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Mercato

Editori allo specchio. Com'è cambiata la piccola editoria negli ultimi anni?

di Giovanni Peresson notizia del 8 dicembre 2016

Attenzione, controllare i dati.

Chi è il pubblico della piccola editoria in Italia oggi? Un pubblico che fino a non molti anni fa questo pubblico finiva per coincidere (o sovrapporsi in larga misura) con il forte lettore che cercava diete di lettura capaci di contemplare best-seller e libri/autori più eccentrici rispetto al panorama tradizionale. Oggi è possibile ancora identificarlo o è diventato ormai troppo trasversale?
E come si è trasformata la piccola editoria di fronte a questo cambiamento?
Innanzitutto, quando parliamo di piccolo cosa intendiamo? Domanda non banale perché la configurazione della piccola editoria e i suoi problemi economici e finanziari non sono molto diversi dal tessuto imprenditoriale italiano fatto da tante piccole imprese (l’economia del «cespuglio» di deritiana memoria). Il principale gruppo editoriale mondiale (Pearson fattura 6,6 Ml di euro: tre volte tutta l’editoria italiana). Il primo gruppo editoriale italiano è GeMS+Messaggerie ma è 33esimo. Peck, a Milano, fattura oltre 29 milioni di euro.
ll pubblico della piccola editoria si è anche probabilmente allargato da quei 3,5-4 milioni di forti lettori ai circa 3,6 milioni di medio-forti. E anche qui con sovrapposizione con i 4,5-5 milioni di lettori di e-book.
In ogni caso sembra essere diventato un pubblico dal profilo molto più complesso. Decisamente fedele ai miti e ai riti che contornano la piccola editoria, ma anche un lettore cliente che ha abbandonato molte delle ideologie. È un acquirente multicanale che compra su Amazon o nelle catene editoriali, e più che in quelle indipendenti.
Che cerca anche nuovi percorsi informativi: più i social che il passaparola fisico; più l’aver vissuto un’esperienza positiva nel passato (rispetto alla Fiera, ma non facciamo fatica a traslarla rispetto al marchio o all’autore) sul versante emotivo.
È un lettore che accanto ai libri affianca gli e-book: non in misura preponderante (il 45%) ne legge fino a tre; ma un 16% arriva a uno al mese.
Di fronte a questo cambiamento del pubblico com’è cambiata la piccola editoria? È cambiata innanzitutto dal punto di vista numerico: nel 2010 erano 978 le sigle che pubblicavano più di 10 titoli all’anno (soglia minima individuata per il passaggio da una fase pre-editoriale a una editoriale vera e propria). Nel 2015 sono diventate 1.101 (+13%).
Frutto di due dinamiche diverse: la lieve riduzione della produzione di alcuni editori (dalla fascia over-100 sono scesi a quella 61-100), e l’ingresso e il consolidamento di quella che abbiamo chiamato pre-editoria e che comunque dai 3.073 titoli pubblicati del 2010 è passata a 3.415, con un +11%.
Questa crescita, che con eccezione del 2013 è avvenuta anche negli anni di maggior difficoltà del settore, pone in evidenza come oggi le tecnologie permettano un accesso semplice e facile allo sviluppo di un progetto editoriale. Molto meno all’accesso ai canali distributivi: soprattutto a canali distributivi che possono permettere una conoscenza «immersiva» nel progetto editoriale.
All’interno del settore, incrociando gli incrementi di fatturato con un numero indice di innovazione (orientamento all’e-commerce, titoli e-book sulla produzione complessiva, ricavi derivanti da eventi, internazionalizzazione, ecc.), vediamo chiaramente nel 2016 uno spostamento verso l’area di «Innovazione» (con risultati superiori della media), che rappresenta il 18% del campione considerato rispetto al 15% di soli 3 anni prima. Anche quelli che «hanno resistito e stanno migliorando» (49%) sono in parte quelli che tre anni prima erano nell’area «nonostante tutto resistiamo» (43%), a cui se ne sono aggiunti altri.
Il nodo dei prossimi anni credo sarà da un lato quello di trovare strumenti (formazione?) per aiutare quelli «ancora in difficoltà» (27%) ma soprattutto di favorire processi di consolidamento imprenditoriale – i cui modelli restano Sellerio oppure e/o – ma anche forme di network imprenditoriali capaci di affrontare su basi finanziariamente più solide e su dimensioni aziendali più cospicue le sfide portate da un cambiamento di domanda del lettore di competizione sui canali commerciali.

Le slide dell’evento di Più libri 2016, in cui sono stati presentati i risultati dell’indagine sulla piccola editoria e sul suo pubblico, sono disponibili e liberamente scaricabili alla pagina dedicata all'evento, nella sezione Presentazioni di questo sito.

Guarda la videointervista a Giovanni Peresson sul sito di Più libri più liberi.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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