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Mercato

Le eccellenze della piccola editoria: il graphic novel

di Giovanni Peresson notizia del 18 December 2018

Attenzione, controllare i dati.

Rappresenta sicuramente uno dei settori di eccellenza della piccola e media editoria, di scouting autoriale, di generi e nuovi linguaggi della narrazione: è quello del graphic novel (scarica a questo link le slide presentate a Più libri più liberi). Nel 2017 il segmento (che comprende anche libri a fumetti e manga non da edicola) è cresciuto del +7,6%, raddoppiando quasi il valore a prezzo di copertina in cinque anni nei canali trade (librerie, librerie di catena, store online escluso Amazon). Il fatturato a prezzo di copertina, a fine 2017, era stato di 13,5 milioni di euro con circa 862 mila copie vendute nei canali trade.

Valori sicuramente sottostimati, e non solo perché manca dal conto Amazon, ma perché mancano canali e modalità d’acquisto importanti per questo genere. Non ci sono ad esempio le «fumetterie», né le fiere dedicate al fumetto (da Lucca Comics a Cartoomics). Un genere – anche qui un insieme di segmenti – in crescita. A parità di perimetro, valeva 8,7 milioni di euro e 593 mila copie nel 2012; a fine 2017 sfiora i 14 milioni e le 862 mila copie. Di tutto questo, la piccola editoria copre l’84% (al P11 del 2018) quando era l’82% nel corrispondente periodo del 2017 e del 2016.


Le ragioni di questa crescita complessiva stanno in un mix di fattori. Innanzitutto lo sdoganamento «culturale» (e commerciale) del genere che – tranne casi eccezionali – negli anni Novanta e nei primi anni Dieci non approdava né alla libreria né alle pagine culturali dei quotidiani. Poi la dimensione autoriale di un linguaggio narrativo che usa l’immagine, anziché le sole parole, per costruire una storia; ma anche le tematiche trattate; la qualità di stampa e confezionamento via via crescente; non ultimi, alcuni fenomeni legati a best seller che hanno dato visibilità al genere: Persepolis (Edizioni Lizard 2002-2003), Maus (Milano Libri 1994; Einaudi 2000), Zerocalcare e via dicendo. Anche in questo caso, non di rado l’origine del fenomeno andava ricercata, tra anni Novanta e Duemila, tra le attività delle piccole case editrici.

Può sorprendere la dimensione ridotta che questo segmento ha sul mercato trade complessivo (poco più dell’1% a valore e a copie), ma questa è una caratteristica generale del mercato editoriale, composto di tanti segmenti e sotto-segmenti con valori in genere a una cifra. Tuttavia se il graphic novel – il libro a fumetti, il manga – è un linguaggio narrativo, è sulla fiction che dobbiamo pesarlo. Allora questo 1,2% sul totale, se calcolato sulla narrativa italiana e straniera, sale a rappresentare il 5% delle tipologie narrative che vengono acquistate oggi dai lettori italiani.

Crescono, meno che a valore, le copie: con un andamento che è in netta controtendenza rispetto a tutto l’andamento del settore. In cinque anni – nei canali considerati – abbiamo un +45% a valore e almeno 500 mila copie vendute in più (escluso Amazon, le vendite in occasione di fiere e saloni del libro e dei comics, nelle «fumetterie»). La piccola editoria contribuisce per l’82-83% alle vendite del segmento, pur avendo un prezzo di copertina più basso (circa del 22%) rispetto agli altri editori.

All’interno di questo segmento, i principali sotto-segmenti che lo compongono hanno andamenti diversi. I libri a fumetti (15% del mercato dei piccoli editori) sembrano risentire di uno spostamento dell’offerta verso i collaterali da edicola; il graphic novel vero e proprio –  il 70% del mercato a valore dei piccoli editori – sembra riflettere nei suoi andamenti le evoluzioni «autoriali» connesse all’offerta editoriale e all’uscita di nuovi titoli capaci di fare la differenza tra un anno e l’altro; i manga. pur rappresentando il 16% dell’offerta (era il 6% nel 2016) rappresentano probabilmente una domanda di serialità proveniente dal pubblico più giovane e una fascinazione verso  il «mondo» dell’immagine (e dell’immaginario) giapponese.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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