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Mercato

L’industria grafica in Italia nel primo semestre del 2017

di Giovanni Peresson notizia del 19 dicembre 2017

Attenzione, controllare i dati.

In questi ultimi anni la trasformazione del settore editoriale – da quello della stampa quotidiana e periodica a quello dei libri - ha investito tutti gli attori che operano lungo nella filiera del libro (e della «carta»): dalle case editrici alle librerie, dalle società di distribuzione alle industrie grafiche e cartotecniche. La crisi (con la riorganizzazione del carrello della spesa, l’irrompere dell’e-commerce, lo sviluppo del digitale, ecc.), che per quanto riguarda i libri ha allentato la sua morsa a partire dal 2015, ha contribuito a modificare le abitudini dei lettori e dei loro modi di acquistare. Gli editori, e a valle ancora i canali e i punti vendita, dal canto loro hanno sviluppato una crescente attenzione alle componenti finanziarie di cui una importante riguarda gli immobilizzi di magazzino (editoriale e della libreria), sfruttando al massimo le opportunità che le tecnologie mettono a loro disposizione: controllo puntuale del sell-out prima di avviare una nuova tiratura, calibratura della stampa della novità sullo storico dell’autore/genere, uso intensivo delle tecnologie POD.
A monte l’industria grafica e della carta si è trovata alle prese non solo con questa trasformazione che ha riguardato il nostro settore, ma alle trasformazioni che hanno investito altri settori di riferimento: quella della stampa quotidiana e periodica (leggi: meno copie vendute in edicola) della pubblicità (minor foliazione, ecc.)

Fenomeni che hanno avuto effetti importanti nei risultati dell’industria grafica, sia in termini di produzione sia di fatturato come ben mostra l’Indagine congiunturale Osi (Osservatorio Stampa e Imballaggio) di Assografici: l’Associazione nazionale di categoria che riunisce le industrie grafiche, cartotecniche e trasformatrici italiane.  Un Osservatorio che permette di avere un quadro dell’evoluzione del settore e indirettamente anche del nostro. I risultati dell’Osservatorio congiunturale sono ottenuti da Assografici dall’elaborazione dei questionari inviati a un panel composto da una cinquantina di imprese grafiche e cartotecniche trasformatrici, di piccole, medie e grandi dimensioni, che rappresentano circa il 25% del fatturato e degli occupati delle imprese associate.

 

Ci può sintetizzare i risultati che scaturiscono dall’ultimo Osservatorio?

ll fatturato delle aziende grafiche ha subito una diminuzione del 7% nel primo semestre 2017, rispetto allo stesso periodo 2016, – spiega Alessandro Rigo, responsabile del Centro studi Assografici –.Dal confronto dei primi sei mesi dell’anno con lo stesso periodo del 2016, si osserva che la produzione del settore grafico registra, secondo i dati Istat, una diminuzione del 12,8%, determinata dalla flessione più forte della grafica pubblicitaria e commerciale (-14,2%) rispetto a quella della grafica editoriale (-10,3%). A sua volta nell’area grafico-editoriale il calo produttivo tendenziale è più intenso per le riviste (-14,1%), mentre è più moderata la diminuzione della stampa di libri (-6,4%).

 

È un dato congiunturale o strutturale di quest’ultimo periodo?

Negli ultimi tre anni (2014-2016), la contrazione della produzione nella grafica editoriale è stata più contenuta rispetto al 2013, un anno particolarmente difficile per il settore. La flessione annua negli ultimi tre anni era compresa tra il -3,5% e il -5,5% circa. Ma il primo semestre di quest’anno ha portato a una ulteriore diminuzione in termini di produzione. Per il segmento libri abbiamo registrato una crescita nel 2014 (+1,7%),seguita da un calo nel 2015 (-6,6%), e da una diminuzione più consistente nel 2016 (-14,3%). Nel 2017, per il momento, registriamo quel -6,4% che dicevo. Sul fronte del fatturato il dato complessivo del settore grafico mostra un calo annuo tra il -1,5% e il -3% circa dal 2014 al 2016.

 

Che effetti hanno avuto questi segni «meno» sull’organizzazione dei processi aziendali?

A una trasformazione che si evidenzia soprattutto nella forte tendenza all’innovazione delle aziende stampatrici – e di cui gli investimenti in stampa digitale e in Pod ne sono gli indicatori più evidenti – e, più in generale, nell’investimento in tecnologie digitali. Nel 2016 si è registrata una ripresa negli investimenti in macchine da stampa sfruttando le opportunità che alcune leve fiscali hanno offerto per il rinnovamento del parco macchine. Secondo Acimga – l’Associazione dei costruttori italiani di macchine per l’industria grafica, cartotecnica, cartaria, di trasformazione e affini – nel 2016 il consumo apparente di macchine grafiche, cartotecniche e per il converting è cresciuto del 9%, dopo il +29% del 2015. Al di là dei dati negativi del mercato , dal 2014 in poi si è avuto un forte riassestamento dal lato dell’offerta della stampa di libri. Chi è rimasto sul mercato è riuscito a raggiungere risultati positivi e la speranza è che questo porti a una stabilizzazione della base produttiva. Se i primi sei mesi del 2017 hanno evidenziato ancora valori negativi, nel secondo semestre ci aspettiamo i primi segnali positivi, anche grazie a motivi macroeconomici: il Pil è tornato ad aumentare e sono in crescita i consumi delle famiglie.

 

Si può dire che la filiera della carta è uno dei settori manifatturieri di eccellenza nel campo del riciclo?

Sì! La filiera della carta è tra i settori industriali più attivi in questo processo. L’Italia infatti, dal dopoguerra in poi, ha accresciuto l’utilizzo di materie prime riciclate, in particolare dagli anni Novanta, anche a causa delle limitate risorse forestali disponibili. A differenza di altri materiali di base (i metalli, il legno) nel nostro Paese la carta riesce a coprire interamente il suo fabbisogno con la raccolta interna. Negli ultimi vent’anni è cresciuta notevolmente la raccolta differenziata urbana di carta e cartone,che è passata dalle circa 500 mila tonnellate del 1995 agli oltre 3 milioni di tonnellate attuali. Questo andamento è andato di pari passo con l’istituzione dei consorzi per il riciclo dei materiali di imballaggio, come il Comieco che è un nostro socio aggregato nella Federazione Carta e Grafica. È vero però che, rispetto al passato, sta cambiando la composizione del materiale riciclato: dalla carta per leggere e scrivere - tipicamente giornali e riviste che è diminuita del 30% in 10 anni -il riciclo riguarda sempre di più la carta per imballaggio.

 

Quali obiettivi individua per il prossimo futuro?

Speriamo che a livello di Tavolo della Filiera si possa collaborare per ottenere forme di detrazione dalle imposte sul reddito delle persone fisiche per gli acquisti di libri, quotidiani e periodici in formato cartaceo o digitale del 19%, come già avviene per le spese sanitarie. Questo potrebbe essere un ulteriore incentivo strutturale alla crescita sul lato del «sistema Paese» ma anche sul versante delle politiche industriali.
[Ha collaborato all'intervista Antonio Lolli]

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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