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Mercato

Giappone: Twitter e Instagram sono i social più diffusi. Ma attenzione a TikTok

di Antonio Lolli notizia del 11 febbraio 2019

Attenzione, controllare i dati.

Instagram sorpassa Facebook e diventa il secondo social più amato in Giappone dopo Twitter, che si conferma anche quest’anno leader della classifica. Questa è la principale novità dell’ultima edizione dell’indagine annuale Japan’s Top Social Media Networks, che mostr soprattutto i giovani a decretare il successo di Instagram: il 61,3% degli utenti ha infatti meno di 30 anni di età. Un aspetto importante anche perché sempre più spesso i social sono utilizzati per veicolare contenuti che vanno oltre il semplice post o l’immagine delle proprie vacanze, e che possono poi diventare la base per prodotti editoriali più articolati. Basta pensare al caso di Rupi Kaur, diventata famosa nel mondo grazie alle sue poesie pubblicate su Instagram, in seguito raccolte in due libri diventati best seller internazionali.

Il Giappone è la terza potenza economica mondiale – dopo Stati Uniti e Cina – ed è molto amato all’estero per la sua storia, la sue tradizioni e la sua cucina. Le dinamiche che governano le scelte dei suoi abitanti sono a volte ancora poco conosciute. Tra social diffusi anche nei Paesi occidentali e altri quasi sconosciuti, novità e riconferme, eccoci per il quarto anno consecutivo (clicca qui per leggere gli articoli pubblicati nel 2018, nel 2017 e nel 2016) a dare uno sguardo all’evoluzione dell’universo social nel Sol Levante.




Come nell’indagine dell’anno scorso, tra i social diffusi anche nel nostro Paese è Twitter a fare la parte del leone, con 45 milioni di utenti attivi al mese (erano 40 milioni nel 2016) contro i 29 milioni di Instagram e i 28 milioni di Facebook (di cui però non si hanno a disposizione dati aggiornati e l’andamento è stato stimato sulla base di evidenze qualitative). Quasi i tre quarti degli studenti giapponesi e circa la metà dei giovani professionisti usano abitualmente Twitter, ma il 61,3% dei suoi utenti ha più di 30 anni. Il social di Zuckerberg in Giappone viene utilizzato più per motivi professionali che di svago, in modo simile a LinkedIn, in quanto porta l’utente a rivelare molti aspetti della sua identità e vita quotidiana. I giapponesi tengono molto alla propria privacy e preferiscono Twitter proprio perché consente una forma di comunicazione più anonima rispetto a Facebook. Molte celebrità giapponesi hanno il proprio profilo Twitter, ma anche molti negozi e ristoranti si servono dell’applicazione per pubblicare le proprie novità e aggiornare così in tempo reale il pubblico. Twitter è utilizzato in Giappone per comunicare contenuti e aggiornamenti nei settori più diversi: dalle previsioni del tempo alle condizioni del traffico, dalle notizie del momento alla situazione dei treni. Non c’è argomento che oggi non viene raccontato con un tweet.




Il social che sta avendo la crescita più rapida e dirompente è Instagram e le motivazioni sono essenzialmente due: la sua grande semplicità e, come per Twitter, la possibilità di comunicare in forma più anonima di altri social. Nonostante i suoi numeri siano ancora molto distanti da Twitter, nel 2018 ben 9 milioni di giapponesi hanno creato il proprio profilo su Instagram. Si tratta soprattutto di giovani e in particolare circa un quarto degli utenti sono donne di età inferiore ai 30 anni. L’impatto visuale di Instagram ha aperto le porte a nuove strategie commerciali e campagne pubblicitarie mirate che vedono anche nelle Instagram Stories un alleato sempre più ricercato.
Proprio per questo, la moda è uno dei settori in cui Instagram svolge un ruolo da protagonista: 40 dei 100 principali brand attivi sul social sono legati infatti al mondo del fashion.




Anche se non sono disponibili dati aggiornati, Facebook ha presentato negli ultimi tre anni tassi di crescita inferiori rispetto a Twitter e Instagram e risulta utilizzato dal 22,1% della popolazione (e i suoi utenti oggi possono essere stimati in poco meno di 30 milioni di persone). È un social «maturo», visto che circa il 74% degli utenti ha più di 30 anni e, come anticipato, viene utilizzato spesso per la ricerca del lavoro e la creazione di un propria rete di contatti professionali.




Se consideriamo anche gli strumenti dedicati alla messaggistica, la classifica cambia e la leadership indiscussa è di Line, l’applicazione – praticamente sconosciuta in Europa – che può essere considerata più o meno la risposta giapponese a WhatsApp. Con 78 milioni di utenti attivi al mese nel 2018 (erano 71 milioni nel 2017), uno dei suoi principali punti di forza consiste nell'integrazione totale delle funzioni. Line, oltre a consentire chiamate e videochiamate gratis, infatti, integra una piattaforma di videogiochi e un lettore di QR code che permette di accedere a moltissime altre funzionalità. Oltre al Giappone, Line è diffusa anche in altri Paesi asiatici tra cui Taiwan, l’Indonesia e la Thailandia.

Nell’universo social giapponese ha assunto sempre più importanza un nuovo giocatore: TikTok, la piattaforma dedicata alla pubblicazione di video musicali amatoriali nata in Cina nel settembre del 2016. La app consente agli utenti di creare e guardare brevi clip musicali (della durata di non più di 60 secondi), che possono essere arricchiti dall’utente con effetti speciali. Non sono ancora disponibili dati ufficiali di utilizzo in Giappone, ma la cosa certa è che TikTok sta avendo un grande successo a livello internazionale. Oggi è disponibile in 34 lingue e ha 150 milioni di utenti attivi giornalieri. È stata inoltre la app più scaricata nel primo trimestre 2018, con 45,8 milioni di download nel mondo. In Italia è conosciuta dai giovanissimi per aver inglobato Musical.ly, una piattaforma molto utilizzata per caricare e condividere brevi video in cui si canta in playback e si balla, imitando le proprie popstar preferite.
Staremo a vedere se la piattaforma sarà in grado di avvicinarsi alle performance dei social più conosciuti e se continuerà a fare breccia anche tra gli adolescenti italiani.

L'autore: Antonio Lolli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’università di Bologna, seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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