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Mercato

La Filiera della carta e le sfide del futuro. Il bilancio a Tempo di Libri

di Antonio Lolli notizia del 20 aprile 2017

Attenzione, controllare i dati.

La Filiera della carta è un mondo che genera quasi 31 miliardi di euro di fatturato. Una realtà variegata costituita da associazioni che presentano come minimo comune denominatore la carta: oltre all’Associazione italiana editori, Acimga e Argi (operanti nel settore delle macchine per la grafica e la cartotecnica), Asig (che riunisce gli stampatori di giornali quotidiani), Assocarta (l’associazione fra gli industriali della carta, del cartone e delle paste per carta), Assografici (l’associazione delle industrie grafiche, cartotecniche e trasformatrici)e Fieg (la federazione degli editori di giornali). Queste sette realtà, legate alla produzione e diffusione di prodotti informativi e culturali, rappresentano imprese che costituiscono un segmento vitale dell’economia del Paese. La Filiera ha trovato quest’anno nella cornice di Tempo di Libri l’ambiente ideale per presentare i dati economici aggiornati del settore e per discutere sul tema. L’incontro Giornali e libri: strumenti di buona informazione e cultura. Le proposte della filiera della carta ha visto una prima relazione di Alessandro Nova, professore all’Università Bocconi, e una successiva tavola rotonda con Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera, Paolo Mattei, vicepresidente di Assocarta e Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di GeMS.
I risultati complessivi della filiera del 2016 si confermano sui valori dei tre anni precedenti e sembrano confermare la tendenza alla stabilizzazione del settore.

«Il 2007 è stato l’anno in cui si è raggiunto il punto di massimo assoluto in termini di fatturato nella Filiera – ha affermato Alessandro Nova –. A partire dal 2007 si è avuta una condizione di riduzione progressiva, che ha portato all’apice della crisi nel 2009. Il 2010 e il 2011 hanno mostrato poi un lieve recupero, mentre il 2012 ha fatto registrare un secondo calo dei fatturati. In molti settori il 2016 ha rappresentato l’anno di recupero dei livelli del 2007. Purtroppo il vero punto debole della Filiera è stata la performance della domanda interna, mentre le vendite sui mercati esteri sono state positive per molte realtà. Le cause sono da ricercare nella propensione al risparmio strutturalmente elevata delle famiglie italiane, ma soprattutto nella componente fiscale, che ha ridotto il reddito disponibile e quindi la capacità di acquisto. Nonostante questo, la Filiera è da sempre un sistema in saldo positivo della bilancia commerciale. Nel complesso infatti le esportazioni si sono mantenute superiori alle importazioni e il nostro Paese può vantare una riconosciuta capacità di penetrazione nei mercati internazionali».

L'incontro è stato anche l'occasione per ricordare i punti di forza del settore editoriale, nonostante i problemi e le difficoltà incontrate in questi anni.
«Tra il 2007 e il 2015 – ha spiegato Paolo Mattei – la produzione di carta in Europa ha subito una riduzione di 7 milioni di tonnellate. I motivi principali possono essere individuati sostanzialmente in due fenomeni: la grande riduzione degli investimenti pubblicitari e la crescente penetrazione dei media elettronici, in particolare tablet e smartphone. Aspetti che ci avevano portato già dieci anni fa a lanciare i progetti Print Power e Two Sides: il primo con lo scopo di promuovere l’efficacia dell’informazione e della pubblicità sulla carta, mentre il secondo con la finalità di dimostrare la sostenibilità della catena. È importante ricordare infatti che la carta è un prodotto sostenibile e riciclabile e che la nostra Filiera è un esempio di economia circolare d’eccellenza: non viene  portato nulla in discarica in quanto tutto viene riciclato. La carta non è e non può essere un competitor dell’evoluzione digitale ma è complementare a essa e a tratti alleata. Il fine ultimo è raggiungere una diversificazione strategica di marketing e di contenuti».

La non contrapposizione tra carta e digitale è condivisa anche da Stefano Mauri: «Ogni mezzo di comunicazione trova il suo posto e non uccide quelli che l’hanno preceduto. Questo vale anche per l’e-book, un segmento che nei Paesi più progrediti è arrivato a rappresentare il 30% del mercato totale, per poi tornare al 25% quando Amazon non è stato più in condizione di fare dumping, ovvero di vendere i prodotti a un prezzo non sostenibile per la filiera».

«È fondamentale far percepire e difendere il valore di quello che si offre al mercato – ha aggiunto Daniele Manca – sottolineando i punti di forza del nostro business e il vantaggio competitivo che offriamo al cliente potenziale. Per quanto riguarda i quotidiani questo vantaggio è costituito dalla possibilità di avere una lettura orizzontale, che dà un ordine di priorità alle notizie e il loro contesto. Una notevole differenza rispetto ai siti web in cui le notizie hanno invece uno scorrimento verticale».

La Filiera, a sostegno delle realtà che rappresenta e dell’intero settore, propone di istituire una forma di agevolazione per chi legge e un invito al «consumo» per chi non legge, mediante un intervento di detrazione fiscale dalle imposte sul reddito delle persone fisiche per gli acquisti di libri, quotidiani e periodici in formato cartaceo o digitale, pari al 19% dell’importo speso nel corso dell’anno. Il valore di questo intervento strutturale a sostegno della lettura e dell’informazione di qualità dovrebbe aggirarsi attorno ai 200 milioni di euro l’anno.

L'autore: Antonio Lolli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’università di Bologna, seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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