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Normativa

Gli articoli de «La Stampa» da ora in Creative Commons

di Alessandra Rotondo notizia del 21 dicembre 2015

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Da qualche giorno a questa parte il quotidiano «La Stampa» ha adottato una delle licenze Creative Commons (CC) per disciplinare l’utilizzo e la riproduzione dei suoi contenuti, sia cartacei che digitali.
Nell’articolo firmato da Massimo Russo, condirettore del giornale, che annuncia il passaggio da «tutti i diritti riservati» ad «alcuni diritti riservati», si precisa che «La Stampa» è il primo quotidiano italiano che ha deciso di adottare per i propri testi una licenza simile.
Le licenze Creative Commons disciplinano il diritto d’autore ispirandosi al modello offerto dal copyleft – che nasce nel campo dell’informatica ma si diffonde poi a tutti i tipi di opere dell’ingegno – e sono state redatte, sistematicamente aggiornate e messe a disposizione degli utenti a partire dal 2002 da Creative Commons, l’ente non-profit statunitense che ha avuto il merito di tracciare e formalizzare una via di mezzo tra full-copyright e public domain. La filosofia su cui si fonda lo strumento giuridico delle licenze CC, infatti, è quella del some rights reserved (alcuni diritti riservati), pertanto è l’autore dell’opera a decidere quali diritti riservare a sé e quali concedere liberamente ai fruitori.
La licenza scelta da «La Stampa» è, in particolare, la CC By Nc Nd. Partendo dal presupposto che ogni licenza CC si compone, idealmente, di due parti – la prima che indica le libertà concesse dall’autore al fruitore, la seconda che definisce il perimetro e disciplina l’utilizzo dell’opera – quella scelta per il quotidiano torinese pone varie condizioni all’utente. Questo infatti: dovrà rendere riconoscibile l'attribuzione della fonte (By), non potrà utilizzare il contenuto a scopi commerciali (Nc) né potrà impiegarlo nella realizzazione di opere derivate (Nd).
La riproduzione e la diffusione dei contenuti, le licenze Creative Commons e le modalità di protezione del diritto d’autore alternative rispetto al copyright sono tematiche che interessano da vicino le case editrici, in particolar modo quelle scientifico-accademiche. L’Open Access, infatti, da modalità di pubblicazione e diffusione del materiale prodotto dalla ricerca, si sta affermando anche in Italia come modello di servizio offerto dagli editori.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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