda le elezioni politiche appena passate? La produzione ha raggiunto livelli record: 151 titoli pubblicati nel mese di gennaio e 118 nel mese di febbraio, per una percentuale rispettivamente del 3,4% e del 3,0% rispettivamente. Fin qui, nulla di strano: gli editori preparano un’offerta che sperano incontri le necessità informative della comunità di lettori. Il problema, però, è proprio questo.
Pubblicare idee
di Ester Draghi
 
Abstract
«Pubblicare libri significa divulgare idee e modi di vivere. Farlo a servizio della missione ecclesiale vuol dire aprirsi ad una prospettiva ampia e universale, che porta il messaggio cristiano, con la sua novità e originalità, all’interno del mondo culturale e delle sue tendenze». Con queste parole il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato, ha inaugurato lo scorso 15 gennaio i nuovi locali della Libreria editrice vaticana, editore ufficiale della Santa Sede. Il cardinale si è inoltre compiaciuto per l’allargamento del catalogo dell’editrice oltre i settori del magistero e della liturgia, al vasto ambito della cultura cattolica italiana e internazionale. Ne conviene don Giuseppe Costa, dal 2007 direttore della Lev, per il quale essere «editore del papa» significa «avere una dimensione internazionale, tipica del magistero del sommo pontefice e più in generale della santa sede», mantenendo «contatti con tutto il mondo editoriale, non soltanto cattolico». In questa visione rientrano la partecipazione ai saloni internazionali dell’editoria, su tutti la Fiera del libro di Francoforte, quella di Santo Domingo e il Religious education congress di Los Angeles, come pure un incremento nella vendita dei diritti editoriali all’estero. «Il magistero e gli insegnamenti di Benedetto XVI sono stati decisivi non soltanto per il catalogo della Lev, ma anche per quello degli altri editori cattolici – afferma don Costa. – Un papa dalla grandezza teologica e culturale incommensurabile. È uno dei più grandi teologi di antico stampo, con un respiro enciclopedico. Il suo stile è decisamente moderno. Mi sarebbe piaciuto segnalarlo per un premio Nobel per la letteratura perché con il suo linguaggio ha modificato quello della letteratura religiosa rendendolo più attuale, immediato, libero da barocchismi e comprensibile. In alcuni tratti, addirittura poetico».
Riviste nell'era del Web
di Elena Vergine
 
Abstract
Dal decimo Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione emerge che il mondo dei lettori di periodici, riviste e quotidiani è in profonda e rapida trasformazione. I lettori di quotidiani acquistati in edicola (-2,3% tra il 2011 e il 2012), che erano il 67% degli italiani cinque anni fa, sono diventati oggi solo il 45,5%. Al contrario, i quotidiani on line contano il 2,1% di lettori in più rispetto allo scorso anno, arrivando a un’utenza del 20,3%. Perdono lettori anche la free press, che si attesta al 25,7% di utenza (-11,8%) e i settimanali (-1%). E proprio tra i giovani la disaffezione per la carta stampata è più grave: tra il 2011 e il 2012 i lettori di quotidiani di 14-29 anni sono diminuiti dal 35% al 33,6%. E allora quale sarà il futuro del giornalismo? Ne abbiamo parlato con Giovanni De Mauro (direttore di «Internazionale») e Alessandro Lanni (caporedattore di «Reset»).
Scrivere e riscrivere
di Lorenza Biava
 
Abstract
Aumentano le riscritture dei grandi classici, ultima in ordine di tempo la Bibbia: è una tendenza editoriale (magari dettata dal fatto che storie fuori diritti possono essere un buon punto di partenza per sviluppare altri formati) o piuttosto si deve al fatto che alcuni testi sono dotati di un immaginario narrativo talmente ricco da avere sempre qualcosa da dire? Ne parliamo con Pierdomenico Baccalario, uno dei più noti autori per bambini contemporaneo. Assistiamo oggi a una tendenza alla riscrittura come la interpreta? È vero che oggi ci sono moltissimi progetti editoriali per ragazzi in cui si rivisitano personaggi famosi e vecchie epopee. La nota sui diritti è azzeccata, ma ne cambierei il punto di vista: la nostra è forse l’epoca in cui stiamo limitando sempre di più le possibilità di riscrittura dell’immaginario collettivo: tutto sempre più industrialmente «protetto». Sarà l’argomento di una serie di romanzi a firma Ulysses Moore che uscirà questo autunno, ma sono convinto che stiamo assistendo, senza reagire, a una presa di possesso dell’immaginario da parte dell’industria dei contenuti. Allora ecco che gli eredi di Conan Doyle (che nulla hanno a che fare con la creazione delle sue opere) chiedono i diritti su Sherlock Holmes, la Disney vorrebbe estendere la copertura del copyright di Mickey Mouse e la stessa attività di riscrittura dei fan viene ingabbiata per crearne valore (sto pensando per esempio a iniziative come Pottermore).
Welcome to the future
di Elisa Molinari
 
Abstract
Come saranno le librerie del futuro? Quali elementi del mondo fisico mantenere in un mondo sempre più digitale? Una caffetteria è importante? A queste e a tante altre domande sta cercando di dare una risposta Foyles, la storica libreria londinese nata nel 1903, il cui negozio principale in Charing Cross Road ospita oltre 200.000 titoli disposti su cinque piani. Centodieci anni di storia che saranno debitamente celebrati in agosto, come si legge sul sito della libreria: «Abbiamo creato il nostro business vendendo storie, eppure la storia di Foyles non appartiene solamente a noi, ma a tutti gli innumerevoli amanti dei libri che hanno vagabondato tra gli scaffali, anno dopo anno. Per questo motivo, ad agosto sarà allestita una galleria presso gli spazi di Charing Cross Road per mostrare i volti passati, presenti e futuri di Foyles. Per questo motivo la libreria chiede a tutti di inviare il proprio ricordo personale, che sia una vecchia foto, un disegno, un racconto o un souvenir». Nostalgici a Foyles, ma non troppo: oltre a celebrare le glorie passate, a Londra si guarda al futuro. La libreria ha infatti unito le forze con «The Bookseller», una delle riviste di settore più importanti del mondo anglosassone, per coinvolgere clienti e addetti ai lavori nel ripensamento del nuovo negozio, probabilmente l’ultima libreria di grandi dimensioni costruita nel Regno Unito, i cui lavori di «ristrutturazione» inizieranno nel 2014. Il progetto, annunciato il 3 dicembre scorso alla Futurebook conference a Londra, prende avvio in un momento in cui le librerie tradizionali si trovano ad affrontare uno scenario decisamente complesso. Ne abbiamo parlato con Miriam Robinson, responsabile marketing della libreria: «La decisione di spostarci nelle nuova location è nata quando il Central St. Martin’s College of Art ha annunciato che avrebbe cambiato sede. La struttura che lo ospitava è perfetta per una libreria come la nostra, con le sue ampie aree luminose». Aree che lo studio Lifschultz Davidson and Sandilands sarà chiamato a ripensare, ma in ottima compagnia.

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