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I big five dell’editoria statunitense contro Audible Captions

di Alessandra Rotondo notizia del 29 agosto 2019

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La Association of American Publishers (AAP) ha intentato causa contro la piattaforma di audio streaming di proprietà di Amazon per il lancio di Audible Captions. Il nuovo servizio promette di incorporare nella fruizione (tradizionalmente sonora) di alcuni prodotti dell’offerta una controversa funzionalità speech-to-text, capace di convertire – grazie a un algoritmo ad apprendimento automatico – la voce in testo scritto. Per l’utente significherebbe poter ascoltare e al contempo leggere un audiolibro in perfetto – ci s’immagina – sincronismo, il tutto all’interno dell’ecosistema (e delle app) Audible.

Il problema, tuttavia, nasce dal fatto che la nuova funzionalità di Audible genera il testo direttamente dall’audiolibro, formato di cui detiene i diritti, mentre pare che la company non si stia preoccupando di ottenere le licenze necessarie per riprodurre (ed «estrarre») la versione trascritta di queste opere.

Sette sono le società editoriali affiliate all’AAP nominate come querelanti: le big five Hachette, HarperCollins, Macmillan, Penguin Random House e Simon & Schuster più Chronicle Books e Scholastic. Quest’ultima tra le maggiori case editrici anglofone per bambini e ragazzi, nota per la pubblicazione, tra le altre, della saga di Harry Potter e quella di Hunger Games.

«Siamo estremamente delusi dal deliberato disprezzo nei confronti di autori, editori e tutela del diritto d'autore manifestato da Audible» ha dichiarato Maria A. Pallante, presidentessa della AAP. «In quello che può essere descritto solo come uno sforzo per cercare un vantaggio commerciale da opere letterarie che non ha creato e che non possiede, Audible distribuisce intenzionalmente un prodotto non autorizzato, che interferisce e compete con un mercato consolidato ed è in più vulnerabile sotto il profilo della correttezza ortografica. Un disservizio per tutti, lettori compresi».

Il reclamo presentato alla Corte, infatti – oltre ad accusare Audible di violazione intenzionale del copyright documentando i passi che la società sta compiendo per incorporare una funzionalità cross-formato senza la cooperazione, il controllo di qualità, il coinvolgimento legale e finanziario degli effettivi detentori dei diritti – sottolinea anche il danno potenziale generato dalla bassa qualità del prodotto risultante. Le didascalie generate automaticamente rischiano di essere zeppe di errori, in contrapposizione con l’alta qualità che dovrebbe caratterizzare i prodotti (audio, elettronici, a stampa) degli editori. Una qualità di cui la piattaforma distributrice dovrebbe ergersi a tutore.

Peraltro Audible Captions sembrerebbe fare concorrenza «sleale» persino a un’altra funzionalità della stessa Amazon: Immersion Reading. Anche in questo caso alla base del servizio c’è l’idea di fornire al lettore una possibilità di lettura a tutto tondo, che incorpori sincronicamente suoni e pixel e gli restituisca la narrazione tanto nelle cuffie quanto sullo schermo. La differenza, fondante, è che Immersion Reading opera in modo lecito, e senza errori, grazie all'autorizzazione, alla cooperazione e alla partecipazione finanziaria di chi quei libri li ha pubblicati: l’editore.

AGGIORNAMENTO DEL 3 SETTEMBRE

In una clausola depositata successivamente presso il tribunale federale, Audible ha accettato di escludere dalla funzionalità Caption «tutti gli audiolibri per i quali gli editori possiedono o sono licenziatari esclusivi dei diritti audio o testuali» almeno fino a quando la Corte non prederà la sua decisione. Inoltre l'audizione preliminare fissata per il 5 settembre è stata spostata al 25 e Audible dovrà presentare la sua risposta alla causa dell’AAP entro il 13 settembre.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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