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Mercato

Netflix e Mediaset. L’accordo parte da sette film

di Alessandra Rotondo notizia del 9 ottobre 2019

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Amori adolescenziali, carriere calcistiche illustri, diritti, sfruttamento e lavoro, amicizia sotto il segno della fede ultras (il regista, in questo caso, è Francesco Lettieri: papà dei videoclip di Liberato e più in generale dell’estetica visiva dell’indie italiano) e altro ancora da annunciare. Sono eterogenei i temi affrontati dalle prime sette pellicole frutto della partnership tra la piattaforma di video streaming statunitense e la holding italiana dei media e della comunicazione.

Alessandro Salem, direttore generale dei contenuti Mediaset, ha specificato che i film saranno disponibili in anteprima su Netflix (alcuni già dal 2020) e 12 mesi dopo arriveranno su Canale 5. Un lasso di tempo che corrisponde alla metà rispetto ad accordi simili che la piattaforma ha con altre emittenti generaliste in tutto il mondo, precisa una nota stampa. Una doppia finestra distributiva piuttosto cadenzata, che comunque non escluderà la possibilità di un passaggio nelle sale cinematografiche, quando e se opportuno.  «Il nostro accordo – ha aggiunto Salem – è nato con un obiettivo condiviso: la rilevanza strategica del contenuto originale».

Un obiettivo che d’altronde Netflix persegue da tempo, e che è parte integrante della sua strategia espansiva nei singoli mercati che approccia. Quella localizzazione dei cataloghi che, da un lato, porta a sviluppare partnership di questo tipo, a intessere rapporti con i produttori nazionali di contenuti e a tastare il polso di gusti, sistemi simbolico-valoriali, sensibilità. Dall’altro, spinge questi stessi contenuti verso un panorama globale, ricomprendendoli nell’offerta commerciale anche di altri Paesi. E contribuendo in qualche modo all’internazionalizzazione delle nostre storie.

Il ceo di Netflix, Reed Hastings, ha spiegato così la ratio dell’operazione: «Vogliamo finanziare nuovi film che possano andare su Netflix e Mediaset. Dodici anni fa ci siamo lanciati nello streaming, 22 anni fa abbiamo sfidato il mondo del blockbuster con i dvd. Negli ultimi anni abbiamo prodotto tanti film, siamo stati anche al Festival di Venezia. Abbiamo avuto un grande successo con Sulla mia pelle, abbiamo capito come concentrarci sui film italiani».

Rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa, Hastings ha dichiarato che Netflix ha oltre 2 milioni di abbonati in Italia e che qui sta pensando di creare una sede legale, anche per venire incontro alle problematiche fiscali recentemente oggetto di un’indagine della Procura di Milano. Indagine che, secondo le ricostruzioni della stampa italiana, sarebbe partita dalla constatazione che Netflix non ha una sede legale né un rappresentante in Italia e quindi non presenta qui nessun tipo di dichiarazione dei redditi (la sede europea è in Olanda).

Già nei giorni scorsi, a tal proposito, un comunicato della company precisava che «Netflix sta lavorando a stretto contatto con le autorità fiscali italiane. Paghiamo tutte le imposte dovute in Italia e in altri Paesi del mondo. Netflix investe milioni di euro in produzioni italiane, contribuendo così a creare posti di lavoro e a sostenere la comunità creativa locale».

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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