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Mercato

Anche Nextory (come Storytel) guarda al mercato globale

di Alessandra Rotondo notizia del 3 febbraio 2020

Attenzione, controllare i dati.

La piattaforma svedese Nextory, dedicata alla lettura digitale sia di e-book che di audiolibri, sta lavorando a una strategia espansiva che le consenta di fare il suo ingresso su altri mercati. Tanto in Europa quanto fuori, d’altronde, la domanda di contenuti editoriali audio sembra in crescita. E, oltre a consolidarsi in quei Paesi dove l’ascolto di audiolibri è già affermato, il consumo audio sembra incrementare – magari stimolato dai podcast o dalle produzioni originali – anche in quei territori dove un mercato è stato di fatto creato dall’arrivo delle piattaforme concorrenti: Audible e Storytel.

Nextory è stata fondata a Stoccolma da Shadi Bitar e Ninos Malki e, per inciso, è tra i servizi all-you-can-listen dai quali Penguin Random House ha cominciato a ritirare i suoi audiolibri, qualche settimana fa. Sul sito dell'azienda si legge che l’origine siriana dei fondatori li ha spinti a soffermarsi sull'importanza della lettura come strumento d’integrazione. Diventato operativo nel 2015, il servizio ha conquistato il suo primo mercato estero nel 2018: si trattava della vicina Finlandia. Dal 2019 l’offerta di Nexory può essere sottoscritta anche in Germania. Danimarca, Austria e Svizzera sono stati gli ultimi Paesi raggiunti.

«Nextory è un'app per la fruizione di audiolibri ed e-book che si sottoscrive su base mensile» ha raccontato il responsabile dello sviluppo Magnus Nytell a Publishing Perspectives. «Offriamo una vasta gamma di abbonamenti da uno a quattro utenti, con prezzi diversi. Quando ti iscrivi, puoi leggere e ascoltare tutte le storie che vuoi sul tuo cellulare o dal tuo tablet». Nytell ha inoltre sottolineato che in ogni Paese Nextory offre una versione localizzata del catalogo, con contenuti di editori e autori  nativi e internazionali.

Non è ancora noto quali saranno i prossimi mercati d’approdo di Nextory, né quali considerazioni strategiche muoveranno Nextory sullo scacchiere internazionale. D’altro canto la company ha informato gli investitori che – rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente – i ricavi sono aumentati del 130% nel terzo trimestre del 2019.

Nel mercato svedese Nextory offre un abbonamento gratuito di 14 giorni ai nuovi utenti, al termine si può proseguire a pagamento scegliendo tra quattro proposte: dalla più essenziale ed economica (che ha un costo di 139 corone, poco più di 13 euro) alla più costosa e completa (l’abbonamento family, che costa 278 corone – circa 26 euro – e consente l’utilizzo fino a quattro utenti).

Un fattore chiave che differenzia i livelli di abbonamento riguarda l’accesso alle nuove uscite. Nel pacchetto meno costoso, l’utente deve aspettare sei mesi per leggere o ascoltare le novità in catalogo. Nell'offerta family e in quella «oro» i nuovi titoli sono disponibili per la fruizione dal momento stesso del rilascio sulla piattaforma.

Alla domanda su come Nextory possa pensare di competere con la connazionale Storytel – che ha recentemente annunciato di aver chiuso il 2019 con più di 1,1 milioni di clienti paganti – Nytell sottolinea la superiorità tecnologica dell'app di Nextory. «L’esperienza di lettura è migliore. E il nostro catalogo più ampio, poiché lavoriamo su diversi formati».

Viene da chiedersi quale sarà l’effetto sul pubblico – reale e potenziale – del moltiplicarsi delle piattaforme di audio streaming. La fidelizzazione verso un servizio piuttosto che un altro? L'incremento degli abbonamenti attivati dal singolo utente (ma è così alta la disponibilità di spesa per questo tipo di consumo?) L’ampliarsi della fetta dei «lettori ascoltatori»? È presto per dirlo. Ma i segnali che ci arrivano lasciano ancora una volta pensare che il fenomeno dell’audio è arrivato per restare. E che con i suoi effetti – positivi, negativi, evolutivi – siamo e saremo chiamati a confrontarci. Come consumatori e come editori.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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