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Aprile 2012

digital
Aprile 2012
Fascicolo digitale
rivista Giornale della Libreria
fascicolo 4 - 2012
titolo Aprile 2012
editore Ediser
formato Fascicolo digitale | Pdf

La rivista

Creare la magia
di Lorenza Biava
 
Abstract
«Se tornassi indietro la rifarei uguale, la Feltrinelli di piazza Piemonte ha funzionato perfettamente». Così esordisce Miguel Sal, architetto di origini argentine, ormai italiano d’adozione, cui Feltrinelli si è affidata per il concept dei suoi punti vendita d’insegna. L’occasione è il decennale della storica libreria meneghina che, nata nel 2002 in una zona di Milano bella ma poco vissuta dai milanesi, ha vinto la sua scommessa con la città trasformando i 1835 mq della libreria in un luogo di ritrovo da vivere. In Piazza Piemonte passano ogni giorno almeno 3.000 visitatori e nei suoi 3.600 giorni di apertura la Feltrinelli di Piazza Piemonte ha realizzato un fatturato complessivo di circa 113 milioni di euro, realizzato vendendo quasi 6 milioni di libri e più di 2 milioni di dischi (oltre alle altre merceologie), per più di mille chilometri di scontrini stampati. «I libri, insieme alla musica e al video sono i contenuti attorno a cui è cresciuto il progetto ma quello che abbiamo cercato di difendere più di tutto era, ed è, l’affetto del cliente». Non è ovviamente una cosa semplice. Si tratta di creare un’atmosfera, un insieme di elementi che, proprio come in un libro particolarmente riuscito, si mescolano e si fondono facendoci desiderare di tornare con la mente (in questo caso con i piedi) in quello che gli psicologi chiamerebbero «un luogo terzo» che ci faccia sentire felici e appagati. «Il punto più importante nella creazione di una libreria è la funzionalità: bisogna trovare un equilibrio e sapere cosa si vuol raccontare nel proprio progetto di libreria. Perché una libreria è luogo in cui si va per molti motivi (non solo per acquistare un libro), ma c’è un motivo per cui se piove scelgo di entrare in una Feltrinelli e non, per esempio, in una Mondadori».
Donne in classifica
di Gaia Weiss
 
Abstract
Come si collocano le donne nelle classifiche dei più venduti? Cosa è cambiato nei generi, nelle letterature di provenienza, nel numero di posizioni occupate? Detto che il raffronto lo possiamo fare solo su un arco di anni limitato (appena sei) perché solo dal 2005 IE (che ha proceduto all’estrazione del dato) dispone di un consolidato di classifiche, abbiamo preso in considerazione due annate, il 2005 e il 2011, e osservando i top 100 della narrativa italiana e straniera, abbiamo analizzato chi sono le fortunate ad essere ai primi posti di una classifica che comunque conta alcune migliaia di titoli. Prima di tutto, a distanza di cinque anni, sono pochi i nomi di autrici che si «ripetono»: Banana Yoshimoto; Isabel Allende; Sophie Kinsella; Fred Vargas; Simonetta Agnello Horby, unica italiana a bissare la classifica. Comunque sia, nei primi 100 erano il 23% nel 2005. Sei anni dopo sono il 26%. Le scrittrici italiane presenti nel 2005 sono 10, le straniere sono 13. Tre sono le scrittrici che figurano con due titoli: la prima è Isabel Allende che esce sempre da Feltrinelli, con Zorro. L’inizio della leggenda e con La foresta dei pigmei; Matilde Asensi, spagnola, autrice di romanzi storici ben documentati e nello stesso tempo sfrenatamente leggendari con L’ultimo Catone e con Jacobus; la terza è Tracy Chevalier con La ragazza con l’orecchino di perla, la vita di Vermeer vista con gli occhi della servetta-modella e con La Vergine azzurra (e prima dello straordinario successo di Strane creature).
E il romanzo?
di Lorenza Biava e Elena Vergine
 
Abstract
Uno sguardo all’ultimo rapporto Uelci riassunto nelle pagine precedenti (ma si vedano anche, in questo numero, i dati nelle pagine dedicate ai Numeri della produzione) basta per far capire che l’editoria religiosa italiana gode di discreta salute. Centinaia di case editrici tutelano la bibliodiversità delle varie confessioni religiose – non solo cristiane – ma, se l’area riflessiva e quella divulgativa continuano a crescere, la varia sta attraversando un periodo di contrazione. Un fatto questo in controtendenza rispetto al mercato dell’editoria laica dove la varia realizza volumi importanti sia in termini di produzione (la narrativa conteporanea rappresenta, secondo l’ultimo rapporto Nielsen, il 15% del totale) che da quello delle copie distribuite (il 29% secondo i dati Istat). Cosa è successo dunque al romanzo religioso? Per capire quali sono le dinamiche in atto nell’editoria religiosa ne abbiamo parlato con Don Giacomo Perego (direttore editoriale San Paolo), Andrea Menetti (coordinatore editoriale Consorzio per l’editoria cattolica-Rebecca Libri) ed Enzo Pagani (titolare della libreria Buona Stampa di Bergamo).
Editech 2012
di Elisa Molinari
 
Abstract
L'editoria è un settore produttivo antico, che per circa cinque secoli ha subito pochissimi cambiamenti. Il percorso che portava il testo dall’autore al lettore è sempre stato lineare e definito con l’editore a giocare la parte di intermediario, in tutte le sue sfaccettature. Certo, col passare del tempo altre figure professionali – agenti letterari, rivenditori, distributori – si sono aggiunte al processo ma senza alterarne in maniera sostanziale gli equilibri. L’avvento di Internet e del digitale è riuscito, nell’arco di pochi anni, a scardinarne struttura produttiva, filiera distributiva, produzione. Come afferma Sara Lloyd nel Manifesto dell’Editore del XXI secolo: «Detto ancor più provocatoriamente, ha introdotto la reale possibilità di togliere di mezzo l'editore, più o meno rimuovendo l'ostacolo costituito dal fin qui unico asset critico proprio dell'editore: la distribuzione. Dovremo imparare a pensare molto meno ai prodotti, e molto di più ai contenuti; dovremo pensare il libro come struttura nucleare, di base, dai confini molto più permeabili di quanto sia stato fino ad oggi».  
Editoria in rosa
di Elisa Molinari
 
Abstract
Cosa hanno in comune Meryl Streep e Renée Zellweger? A parte il fatto di avere entrambe vinto un Oscar hanno preso parte a film ambientati all’interno di una redazione. La prima, ne Il diavolo veste Prada, nei panni della redattrice della rivista «Vogue», intenta a tiranneggiare la povera assistente Andy e il mondo dell’editoria a colpi di «La verità è che non c’è nessuno che sappia fare il mio lavoro». La seconda come goffa assistente dell’editore Hugh Grant. Se a Hollywood il binomio donne/casa editrice piace molto, qual è in realtà il numero delle donne impiegate in Italia nel settore? A questa e ad altre domande ha risposto una recente indagine dell’Ufficio Studi dell’Aie che ha fotografato il rapporto tra donne ed editoria in tutte le sue sfaccettature, a cominciare dalla lettura. Nel 2011 erano ben 18 i punti che distanziavano uomini e donne nella lettura di libri (38,5% contro il 51,6%), divario triplicato rispetto al 1988 dove la forbice era di soli sei punti (33,7% contro il 39,3%). A colpire, oltre alla crescita femminile, il sostanziale stallo della controparte maschile. Se si restringe il campo ai ragazzi, il divario è ancora più evidente. Tra i 18-19enni la distanza è di 19 punti percentuali: legge il 63,8% delle ragazze contro il 44,5% dei ragazzi. Nella fascia inferiore, dei 15-17enni, si arriva a un eloquente distacco di 29 punti. Il pensiero corre subito ai vari fenomeni editoriali con protagoniste le vicende di vampiri, streghe e lupi mannari (Twilight in primis) che negli scorsi anni hanno avvicinato migliaia di ragazzine alla lettura.
Google e i librai
di Elena Refraschini
 
Abstract
Nel dicembre 2010 Google annuncia un accordo con l’Aba (American Bookseller Association, che rappresenta circa 1.500 librerie) per consentire alle librerie indipendenti americane di entrare nel mercato della vendita di e-book. L’accordo prevedeva che dal sito Indie-Commerce della libreria «fisica» il cliente possa avere accesso al motore di ricerca e alla libreria virtuale Google eBookstore. «Il cliente della libreria non deve scegliere tra la lettura digitale e il sostegno alla propria libreria indipendente preferita», come si legge sul sito dell’organizzazione Indiebound che raccoglie e riunisce librai, lettori, negozianti e organizzazioni di commercio «local». Si tratta di un approccio estremamente innovativo nel confronto in atto oggi nel florido mercato digitale americano. Tra l’altro con la domanda che sorge spontanea: ma perché da noi queste formule e queste culture imprenditoriali non si sviluppano? E il massimo delle forme di cooperazione è impiantare uno stand in una fiera (per risparmiare) o un tendone in una piazza? E non sempre senza polemiche provinciali?
Il costo del prezzo
di Giovanni Peresson
 
Abstract
I prezzi di copertina dei libri più venduti (al netto degli sconti e delle promozioni praticate) nei sei maggiori mercati del libro europei non sono affatto uguali, anzi. Se limitiamo il confronto alla narrativa, tra il prezzo più basso e quello più alto, dal luglio dello scorso anno a febbraio questo differenziale è compreso tra i 4 e i 7 euro; per la saggistica tra i 10-11 euro. Non è poco! Tanto più, e il dato sorprende – pur tenendo conto dell’empiricità della rilevazione che non considera il prezzo medio di copertina di tutto (o di larga parte) del venduto ma solo dei 10 o 30 titoli più venduti nel mese – è il fatto che l’Italia si posiziona, in tutti e sette i mesi, nella parte più bassa dei prezzi tra i cinque grandi mercati dell’Unione europea. In ogni caso, se i numeri su cui si è effettuata l’analisi sono oggettivamente piccoli, è pur vero che la tendenza si configura molto evidente. Se mai, per approfondire ancora di più la questione, servirebbero basi campionarie comuni a tutti e sei i Paesi dell’Unione e che siano più solide di quelle sulle quali si è lavorato finora. Se per il Regno Unito è comprensibile (dato che poi si applicano sconti promozionali ben più significativi del 15% italiano) per il nostro Paese rappresenta una sorpresa non facile da interpretare.
Il gigante cinese
di Elena Refraschini
 
Abstract
Quando parliamo di librerie, di layout o servizio lo facciamo dimenticandoci dello «sguardo» occidentale con cui le osserviamo e prima ancora le progettiamo. Ma se usciamo da quest’ambito geografico (che è anche culturale, di modi di concepire gli spazi di vendita, di funzione del libro e della lettura nella società) le forme che assumono le librerie, gli scaffali, l’esposizione, la segnaletica, i servizi, le collocazioni stesse nel paesaggio urbano appaiono radicalmente diverse. Nella scala dimensionale (superficie e numero di punti vendita) ad esempio come in Cina. Ma anche come vedremo ad esempio nei Paesi Arabi per una tendenza a collocarsi in zone, vie ed aree ben definite della città. Ricordando in questo la disposizione delle botteghe artigiane nei suq. La Xinhua, che ha varie sedi a Pechino e 14.000 in tutto il Paese, è la più grande catena libraria cinese (e forse del mondo).
In nome del libro
di Giorgio Raccis
 
Abstract
Lo stato di salute: l’interesse per il libro religioso cresce ancora in modo deciso. La nascita dell’Osservatorio dell’editoria religiosa italiana – iniziativa promossa dall’Unione Editori e Librai Italiani (Uelci) in collaborazione con il Consorzio per l’editoria cattolica (Cec) ed Ediser e sviluppato in collaborazione all’Ufficio studi di Aie – è l’origine dell’Indagine che annualmente analizza i dati provenienti dalle banche dati di Informazioni Editoriali, Arianna e Istat, con l’obiettivo di fornire alle case editrici e alle librerie gli strumenti conoscitivi indispensabili per fondare le scelte editoriali e commerciali su una base analitica e non solo esperienziale, per comprendere le dinamiche evolutive del settore in cui operano, per utilizzare lo strumento del benchmarking, ossia del confronto con il proprio mercato di riferimento.
La guerra delle donne
di Laura Novati
 
Abstract
La Guerra spagnola fu forse l’ultima delle guerre romantiche per il contrasto di opposte passioni che la divorò, per le divisioni fratricide, per la solidarietà espressa dalle Brigate internazionali, di quei giovani che accorrono d’ogni parte in nome della libertà e della democrazia spagnola, per la condanna all’esilio di centinaia di migliaia di persone, per il lungo silenzio cui condannò gli sconfitti. Ha avuto subito i suoi capolavori, certamente il più celebre è forse il meno bello, Per chi suona la campana di Ernest Hemingway, del 1940, che ebbe la fortuna di essere ulteriormente consacrato dalla versione cinematografica girata in piena Seconda guerra mondiale, nel 1943, con Ingrid Bergman, Gary Cooper e Katina Paxinou.
La Libreria dei popoli
di Laura Novati
 
Abstract
Nello splendido complesso di San Cristo (nome bizzarro, corruzione di sanguis Christi, probabilmente) sede dei padri saveriani di Brescia, ha sede la Libreria dei popoli, tenuta da padre Gianni Zampini, una corona candida intorno alla testa, viso sempre aperto e sorridente; veronese, ordinato sacerdote nel ’73 dopo aver studiato a Parma, si muove oggi sicuro tra scatoloni e scaffali, dopo esser stato a lungo missionario in Colombia. Data la vocazione dell’ordine, peraltro, tutti i padri che vivono qui provengono da esperienze in altri continenti, dal Brasile al Giappone, e ne conservano la libertà e la disponibilità che deriva dal quotidiano confronto con altri mondi e culture. La libreria non affaccia sulla strada, ma su un arioso chiostro interno al complesso e qui chiediamo a padre Gianni di parlarci del suo lavoro e di come è organizzata e che tipo di servizio la libreria
La tempesta perfetta
di Lorenza Biava
 
Abstract
La distribuzione e l’ingrosso hanno fatto grossi progressi in termini di tempo di servizio e di affidabilità ma le sfide che si preparano all’orizzonte, tra vecchi problemi mai risolti, la crisi che da tre anni investe il settore editoriale e i cambiamenti dei canali di vendita tradizionali, rimangono comunque molto impegnative. L’intervista ad Alessandro Baldeschi, direttore generale di Messaggerie italiane, pubblicata sul «Giornale della libreria» di febbraio (G. Peresson, Cambiamenti distributivi, pp. 36-37) fornisce lo spunto per una riflessione a tutto tondo che coinvolge alcuni tra i maggiori distributori nazionali.
Raccontare il Bel Paese
di Laura Novati
 
Abstract
Di recente ha curato un convegno dedicato ad Antonio Stoppani (1824-1891) e alla fortuna editoriale del Bel Paese, uscito a ridosso dell’Unità, nel 1875: questo libro di divulgazione scientifica a chi era dedicato e come si spiega la sua incredibile fortuna? Mi piacerebbe conoscerla, la chiave dello straordinario successo del Bel Paese, ma la storia di questo long-seller è ancora da fare. Pensi che, per quanto Stoppani sia un autore importante e originale, non esiste su di lui neanche una monografia, a parte una biografia agiografica del 1892, scritta dal nipote. Si deve ancora capire se si tratta di un successo «imposto» dall’adozione del libro nelle scuole statali. Non si sa neanche con certezza quante edizioni e ristampe abbia avuto. Il geografo Nangeroni le stimava in centocinquanta. Dalle nostre ricerche è stato possibile identificarne finora più di una cinquantina. Un recente convegno dal titolo Un bestseller per l’Italia unita, [Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani di Milano] è stato un inizio di ricerca più fondata e articolata. Il dato che più colpisce è comunque la tenuta editoriale del Bel Paese, una durata che non si riscontra di solito con opere di scienza popolare o di divulgazione scientifica, che per sua natura deve rinnovare i propri titoli.
Tra Est e Sud
di Sandro Pacioli
 
Abstract
I percorsi, le strade i rapporti tra editoria cattolica e narrativa possono seguire percorsi anche molto diversi rispetto a quelli su cui la tavola rotonda che ha aperto questo Scenari & Trend si è focalizzata. Un esempio di queste altre opportunità di altri «percorsi» editoriali è la collana Mondi letterari di Jaca Book. Una casa editrice che nasce alla metà degli anni Sessanta a opera di alcuni universitari milanesi che si riconducono al movimento di Comunione e liberazione ma che pubblica accanto ai libri di don Giussani filosofi come Jacques Derrida (1968), Emmanuel Lévinas, Paul Ricoeur; teologi come Hans Urs von Balthasar; antropologi delle religioni come Mircea Eliade. E appunto narratori come Wole Soyinka (Nobel nel 1986), Pérez-Vitoria Silvia (premio Nonnino nel 2009). Mondi letterari ha visto nei mesi scorsi il suo rilancio (nuova veste grafica, una dozzina di titoli all’anno, alcune novità assolute, altri recuperi dal catalogo che in questi anni si è formato) con la prima edizione italiana di Ama la rivoluzione di Aleksandr Solženicyn. Accanto all’editore russo il serbo Bajac Vladislav con Hammam Balcania, il maggior scrittore keniota vivente Ngugi Wa Thiong’o con Sogni in tempo di guerra, i repechage dal catalogo precedente come nel caso di Ake. Gli anni dell’infanzia del nigeriano (premio Nobel nel 1986) Wole Soynka (pubblicato da Jaca fin dal 1979). Un rilancio perché Mondi letterari nasce a inizio degli anni Ottanta. È, ad esempio, in questa collana che vede la luce Vita e destino di Vasilij Grossman nel 1984 (ripubblicato da Adelphi nel 2008).
Un posto al Sole
di Lorenza Biava
 
Abstract
Valorizzare il canale libreria con la vendita degli e-book. Un ossimoro? Non per il Sole 24 Ore che con l’iniziativa Ebook evolution, lanciata nel dicembre scorso, ha portato 120 e-book della propria biblioteca professionale in 120 librerie sparse per tutt’Italia con risultati interessanti per i librai ma anche per l’editore. Il meccanismo ricorda, volutamente, quello che governa la filiera del libro di carta: proprio come per i corrispettivi cartacei, gli e-book arrivano fisicamente in libreria sotto forma di coupon a ognuno dei quali corrisponde un libro digitale pre generato dalla piattaforma Edigita, cui il Sole 24 Ore si appoggia per questo progetto. Il libraio acquista i titoli di suo interesse(per questa prima fase di sperimentazione il totem fornito alle librerie comprendeva una selezione piuttosto diversificata di best seller dell’editore tra libri normativi, fiscali, di management e saggistica economica) e, nel caso, effettua le rese per i coupon invenduti.
Vendere più che comprare
di Giovanni Peresson
 
Abstract
Il settore del libro per ragazzi rappresenta probabilmente il segmento di maggior successo internazionale dell’editoria italiana. Meglio ancora: si conferma anche con i dati 2011 (relativi a case editrici che coprono il 72% della produzione di novità) quanto il settore si stia sempre più internazionalizzando. Nella vendita di diritti e nelle coedizioni (rilevate per la prima volta quest’anno): 1.108. Questo orientamento verso mercati stranieri trae origine da diversi fattori. Innanzitutto il mercato domestico non può essere il solo e unico bacino. Per quanto il mercato dei libri per ragazzi tra i 6 e i 17 anni rappresenti un mercato in crescita sia in termini di lettura (+17%) che di fatturato coprendo una fascia del 14% delle vendite nei canali trade, restano limiti evidenti. Innanzitutto il dato demografico: in Italia nel 1975 vi erano 14,5 milioni di under 20 e 9,6 milioni di over 60. Nel 2030 si stima che vi saranno 17,7 milioni di over 60 e 6,9 milioni di under 20. Poi gli indici di lettura e d’acquisto di libri per bambini, anche se in crescita, restano comunque nelle ultime posizioni tra i Paesi/mercati dell’UE5. Questa situazione ha spinto le case editrici di libri per bambini e ragazzi verso iniziative di coedizione e attività di licencing, joint venture, direttamente verso i mercati internazionali.

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