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Mercato

Brasile. Nel 2023 l’editoria segna un +13%, ma solo grazie alle vendite al governo

di Bruno Giancarli notizia del 7 giugno 2024

Quando si parla di mercato brasiliano, e in generale delle editorie sudamericane, due sono le coordinate da non perdere mai di vista: l’inflazione e il ruolo del governo federale come principale acquirente. L’inflazione è per l’editoria brasiliana (e per l’economia tutta) un problema da ben prima degli aumenti globali del 2022 e 2023, i quali sono stati decisivi per gli andamenti dell’editoria italiana ed europea: basti pensare che se in termini nominali i prezzi dei libri venduti nel mercato privato dal 2006 al 2023 sono aumentati di quasi il 70%, in termini reali sono diminuiti del 36%. Per quanto riguarda gli acquisti centralizzati da parte del governo federale, che rappresentano nel 2023 il 35% del venduto e addirittura il 47% delle copie, si tratta non solo di opere scolastiche o di opere per la pubblica amministrazione, ma anche di programmi nazionali per favorire la lettura.

Fatte queste premesse, guardiamo da vicino i numeri presentati dal Sindicato Nacional dos Editores de Livros, in collaborazione con la Câmara Brasileira do Livro e Nielsen BookData.

Il mercato nel suo complesso è cresciuto del 12,8% a valore in termini nominali (+7,8% in termini reali) e del 4,5% a copie, per un totale pari a 6,2 miliardi di Reais (1,16 miliardi di euro al cambio del 29 dicembre 2023) e 328 milioni di copie. Il dato è in realtà solo in apparenza positivo, per le premesse di cui sopra. Da un lato, la crescita è imputabile esclusivamente alle vendite al governo, aumentate del 23% a copie e del 52% a valore. Una fetta di mercato tanto importante quanto scostante: basti pensare che nel 2022 questa voce aveva perso il 24% a valore e il 42% a copie. Dall’altro lato, il mercato privato ha perso lo 0,8% in termini nominali, che diventa un -5,1% in termini reali, mentre a copie perde addirittura l’8%: l’aumento del prezzo medio è stato infatti del 7,9% (3,2% in termini reali).

Che questi dati siano meno positivi di quanto possa sembrare lo si nota ancor meglio mettendo a confronto l’andamento del mercato e il PIL del Paese, sempre in termini reali: se l’economia nel complesso rispetto al 2005 è cresciuta di oltre il 30%, le vendite a privati di libri valgono nel 2023 meno del 60% rispetto a 18 anni prima: un crollo che non è imputabile soltanto alla pandemia, visto che lo scostamento tra PIL e mercato editoriale è chiaramente visibile almeno dal 2014. Anche da questi dati, in fondo, traspare la diseguaglianza che caratterizza la società brasiliana: all’aumento di ricchezza del Paese non è corrisposto un benessere diffuso nella classe media (o, a essere più precisi, un’uscita davvero generalizzata dallo stato di povertà: l’indice di Gini del Brasile è tra i più alti al mondo), e quindi un analogo andamento dei consumi culturali di massa.

Un altro fattore che contribuisce – per quanto in misura minore – a questo andamento negativo del mercato è il calo delle novità pubblicate. Il Brasile è un Paese in cui storicamente escono pochi titoli all’anno (specie se rapportati a una popolazione che è tre volte e mezzo quella italiana): nel 2023 erano 52.888, in calo dello 0,8%. Di questi, quasi 11mila erano novità, il resto ristampe.

Il mercato si divide tradizionalmente in quattro macroaree: scolastica, varia, editoria religiosa ed editoria professionale. Se guardiamo soltanto al mercato privato, si scopre che il -0,8% dipende dal calo della varia (-2,5%) e dell’editoria professionale (-5,9%), perdite tali da non essere compensate dall’andamento positivo di scolastica (+1,2%) e soprattutto dell’editoria religiosa (+4,5%). In termini di copie i cali sono più pronunciati, e raggiungono le due cifre nei primi due casi, mentre sono inferiori ai 4 punti nei secondi.


Guardando ai canali di distribuzione, sono le librerie online a guidare il mercato: rappresentano il 32,5% delle vendite a valore, seguite dalle librerie fisiche (28%): una forbice che si è ristretta rispetto al 2022 (i due canali erano separati da quasi 9 punti l’anno precedente, sono ora poco più di 4). È nella varia che il peso delle librerie online è più pronunciato: già nel 2022 avevano superato la metà del settore a valore, nel 2023 valgono il 51,8%. Anche per l’editoria professionale si tratta del canale principale (46%), mentre l’editoria religiosa e la scolastica passano ancora principalmente per le librerie fisiche, con un peso a valore rispettivamente del 37% e del 28%.

Chiudiamo infine con uno sguardo al digitale. Già nel 2022 aveva registrato un’ottima crescita (+35%), grazie soprattutto alle licenze vendute alle biblioteche. Una prestazione che nel 2023 è addirittura migliorata (+39%), ed è tale da portare le vendite nel mercato privato in territorio positivo (+1,5% in termini nominali). È dalla pandemia in poi, del resto, che il digitale non fa che crescere a due cifre. In totale vale 339 milioni di reais (circa 63 milioni di euro). Digitale, in Brasile, significa soprattutto editoria professionale: non solo e-book, ma soprattutto vendite di licenze digitali alle biblioteche, le quali da sole pesano per più di un terzo del totale.

L'autore: Bruno Giancarli

Dottorato in filosofia a Firenze, Master in editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Attualmente lavoro presso l'Ufficio studi Aie. Mi interessano i dati della filiera editoriale e le loro possibili interpretazioni.

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