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Mercato

Usa. Il self publishing supera la soglia del milione di titoli

di Alessandra Rotondo notizia del 18 ottobre 2018

Attenzione, controllare i dati.

Secondo Bowker – agenzia ufficiale per gli Usa e per il Canada del sistema di identificazione Isbn – nel 2017 il numero di titoli autopubblicati (tra e-book e carta) negli Stati Uniti ha superato la soglia del milione (1.009.188). Con una crescita del 28% rispetto al 2016, quando il conteggio si era fermato a 786.935.

Il report Self-Publishing in the United States 2012-2017, un confronto anno per anno sul numero di codici Isbn registrati per opere autopubblicate sia digitali che a stampa, evidenzia che a crescere è soprattutto il self publishing «di carta», con un +38% rispetto al 2016. Una crescita coperta per il 50% dalle ottime performance di CreateSpace, la piattaforma dedicata al self publishing fisico – acquisita da Amazon nel 2005 – che presto si fonderà con Kindle Direct Publishing dando vita a un unico servizio per il cartaceo e il digitale. Mentre l’autopubblicazione fisica continua a crescere (il 2017 è, sempre stando al report, il quinto anno consecutivo con il segno più), decresce quella digitale: tra il 2016 e il 2017 il saldo è del -13%.



In generale, quello del self publishing resta un mercato molto concentrato. Basta osservare che i tre servizi più utilizzati – CreateSpace, Smashwords e Lulu – hanno coperto oltre l’88% dei titoli autopubblicati (carta + digitale) nel 2017. Guardando al solo self publishing fisico, sul podio compare anche la californiana Blurb. Mentre isolando il fenomeno digitale, il bronzo è di Xlibris, divisione di Author Solutions.

Dal 2012, il numero di Isbn assegnati a titoli autopubblicati è aumentato del 156%. Secondo Bowker, ciò è dovuto in gran parte alla crescente qualità di prodotti e servizi che i fornitori riescono a offrire ai loro clienti, e anche all’aumento numerico dei fornitori stessi. Sono numeri consistenti, che sicuramente segnalano una tendenza. Ma aprono anche una serie di domande a cui è difficile rispondere. Non dicono nulla, ad esempio, sulla tipologia di titoli pubblicati. Mentre sarebbe interessante sapere se il fenomeno ha perimenti più ampi di quelli tracciati dalla vanity press, dalla fanfiction o dalle letterature di genere.

Senza considerare che, sebbene il codice Isbn sia indispensabile per immettere un’opera nei circuiti di vendita – per renderla ricercabile e acquistabile tanto nelle librerie fisiche quanto in quelle digitali, tanto in formato cartaceo quanto in e-book – la discrezionalità della sua apposizione rende non coincidenti l’insieme dei titoli autopubblicati e quello dei titoli cui è collegato un codice Isbn. Con l’effetto, ci si augura, di una scrematura da quei prodotti che saremmo in difficoltà a chiamare «libri». Ma non possiamo averne la certezza.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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