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Normativa

Russia, gli editori alla prova del prestito digitale

di A. Lolli notizia del 9 giugno 2015

Attenzione, controllare i dati.

Il prestito digitale è una soluzione assai interessante per biblioteche ed editori, ma in tutta Europa c'è grande attenzione attorno al modello di business migliore da adottare (si veda l'articolo Prove di prestito, «Giornale della libreria», novembre 2014).
Il rischio è quello che le cose vadano storte e che si bruci il potenziale del mercato proprio come accaduto nei primi anni 2000 in Svezia dove, a causa di un modello troppo aperto oggi rivisto in chiave più rigida, il nascente mercato digitale ha subito un arresto le cui conseguenze si fanno sentire ancora oggi: basti pensare che nel 2013 a fronte di 1,4 Ml di prestiti digitali, gli e-book acquistati sono stati appena 270 mila.
Logico dunque che soprattutto nei mercati dove il digitale è più arretrato, gli editori manifestino una certa apprensione verso iniziative massive finalizzate a rendere disponibili alle biblioteche le loro ultime novità editoriali.
In questa situazione si sono trovati anche gli editori russi, impegnati da qualche tempo a contestare la nuova proposta di legge del governo che impone loro di rendere disponibile, in modo gratuito, una copia digitale di tutti i nuovi titoli per arricchire la National Electronic Library.
Come ha dichiarato Pavel Zotov, Executive director della Russian Book Chamber, l’associazione che riunisce i più importanti editori del Paese, le principali paure degli addetti ai lavori riguardano il possibile calo delle vendite e il pericolo della pirateria.
Proprio quest'ultimo tema, in un Paese che come la Russia ha ancora una legislazione debole nel campo del copyright, è quello che più preoccupa gli editori.
D'altro canto il provvedimento è parso agli editori un modo ben poco fair per aggirare gli editori e arricchire, gratuitamente, la neonata National Electronic Library che ad oggi può contare su un catalogo piuttosto limitato pari a circa il 10% di tutti i titoli pubblicati nel Paese.
Nel frattempo Microsoft ha siglato un accordo con le 197 biblioteche di San Pietroburgo per digitalizzare le loro collezioni e trasferirle così nella piattaforma di cloud computing Microsoft Azure, dove potranno essere conservate per un periodo di 100 anni. L’esigenza di un trasferimento nel cloud dei libri è diventata sempre più pressante dopo l’incendio, nel gennaio di quest’anno, della biblioteca dell’Institute of Scientific Information on Social Sciences dell’Accademia russa delle scienze, che ha distrutto ben 1,5 Ml di libri e documenti storici.

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