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Mercato

Argentina: calo deciso del mercato nel 2016, nonostante l'apertura all'import-export

di Camilla Pelizzoli notizia del 15 maggio 2017

Attenzione, controllare i dati.

Si chiude oggi 15 maggio la 42esima Fiera internazionale del libro di Buenos Aires, uno degli appuntamenti più importanti per l’editoria sudamericana. Cominciata il 27 aprile, ha raccolto più di un milione di visitatori, ma anche dodicimila professionisti del settore provenienti da 33 paesi e pronti a partecipare al programma professionale. Un momento di festa e di celebrazione dell’amore per la lettura dunque, offuscato però dai dati decisamente poco felici relativi all’andamento del mercato editoriale argentino nell’anno appena passato.

Secondo quanto riferito da Fernando Zambra di Promage, agenzia che si occupa di rilevazioni di mercato per l’editoria argentina e su cui si basano i dati del Libro Blanco pubblicato annualmente dal 2015 dalla Cámara Argentina de Publicacione, l’industria editoriale argentina nel 2016 ha guadagnato 540 milioni di dollari, contro i 773,5 milioni di dollari dell’esercizio precedente, e senza contare le ulteriori perdite date dalla diminuzione del numero di libri scolastici acquistati dal governo (nel 2015 portavano il fatturato totale a 905 milioni di dollari). Nell’insieme si tratta di un calo che tocca il 40%. I dati precisi arriveranno con la pubblicazione del Libro Blanco 2016.

Il calo era già stato riportato dagli editori, come Penguin Random House America Latina; Javier Lopez LLovet, CEO del gruppo, ha parlato di un calo nel numero di libri acquistati per persona, che si è fatto particolarmente pesante a partire dallo scorso maggio; tuttavia si mantiene «ottimista», anche se le aspettative per il 2017 non sono rosee, perché andando a concentrarsi sul lungo periodo l’America Latina rimane ancora un Paese con un mercato che è «ben lungi dall’essere saturo o maturo».

È innegabile, però, che molti altri editori non siano tranquilli come Lopez Llovet. Molti infatti vedono in questo calo la diretta conseguenza di politiche poco accorte da parte del presidente Mauricio Macri, in particolare dai cambiamenti nella politica governativa implementati da dicembre 2015: tra questi, i passaggi che hanno portato alla svalutazione del peso argentino e la decisione di tagliare quasi totalmente gli acquisti di libri di testo da parte dello Stato. Anche la scelta di scegliere un editore come ministro della cultura, Alejandro Pablo Avelluto, non ha portato ai miglioramenti che il settore sperava.

Un punto che ha sollevato reazioni miste, benché tendenzialmente positive, è stato l’abrogazione delle norme riguardanti l’importazione dall’estero (che riguardavano anche i libri) per cui per ogni peso di materiale importato, era necessario esportare il valore equivalente di prodotti argentini. Sempre secondo i dati Promage, questo avrebbe portato a un aumento nell’importazione di libri dai 40 milioni di dollari del 2015 ai 70 milioni del 2016, andando a soddisfare evidenti necessità del pubblico e la ricerca di bibliodiversità di cui parlavano anche gli editori, pur andando in alcuni casi a competere direttamente con la produzione interna (soprattutto per quanto riguarda l’importazione di titoli da altri Paesi ispanofoni).

Roberto Lightowler, vicepresidente della Cámara Argentina de Publicacione, si è espresso con sicurezza e pragmaticità a riguardo. «Non è una novità che quest’anno l’industria del libro ha sofferto per un calo. A seconda della casa editrice, le perdite andranno tra il 10 e il 20%. Tuttavia visti i segnali di ripresa, speriamo che la situazione si inverta e che si raggiungano nuovamente i livelli di vendita conseguiti negli anni precedenti».

Nonostante le rassicurazioni, stando alle opinioni degli editori in fiera, raccolte dalle testate locali, il panorama che molti si prospettano non sembra essere dei più rosei, e l’editoria argentina potrebbe cedere il passo a quella di altri Paesi del Sud America che in questo momento sono in una situazione economica più tranquilla. Non resta che aspettare i dati di mercato definitivi e il report dell’International Publishers Association per capire quali conseguenze avrà questo intenso calo su scala continentale e globale.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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