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Australia, sempre più vicino l’import in contemporanea da Usa e Uk

di Camilla Pelizzoli notizia del 27 dicembre 2016

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Il mercato australiano sta per cambiare profondamente. Con l’inizio delle discussioni, a giugno di quest’anno, relative alla possibilità di cambiare radicalmente le leggi sull’import di libri dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, si era sollevata una forte protesta che raccoglieva i consensi unanimi di quasi tutti i rappresentanti della filiera editoriale, dagli editori ai librai, dagli autori agli agenti letterari; ma a quanto pare non è stato sufficiente per cambiare la direzione presa dalle istituzioni australiane.

È stato pubblicato una settimana fa, infatti, un report molto chiaro dell’Australian Productivity Commission (che si occupa anche delle questioni legate al copyright nel Paese) che supporta le prese di posizione del governo: «Le disposizioni australiane sulla proprietà intellettuale non sono soddisfacenti sotto molti punti di vista e un miglioramento è necessario per tutto lo spettro dei diritti delle proprietà intellettuali» è il commento con cui viene dato avvio ai punti chiave dell’analisi fornita dalla Commissione (che include per l’appunto tutti i soggetti sottostanti a copyright e brevetti, non focalizzandosi dunque solo sul mercato librario).

Come si accennava, però, la competizione diretta con l’editoria statunitense e inglese che risulterebbe dall’approvazione dei piani di governo non è vista come un miglioramento dal mercato librario australiano, che dopo la pubblicazione del report è tornata a farsi sentire; in particolare, Robert Gorman di Allen & Unwin – una delle principali case editrici australiane – ha detto che «gli editori locali investono direttamente 120 milioni di dollari australiani ogni anno nel lavoro degli autori australiani e nella promozione di storie australiane.  Le raccomandazioni della Commissione comprometterebbero questo investimento e si rischierebbe il ritorno della scrittura in Australia ai tempi in cui gli editori di Londra e New York decidevano cosa leggevano gli australiani». Inoltre, sono molti i professionisti del settore che vedono nella possibile apertura al parallel import dagli altri Paesi anglofoni una manovra che porterà guadagni solo ai rivenditori online (in particolare grazie all’accesso ad ampi cataloghi internazionali).

Ma i cambiamenti potrebbero non finire qui. Nel report, infatti, si parla anche del copyright e di come sia al momento, secondo la Commissione, «troppo ampio e di durata più lunga del necessario – le imprese innovative, le università e le scuole ne soffrono le conseguenze»; motivo per cui introdurre sistemi con quello «(consolidato) delle eccezioni per il fair use porterebbe qualche miglioramento per raddrizzare questo disequilibrio».  Inoltre, «l’accesso a contenuti protetti da copyright tempestivo ed economicamente vantaggioso è il modo migliore per ridurre la pirateria», ed è per questo che non solo si segnala l’importanza dell’abolizione del parallel import, ma anche di una chiarificazione delle leggi sul geoblocking.

Una presa di posizione che si chiude con parole altrettanto forti: «Gli sforzi per una riforma spesso soccombono a causa della disinformazioni e di campagna che incitano alla paura. Sarà necessaria ferrea determinazione per cercare disposizioni per le proprietà intellettuali che siano meglio bilanciate».
E dato che l’industria editoriale australiana vale circa un miliardo e mezzo di dollari australiani l’anno, pubblica 10 mila titoli e occupa 20 mila persone – senza contare che la compravendita di diritti che le case editrici italiane hanno con gli editori di questo Paese  i cambiamenti che avverranno saranno da tenere d’occhio, in qualunque direzione vadano.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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