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Mercato

Brexit. Gli scrittori britannici chiedono garanzie e protezione

di Alessandra Rotondo notizia del 7 dicembre 2018

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La Society of Authors  britannica, che rappresenta 10.500 scrittori, sceneggiatori, illustratori e traduttori, ha pubblicato un rapporto dal titolo Brexit Briefing per mettere in luce le criticità che la comunità creativa del Regno Unito è chiamata a fronteggiare a causa delle trattative sulla Brexit (e che sarà chiamata a fronteggiare a Brexit conclusa). L’obiettivo dell’associazione è ottenere la garanzia, da parte del governo, di un «nuovo quadro politico nazionale favorevole agli scrittori».  La richiesta espressa è che queste tutele compaiano esplicitamente nel Withdraw agreement, l’accordo che stabilisce i termini della fuoriuscita dall'Unione europea.

Nel report, la Society of Authors afferma che il settore editoriale britannico contribuisce in modo significativo all’economia del Paese:  nel 2017, in particolare, lo avrebbe fatto generando un fatturato di 5,7 miliardi di sterline. La principale preoccupazione dell'organizzazione è che «gli attuali standard di tutela [anche e soprattutto economica] del diritto d’autore non vengano “annacquati” o utilizzati come moneta di scambio in futuri negoziati commerciali».

Sempre nel documento si chiede al governo – visto che con ogni probabilità l'Unione Europea approverà la direttiva sul mercato unico digitale prima della fuoriuscita della Gran Bretagna – di introdurre disposizioni analoghe nella legislazione britannica. Disposizioni orientate a una maggiore trasparenza degli editori nei confronti degli autori e a una maggiore equità contrattuale.

Un secondo, consistente, timore riguarda le esportazioni verso l’Europa. La richiesta è che il governo negozi condizioni commerciali che non indeboliscano il dialogo con i Paesi UE, soprattutto in considerazione del fatto che – è il Brexit Briefing ad affermarlo – «il Regno Unito è il più grande esportatore di libri fisici al mondo, con una quota globale del 17%». Le esportazioni svolgono un ruolo importante nel successo dell'industria editoriale britannica, con un bilancio di 3,4 miliardi di sterline: il 60% delle entrate totali del settore. E l’Unione europea è il mercato che assorbe maggiormente quest’esportazione, accogliendone il 36%.

Tra le altre richieste: maggiori tutele per il mercato interno, affinché il confronto con i libri provenienti da altre editorie non sia impari proprio sugli scaffali delle librerie britanniche; la possibilità, per gli autori inglesi, di continuare ad accedere ai finanziamenti europei; l’abbassamento dell’Iva – addirittura l’azzeramento – sui prodotti editoriali digitali.

«Non possiamo semplicemente presumere che le nostre industrie creative conserveranno la loro importanza pur perdendo il facile accesso ai mercati europei», ha scritto la scrittrice britannica Joanne Harris nel report. «Dobbiamo essere in grado di commerciare facilmente con l'Europa e il resto del mondo, abbiamo bisogno di stringere accordi che ci permettano di spostare merci rapidamente ed efficientemente, altrimenti rischiamo di diventare sempre più emarginati, con risultati disastrosi per l'industria editoriale, e per le arti creative in generale».

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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