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Mercato

Dove sta andando l'editoria catalana per bambini e ragazzi

di Alessandra Rotondo notizia del 9 settembre 2019

Attenzione, controllare i dati.

Rappresentano il 34% del mercato dei libri in catalano, con un fatturato cha l’anno passato ha raggiunto i 44 milioni di euro. Sono i libri per bambini e ragazzi, un segmento che – al netto delle pubblicazioni scolastiche – è cresciuto del 10% negli ultimi tre anni e nel 2018 ha consegnato agli scaffali 2.800 nuovi titoli, stando ai dati del Gremi d'Editors de Catalunya. Un segmento che – pur non ignorando quanto sia circoscritto il suo perimetro: quello della letteratura per i più piccoli all’interno di una minoranza linguistica – gode di buona salute e nell’internazionalizzazione e nel poter contare su una ricca e variegata rete di illustratori e autori vede il potenziale del suo sviluppo e della sua crescita.

Attraverso due recenti articoli, il quotidiano di Barcellona «La Vanguardia» ha indagato prima le tendenze manifestate dal settore in termini di storie, linguaggi e contenuti, poi ha dato voce a diversi editori che con i loro cataloghi e le loro scuderie autoriali stanno ridefinendo il canone della letteratura per i più piccoli in lingua catalana.

«Alla nascita di nuove case editrici per bambini e ragazzi in Catalogna, alla tendenza che ha spinto molti editori che non pubblicavano in catalano a farlo, contribuisce la buona rete di librerie specializzate e generali con un ricco catalogo per l'infanzia sul territorio, l’ottimo lavoro svolto dalle biblioteche di pubblica lettura (a partire dalla crescita dei fondi per l’acquisto) e il rinnovato interesse delle scuole» racconta Patric de San Pedro della casa editrice Takatuta.

Per quanto riguarda, invece, le nuove voci (e i nuovi tratti) dell’illustrazione, iniziative come Álbum Barcelona – promosso da una decina di case editrici indipendenti catalane – hanno contribuito a dar visibilità al genere dell’illustrato e a ribadire la centralità e l’importanza del disegno nella produzione editoriale, aggiunge Josep Llussà della casa editrice Baula.

Ma è la partecipazione in veste di ospite d’onore alla Fiera di Bologna del 2017 – assieme alle Isole Baleari – che ha fatto guadagnare alla Catalogna, alla «scuola catalana» dell’illustrazione, in particolare, l’attenzione del pubblico internazionale. «Tradizionalmente andavamo a Bologna per acquistare diritti, più che per venderne. È l’edizione 2017 che ha aperto le porte all’internazionalizzazione dell’editoria catalana» spiega Noemí Mercadé del gruppo Casals. Eppure il lavoro non può fermarsi, avverte Reina Duarte della casa editrice Edebé: «Un gesto isolato non porta frutti se non ci si premura di sostenerlo, se non arriva inquadrato in un progetto a lungo termine. Un progetto che può realizzarsi solo se l’industria editoriale e le istituzioni – indipendentemente dal colore politico di volta in volta assunto – lavorano insieme».

D’altronde, l’internazionalizzazione resta la grande sfida per tutte le editorie che possono contare su un bacino linguistico naturale molto ridotto. E quella catalana non fa differenza. Spesso, a pesare sul rapporto tra pubblicazione in castigliano e catalano, sono le politiche dei grandi gruppi editoriali: «In Penguin abbiamo raddoppiato il numero delle uscite in catalano negli ultimi tre anni, e stiamo seriamente prendendo in considerazione l’idea di pubblicare libri solo in catalano» precisa Álex Fernández. Ma quali sono le misure da seguire affinché questa tendenza diventi dominante? Per Juli Peradejordi della casa editrice Picarona è importante la collaborazione tanto delle grandi catene quanto delle istituzioni, con fondi e sussidi per la traduzione rivolti specificamente alle lingue minoritarie, «come quelli dell’Institut Ramon Lull».

Per quanto riguarda le tendenze, alcune sono senza dubbio condivise con il panorama globale dell’editoria di settore, almeno con quello europeo. È il caso sicuramente della schiera delle bambine ribelli pubblicate al seguito del fortunato progetto di Elena Favilli e Francesca Cavallo. E se scienza, natura ed ecologia continuano a occupare un posto di primo piano nei cataloghi degli editori per i più piccoli, un più recente e solido interesse si sta appuntando sui temi dei big data e su quelli dell’IT: dai software ad apprendimento automatico alla robotica. Oltre all’illustrato che, come abbiamo visto, tiene banco e rivendica la sua importanza e il suo valore, grande successo hanno anche le riviste per i più piccoli (almeno otto, in lingua catalana, sono nate negli ultimi tre anni), soprattutto focalizzate sulla divulgazione scientifica.

Più in generale Alice Incontrada, editrice di Blackie Little, dichiara che una tendenza che vede affermarsi è quella alla pubblicazione di libri «meno moralizzanti, senza un chiaro scopo pedagogico o un tema definito, e quindi più liberi, intemperanti, divertenti. E mi piace». Anche il rapporto con il lettore è cambiato, si è liberato: «I social network hanno consentito, per la prima volta, a molti giovani lettori di contattare direttamente scrittori ed editori e viceversa. Una barriera è stata superata e ci ha uniti tutti».

Ma il problema, in Spagna, come in Italia, come in Catalogna – seppure con gradi di preoccupazione diversi, corrispondenti a diversi indici di penetrazione della lettura – resta lo stesso: come assicurarsi una nutrita popolazione di lettori? Agire sull’infanzia, è finanche superfluo ribadirlo, resta fondamentale. Ma cos’è che rende la diffusione della lettura difficile? «Perché non abbiamo bisogno di piani per promuovere la musica, i videogiochi o le serie tv? Perché i bambini e i giovani le vivono come cose divertenti, giocose, piacevoli... Il giorno in cui cominceremo a vivremo la letteratura nello stesso modo avremo lettori in abbondanza» chiosa Oriol González, editore di BiraBiro.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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