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Librerie

La Libreria del Mondo Offeso e il miracolo dell'esperienza umana

di Alessandra Rotondo notizia del 30 maggio 2017

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La Libreria del Mondo Offeso si articola su due spazi, il pianterreno e quello superiore, per un totale di 70 metri quadri esclusivamente dedicati ai libri, c’è poi un’area esterna, molto ampia e accogliente, che esprime maggiormente la parte bistrot. Quel bistrot che, per stessa ammissione della titolare Laura Ligresti, «dà da mangiare ai libri» ma che lei costantemente tiene a bada, affinché non fagociti la metratura, il tempo e le energie per la libreria.

«Anni e anni fa, su una bancarella ho incontrato Conversazioni in Sicilia di Elio Vittorini. Una lettura nelle corde della mia esistenza, che mi ha confermato quanto sia importante dedicare attenzione a ciò che ci circonda: in particolare agli ultimi, al mondo offeso». È da quest’incontro che prende nome la libreria, aperta nel 2008 a Milano e specializzata sulla narrativa italiana del ‘900 e contemporanea. Circa nove anni e tre cambi di sede dopo, lo spazio apre le sue porte su piazza San Simpliciano, nei pressi di Corso Garibaldi, dove accomoda pure il suo bel dehor. «Nel momento in cui ho deciso di chiamarla così, sapevo che la scelta avrebbe potuto essermi favorevole e sfavorevole».  Un nome che incuriosisce, certo, che non si dimentica. Ma che allo stesso tempo esige riflessione e invita a compiere una scelta. «Senza per questo voler fare selezione all’ingesso, anzi».

«Alla Libreria del Mondo Offeso non esistono classifiche ma consigli» e i libri che si vendono di più sono proprio quelli che Laura suggerisce ai suoi visitatori. «La mia dedizione alla letteratura italiana è massima, in particolare cerco di leggere titoli di autori e di case editrici estranei ai giri dei grandi media, scoprendoli e selezionandoli nel notevole catalogo di qualità che l’editoria italiana offre».
 


Per esempio?


L’uomo che non riusciva a morire di Tony Laudadio (NN Editore, 2015) che magari molti conoscono come attore, ma quasi nessuno come scrittore. Trovo che sia un capolavoro assoluto benché difficile da vendere, perché parla del cancro. Poi non finirò mai di citare il titolo con cui ho inaugurato la libreria, Un canto clandestino saliva dall’abisso di Mimmo Sammartino (Sellerio editore, 2006). Narra la tragedia di Portopalo come fosse un canto epico: lirico, straziante, meraviglioso. Credo che Sammartino sia uno dei più grandi scrittori viventi che abbiamo in Italia, eppure non è mai nelle classifiche che di settimana in settimana vediamo sui giornali. E ancora, Ezio Sinigaglia con Eclissi (Nutrimenti, 2016), Fabio Stassi con Come un respiro interrotto (Sellerio, 2014), Ruggero Cappuccio con La prima luce di Neruda (Feltrinelli, 2016)... e tanti tanti altri.
 

Tre cambi di sede, la decisione di incorporare un’attività di ristorazione. Scelte imposte dalla crisi della libreria indipendente?

Stiamo vivendo una crisi profondissima, che non è necessariamente quella della libreria indipendente: piuttosto una crisi culturale. I cambi di sede sono conseguenza delle difficoltà oggettive che s’incontrano nel portare avanti un progetto come il mio e come quello di tante altre librerie indipendenti. E anche il passaggio dalla libreria pura alla libreria con supporto di caffetteria bistrot è una strategia di sopravvivenza. Questi cambiamenti, poi, mi hanno spinta a tornare nella zona originaria in cui ho aperto la libreria nel 2008, quella di Corso Garibaldi. Credo moltissimo in questa sede, la trovo magica.

 

È spersonalizzante fare spazio a pietanze e stoviglie in libreria?

Sto cercando di capirlo. Ma, allo stesso tempo, non avrei saputo introdurre elementi alternativi rispetto a questi, come prodotti di cancelleria, vestiti o altro. Penso che la componente di socialità che possono portare una caffetteria, un bistrot intesi come li intendo io – e quindi in armonia con la libreria – non alteri il progetto in sé, che è proprio quello di creare uno spazio confortevole di dialogo e confronto, di scambio.


Tornando ai libri, come sceglie quelli da tenere? Ha rapporti diretti con gli editori che le piacciono?

Nessun rapporto diretto con gli editori. Pratico la libertà di scegliere l’assortimento della libreria incappando, spesso per caso, nei titoli che poi tengo, esattamente com’è stato per Conversazioni in Sicilia e per tanti altri. Da lettrice, insomma. I consigli migliori, poi, vengono sempre dalle persone che visitano la libreria, ed è questo il vero valore del Mondo Offeso: il piacere e la voglia dello scambio, dell’incontro, dell’aggregazione. L’esperienza umana è ciò che tiene vivi, ma non solo in libreria: proprio nella vita. Capita quella negativa, ma poi c’è quella che ti dà la svolta per un anno intero. Sono dei miracoli.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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