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Mercato

La distribuzione socioeconomica degli smartphone: i dati Pew

di Alessandra Rotondo notizia del 20 febbraio 2019

Attenzione, controllare i dati.

La tecnologia mobile si è diffusa molto rapidamente nel mondo. Oggi, si stima che oltre 5 miliardi di persone dispongano di dispositivi mobili: la metà sono smartphone. Eppure la crescita del fenomeno non è stata omogenea, né tra le nazioni né al loro interno. In generale, le persone che vivono in Paesi caratterizzati da economie avanzate hanno maggiori probabilità di possedere uno o più smartphone e sono più propense all’utilizzo di Internet e dei social media rispetto a quanto non lo siano le popolazioni delle nazioni caratterizzate da economie emergenti. Gli esiti di un’indagine recentemente condotta dal Pew Research Center mostrano che la percentuale di chi – nelle 18 economie avanzate sondate – dispone di uno smartphone è in media del 76%. Conto il 45% di chi vive in un Paese emergente.

Il tema della diffusione degli smartphone, è bene ricordarlo, impatta e sempre più impatterà quello della distribuzione dei contenuti editoriali, dei modi e dei tempi della lettura, dei canali di scelta e d'acquisto. Della sempre più accentuata vicinanza tra il libro e gli altri tipi d'intrattenimento e fruizione «a portata di tap».  

La diffusione degli smartphone varia notevolmente da Paese a Paese, anche nell’ambito delle sole economie avanzate. Mentre circa nove su dieci sudcoreani, israeliani e olandesi ne possiedono almeno uno,i tassi sono più vicini al sei su dieci in nazioni come la Polonia, la Russia e la Grecia. Anche nelle economie emergenti le percentuali variano in modo sostanziale, dal 60% di Sudafrica e Brasile al circa 40% di Indonesia, Kenya e Nigeria. Il tasso di proprietà più basso è quello dell’India, dove solo il 24% riferisce di avere uno smartphone.



Sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti, i giovani, le persone con un livello di istruzione più alto e quelle con redditi migliori hanno più probabilità di essere digitalmente connessi. La diffusione degli smartphone e l’utilizzo dei social media nei segmenti più giovani della popolazione, in particolare, sono tendenzialmente alte in tutti i Paesi sondati. Nelle economie avanzate, la maggioranza di chi ha meno di 35 anni ha almeno uno smartphone, mentre più disomogenea è la distribuzione tra la popolazione ultracinquantenne: dal 25% dei russi al 90% dei sud coreani.

Il gap tra giovani e meno giovani rispetto al rapporto con la tecnologia si sta riducendo nei Paesi con economie avanzate: a mostrarlo è il confronto con i dati della rilevazione Pew del 2015. Due i fattori che tendono a contrarre il divario; da un lato, l’evidenza che la percentuale di possessori di smartphone tra gli under 35 non è cresciuta particolarmente, essendo già significativamente alta quattro anni fa. Dall’altro, una sempre più convinta tendenza all’adozione della tecnologia da parte degli ultracinquantenni, che arrivano già «tecnologicamente formati» alle soglie dell’anzianità. Così, se negli Stati Uniti nove americani su dieci di età pari o superiore a 34 anni avevano uno smartphone tanto oggi quanto nel 2015, la percentuale degli ultracinquantenni che ne possiede uno è passata dal 53 al 67% nello stesso periodo.



Le cose cambiano significativamente se si guarda alle sole economie emergenti: in questo caso, in nessuno dei Paesi considerati il tasso di possesso supera il 35% nel segmento anagrafico 50+. E il gap è cresciuto anziché ridursi negli ultimi anni. Infatti, sebbene la fascia di età più avanzata abbia più probabilità di possedere uno smartphone oggi rispetto a qualche anno fa, il tasso di adozione tra i giovani è cresciuto in maniera decisamente più rapida. Basti pensare al caso delle Filippine, dove in quattro anni la probabilità che un giovane con meno di 34 anni abbiamo almeno uno smartphone è aumentata di 47 punti percentuali, contro i 23 guadagnati dagli over 50.



Anche il livello d’istruzione e di reddito giocano un ruolo considerevole quando si tratta di analizzare le differenze nei tassi di adozione di una determinata tecnologia. In ciascuno dei Paesi esaminati, le persone più istruite e con un reddito più elevato hanno maggiore probabilità di usare Internet rispetto alle persone con livelli di istruzione o reddito inferiori. E lo stesso o quasi vale per la propensione all’utilizzo dei social network. Nelle economie emergenti gli effetti del divario educativo sono particolarmente profondi: la maggioranza dei nigeriani (58%) con un'istruzione secondaria, ad esempio, usa i social media, contro il 10% di chi ha un’istruzione più bassa. Una differenza di 48 punti percentuali. E la differenza si fa ancor più ampia nell’uso di Internet, toccando i 53 punti: è il 65% dei nigeriani più istruiti ad accedervi, rispetto al 12% di chi ha un livello di istruzione inferiore.

Al contrario, la differenza di genere gioca un ruolo limitato nello spiegare i diversi tassi nell'uso e nell’adozione tecnologica. Sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti, uomini e donne generalmente posseggono e usano gli smartphone con intensità e frequenze simili. Con l’unica eccezione dell'India, dove soprattuto per ragioni culturali gli uomini (34%) sono molto più propensi delle donne (15%) a possedere uno smartphone. Un divario di 19 punti percentuali che peraltro sta crescendo, ed è oggi di 10 punti più alto rispetto a cinque anni fa, quando era il 16% degli uomini e il 7% delle donne ad avere uno smartphone.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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