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Librerie

La Librairie: un angolo di libri nell’arabesco del design milanese

di Alessandra Rotondo notizia del 15 settembre 2015

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Siamo tra via Sforza e largo Augusto, del Duomo di Milano si scorgono le guglie. L’Arabesque è uno spazio enorme e composito, una scatola cinese al piano zero di un edificio imponente. I colori sono morbidi, preziosi, bronzati. Dalle ampie vetrine il vintage e il design richiamano l’attenzione dei passanti sotto forma di calzature e accessori, abiti, sedute e complementi d’arredo. Girando l’angolo, lo spazio del ristorante si annuncia dalla trasparenze del vetro con un bancone color miele. Le impeccabili divise del personale sanno di Belle Époque e, nel punto più prezioso e intimo della sala, agli occhi del visitatore si manifesta un angolo scaffalato pieno di libri insoliti. Sembra di essere nella dimora di un collezionista appassionato. Alessando Andrei, il libraio, è seduto a un tavolo vintage degli anni ’50, circondato da volumi corposi e illustrati. Le luci sono soffuse, note ambient jazz si diffondono leggere, l’atmosfera è perfetta per raccontare la storia di una piccolissima libreria all’interno di un ristorante, a sua volta dentro uno spazio consacrato al design.
Qual è la sua storia? Come nasce La Librairie?
La Librairie nasce a febbraio 2015. Io, come librario, quarant’anni prima. Ho imparato il mestiere alla Libreria Einaudi di Galleria Manzoni, poi per trent’anni ho lavorato alla Milano Libri di Anna Maria Gandini in Via Verdi, ormai chiusa. Quest’esperimento viene dalla mia esperienza precedente. Il tratto peculiare de La Librairie è che sia dentro un ristorante. Altre librerie, a Milano, hanno un punto ristoro, ma in questo caso la libreria è ospitata in un ristorante vero e proprio. Peraltro parte di un progetto più ampio, quello dell’Arabesque, che si articola in spazi e negozi che, oltre a condividere la proprietà, sono caratterizzati da un’assoluta uniformità nello stile e dalla comunanza di un filo conduttore.

Il filo conduttore è evidentemente il design. Perché inserire dei libri in uno spazio simile?
Siamo in un posto molto particolare, quasi una galleria d’arte. La sfida consisteva nell’inserire una libreria piccolissima in uno spazio così connotato, in modo che fosse perfettamente in linea con il resto. Un completamento dell’offerta. Il pavimento è un linoleum uguale a quello del grattacielo Pirelli di Gio Ponti, le lampade sono di George Nelson (di cui abbiamo le pubblicazioni del Vitra Design Museum di Weil am Rhein, Germania), i banchetti sono vintage: design svedese degli anni ’60. In mezzo a tanti pezzi d’arredamento, rari se non unici, era importante che anche l’offerta libraria avesse le stesse caratteristiche: i libri che abbiamo sono scelti uno per uno e non sono necessariamente delle nuove uscite. Nei negozi dell’Arabesque abbiamo una selezione di libri vintage e fuori catalogo; quelli della libreria, invece, sono tutti libri in commercio, usciti magari cinque o sei anni fa. Noi puntiamo molto sul nostro catalogo, un catalogo breve ma ricercato. Alcuni nomi non mancano mai, come quelli di Gio Ponti e Guglielmo Ulrich. D’altronde gli argomenti sui quali ci muoviamo sono moda, design e arredamento, come tutto L’Arabesque. Curiamo pure di avere qualcosa da leggere, oltre che da guardare, ma anche in quel caso operiamo scelte abbastanza ricercate e inconsuete. Abbiamo Nuvole di Clément Gilles (DeriveApprodi, 2011), L’atlante delle isole remote di Judith Schalansky (Bompiani, 2013), Macchine e invenzioni bizzarre di W. H. Robinson (Elliot, 2014). Lo spazio è piccolo e non ci è sembrato opportuno puntare sui romanzi, abbiamo preferito tenere una ridotta selezione di saggistica generale e una, più ampia, di saggistica sul giardino, che vende molto bene.
Ci sono molti titoli stranieri: è una scelta precisa? Quali sono i canali per l’assortimento?
La maggior parte sono titoli stranieri! Nelle mie precedenti esperienze, ho avuto contatti direttamente con le case editrici estere, ma questo comportava operazioni burocratiche piuttosto complesse, difficilmente sostenibili per uno spazio così ridotto, pertanto attualmente preferiamo rivolgerci a distributori di titoli stranieri in Italia, mentre per la selezione in italiano abbiamo un grossista. Anche la procedura di rifornimento è un po’ vintage: i titoli vengono scelti uno per uno dai folder che i rappresentati portano in visione. In riguardo all’offerta in italiano, anche in quel caso tendiamo a preferire la rarità, la casa editrice particolare: Sime Books, AdArte, Idea Books, 5Continents, Johan & Levi fanno parte del nostro assortimento, sempre in linea con l’offerta de L’Arabesque.

Possiamo concludere, quindi, che l’esistenza di uno spazio così piccolo e particolare sia legata alla specializzazione?
Sicuramente. E anche al rapporto personale: molti clienti mi hanno seguito dopo la chiusura di Milano Libri, conosco i loro gusti, riesco ad anticipare le loro richieste. Anche la competenza è un fattore fondamentale. Il pubblico che si rivolge a noi è appassionato ed esigente, pronto ad andare altrove se non vede esaudite le proprie richieste.

Quali sono le strategie promozionali e comunicative che attuate per farvi conoscere?
L’Arabesque ha un sito internet e una pagina Facebook. Io, assecondando la natura prevalentemente visuale del catalogo della Librairie, curo un Tumblr e un analogo profilo Instagram. Per ogni libro seleziono dieci immagini rilevanti e le posto in buona qualità, confezionando una sorta di piccola rivista. Non sono d’accordo con quanti utilizzano immagini scadenti temendo che la condivisione di quelle in alta definizione disincentivi l’acquisto: credo che la bellezza vada condivisa e ritengo che ingolosire il potenziale cliente offrendogli un assaggio succulento possa essere una buona strategia per farlo venire in negozio. Un’altra attività sulla quale il ristorante e la libreria dell’Arabesque intendono puntare è quella degli eventi, gli incontri e le presentazioni librarie. Nei mesi scorsi, sia quella di Milano Secrets (Baldini & Castoldi, 2015) che quella di Alfred Baur Pioneer and Collector (5Continents, 2015), nell’ambito del Salone del Mobile, hanno avuto buona affluenza. Ci piacerebbe presentare anche libri di cucina, il contesto del ristorante è perfetto, e anche in quest’ambito abbiamo un assortimento molto particolare. Il Quattrova (SE, 2015) con le ricette illustrate da Gio Ponti e Tommaso Buzzi, per esempio, piace molto ai clienti che ci raggiungono per il pranzo.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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