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Mercato

Esistono molti modi per scegliere un libro

di Giovanni Peresson notizia del 18 settembre 2018

Attenzione, controllare i dati.

Può sembrare perfino banale precisarlo, ma le ragioni che ci portano a scegliere di leggere (e acquistare) un libro non sono le stesse per tutti i libri. Né per tutti i generi. Oggi però possiamo cominciare a comprendere meglio come da un bisogno, un interesse, una curiosità più o meno latente si arrivi a scegliere un certo libro e poi un certo canale e un punto vendita.
 
Queste differenze di percorsi si colgono chiaramente se facciamo riferimento ai libri per bambini (0-14 anni) che hanno certo le loro peculiarità, ma consentono di aprire un campo di osservazione nuovo e non sondato (le leve che conducono alla scelta di leggere un romanzo sono le stesse di un altro libro di varia?). Se alcune «voci» non sono state misurate in parallelo (ma i questionari hanno il problema della lunghezza e qualcosa bisogna sacrificare), sono evidenti somiglianze (molte) e differenze (altrettante). Somiglianze, anche perché il mercato del libro per ragazzi, da anni, si comporta e viene trattato – best seller, promozioni… – come la più generale varia adulti. Con i pro e i contro che ne conseguono.
 
Anche qui nella scelta di lettura prevale l’interesse per l’argomento (68% vs 64% delle indicazioni), ma ancor di più per il personaggio e/o la storia del film (42% vs 15%). Pesa molto meno la dimensione autoriale (8% vs 35%), cui seguono i consigli di insegnanti (18%) e bibliotecari (3%), quando in generale pesavano per il 9%. L’esposizione in libreria incide per il libro per ragazzi (0-14 anni) quanto per la varia in generale (14% vs 15%). Lo sconto vale però la metà nel decidere cosa leggere (o cosa far leggere) al proprio figlio. In generale, molto poco pesano tutte le forme di comunicazione legate a community, social, store online (3% vs 27%).


Fattori che portano alla decisione di quale libro leggere – ma poi implicitamente (ma neppure tanto, come si vede) a quale libro acquistare o prendere in prestito in biblioteca – che mutano quando il bambino e poi il ragazzo diventano progressivamente autonomi rispetto alle scelte del genitore o dei parenti. Cresce con i 7-9 anni l’affermazione che si è scelto di leggere (e quindi comprare o prendere in prestito un libro) perché interessa l’argomento: 89% rispetto al 68% di media tra gli 0-14enni. Poi cambia l’interesse per i personaggi o la storia del film (o della serie tv), che rimane sì alta, ma in sostanziale calo: 39% tra i 7-9 anni e 41% tra i 10-14enni, rispetto al 42% che i personaggi esercitano sulla media della popolazione infantile. Vediamo crescere l’interesse per l’autore (il 9% tra i 10-14enni), segnalando che si inizia a cogliere la dimensione autoriale della storia e della scrittura. Poi ci sono sempre i «consigli» di insegnanti e bibliotecari, ma vediamo crescere quelli provenienti dal gruppo dei pari (dal 4% al 15%) e quelli che provengono dai social (dallo 0 al 7%) con la maggiore autonomia e abilità nell’utilizzarli.

Ricordandoci del ruolo che i social hanno in questo campo sulla popolazione dei 14-75enni nell’orientare le letture (9%), qui tra i 10-14enni – oggi, 2018 – è già del 7%. Senza voler trarre conclusioni affrettate da un trend monitorato solo da due anni – qualche riflessione in più sul ruolo che il web ha (avrà) nell’informare i Millennials su cosa è stato pubblicato (e su come condurli al canale d’acquisto) potremmo averla.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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