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L'Italia scopre il «nuovo Internet»

di E. Draghi notizia del 22 marzo 2012

È stata presentata martedì dall’Osservatorio New Media & New Internet la ricerca, promossa dalla School of Management del Politecnico di Milano, sul cosiddetto «nuovo Internet» ossia quel segmento di mercato composto dai vari smartphone, tablet, app, social network, video on line e connected tv. Tra gli obiettivi dell’indagine c’era anche quello di riuscire a stabilire un nuovo modello di sviluppo da indicare per superare la crisi economica che investe tutti gli ambiti di attività, compreso quello editoriale.
Ma andiamo ad analizzare alcuni dati. Nel 2011 si è registrato un generale calo del mercato dei media, dovuto soprattutto alla flessione dei media tradizionali (che passano da 11,9 miliardi di euro a 11,4 evidenziando quindi una perdita del -5%) non completamente compensata dalla crescita dei new media (+7%). In generale i mezzi di comunicazione tradizionali perdono appeal anche rispetto al mondo dell’advertising: cala infatti la raccolta pubblicitaria sulle tv tradizionali (8%), sulla stampa e le radio (di oltre il 5%) mentre aumentano le new tv (23%). Aumentano tuttavia i ricavi pay (+ 2% per le new tv e +1% per gli introiti del canone) e calano invece le entrate della stampa (-4%). Se da questo quadro generale la situazione che emerge è tutt’altro che positiva al contrario, sul fronte del «nuovo Internet» si registra un vero e proprio boom: i social network (24 milioni di utenti circa in Italia) raddoppiano i loro introiti pubblicitari, il mercato delle app (che ricordiamo, fino a pochi anni fa era praticamente inesistente) cresce e suoi ricavi aumentano del 130%. La pubblicità sui video on line aumenta il proprio valore dell’80%, grazie soprattutto all’effetto YouTube (canale frequentato dal 73% dei navigatori italiani). I ricavi pay sui media Internet aumentano soprattutto grazie all’azione congiunta di pc, app su tablet e smartphone. La pubblicità su questi ultimi due dispositivi è in costante aumento e, anche se per il momento la quota di contenuti a pagamento derivante dai pc è di gran lunga superiore, le tendenze indicano che il sorpasso non sarà lontano.
Che conclusioni si possono trarre da questi dati? Le strade da seguire in futuro sembrano condurre verso una maggiore integrazione strategica e organizzativa, più attenzione al consumatore digitale e alla sua user experience multicanale, necessità di sviluppo di nuove competenze e reti di collaborazioni e maggiore creatività nello sviluppo di prodotti e servizi. Insomma, l’Italia deve puntare ad entrare con maggior forza nel digitale e allo sviluppo di contenuti pensati appositamente per i nuovi media.


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