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Normativa

Pirateria: no a filtri preventivi a P2P, sì a tutela efficace dei contenuti

di G. Senatore notizia del 29 novembre 2011

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Succede spesso che un aspetto marginale di una notizia venga stravolto dalla stampa per ricavarne una notizia da prima pagina. Succede anche all’emanazione delle sentenze delle corti nazionali e internazionali, comprese le pronunce della Corte di Giustizia in materia di tutela del diritto d’autore.
È avvenuto che, nei giorni scorsi, sia stata pubblicata la Sentenza del 24.11.2011 della Corte di giustizia sul caso Scarlet Extended sa vs Sabam: la prima un provider e la seconda una società di intermediazione per la gestione di diritti musicali di autori, compositori, editori, entrambe operanti in Belgio.
Motivo del contendere i contenuti protetti da diritto d’autore. La Sabam aveva citato la Scarlet affinché venissero imposte a quest’ultima misure tali da filtrare in via generale e preventiva le trasmissioni di dati tra utenti. Chiaro lo scopo: impedir loro di scambiarsi illecitamente contenuti protetti tramite il peer-to-peer.
La Scarlet ha fatto quindi appello alla Corte di secondo grado che a sua volta ha chiesto l'intervento della Corte di giustizia Ue che si è espressa venerdì scorso.
Molti giornali italiani hanno ridotto la sentenza al divieto di applicare “filtri Web” ai siti. In realtà la sentenza non pone in dubbio la praticabilità (almeno sotto il profilo giuridico) di procedimenti volti a rimuovere da siti Internet, su richiesta, contenuti illecitamente proposti (sistemi di Notice&Take Down) oppure di sistemi di blocco di siti la cui principale finalità sia quella di mettere a disposizione contenuti illecitamente riprodotti. La sentenza non sancisce nemmeno una zona franca di libero scambio dei contenuti.
Inoltre, contrariamente a quanto alcuni commentatori hanno sostenuto, la pronuncia non pone in dubbio le linee al centro della riflessione dell’Agcom. In assenza di una rimozione spontanea dei contenuti illeciti dalla rete, l’Autorità prevede la garanzia di un procedimento che si regge sul principio del contraddittorio e sulla propria attività di vigilanza prima di emanare l’ordine di rimozione dei contenuti illeciti a carico dei gestori dei siti.
Il richiamo alle direttive 2001/31/CE (sul commercio elettronico), 2001/29/CE (sul diritto d’autore nella società dell’informazione) e 2004/48/CE (sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale), letto nel contesto di una pronuncia che si cala in un procedimento giudiziario (e che pertanto non si occupa di altri contesti), conferma la possibilità per i legislatori nazionali di individuare sistemi di tutela efficienti e rapidi dei contenuti scambiati in rete affidandone l’implementazione tanto all’Autorità giudiziaria quanto l’Autorità amministrativa di vigilanza.
Questi stessi riferimenti portano invece la Corte a ritenere non conforme alla normativa comunitaria l’uso di sistemi di filtraggio delle comunicazioni elettroniche (nei confronti di tutti gli abbonati al servizio, in via preventiva e senza limiti tempo) atti a individuare file illecitamente condivisi bloccandone il trasferimento. Il contrasto emergerebbe in relazione alla disposizione che sottrae gli ISP all’obbligo generale di sorveglianza della rete. Prescindendo cioè dalla conoscenza di situazioni specifiche (soprattutto su contestazione dagli aventi diritto) che interessino una determinata violazione o una determinata classe di violazioni da interrompere o impedire.
 


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