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Librerie

Italiane all'estero. Le Nuvole e Piola.libri si raccontano in fiera

di Alessandra Rotondo notizia del 22 aprile 2017

Attenzione, controllare i dati.

Tra gli anni ’60 e gli anni ’80 il numero delle librerie italiane all’estero è cresciuto progressivamente, sfiorando quasi il cento. Con l’inizio dei ’90, però, queste finestre sull’offerta editoriale italiana hanno cominciato a chiudersi. Arrivando, oggi, a poco più di una decina di realtà. L’esperienza delle librerie italiane all’estero, però, è peculiare e interessante. E rappresenta anche un impareggiabile esempio di valorizzazione «spontanea» di un comparto del made in Italy meno tradizionale rispetto a quelli abitualmente conosciuti e frequentati in mezzo mondo. Ma non meno importante e d’eccellenza.

Per questa ragione oggi a Tempo di Libri, nel corso di una giornata in cui il programma professionale ha esplorato e ancora esplorerà le diverse dimensioni dell’internazionalizzazione (dalla vendita dei diritti alle esigenze, le richieste e le professionalità dei traduttori, di fatto mediatori di un dialogo socioculturale generalizzato altrimenti impossibile), ha trovato posto con naturalezza un incontro dedicato a questi avamposti dell’italianità all’estero. Durante Le librerie italiane all’estero. Showroom del copy in Italy?, Cecilia Ricciarelli e Francesca Simoni hanno confrontato le loro esperienze. Quella di Cecilia la conosciamo già: proprietaria di Le Nuvole, l’unica libreria italiana di Barcellona (e della Spagna). Si trova a Gràcia – un quartiere ibrido e affascinante, catalanista e dal potenziale turistico, popolare e culturalmente solido, tradizionale ma ricco di fremiti – e ha un assortimento di 8-9 mila titoli, la gran parte dei quali in italiano (e di autori italiani). Non dissimile è il focus di Piola.libri, a Bruxelles, che ha un assortimento leggermente maggiore ma altrettanto focalizzato sulla narrativa italiana in italiano, ma cura anche uno scaffale di narrativa estera (naturalmente tradotta in italiano). Francesca racconta di come la libreria, nata ormai 10 anni fa (quella di Cecilia, a Barcellona, ne ha 6) si proponga di restituire un’immagine autentica e tridimensionale del nostro Paese, non appiattita dagli stereotipi più diffusi sulla nostra cultura e le nostre abitudini. Inoltre offre agli avventori la possibilità di scegliere tra una curata selezione di vini e si presenta come centro di aggregazione e scambio culturale, di dialogo e socializzazione, con i suoi concerti, i suoi reading e i suoi spettacoli.

Un altro aspetto interessante delle librerie italiane all’estero, almeno a giudicare dai racconti di Francesca Simoni e Cecilia Ricciarelli, è la loro capacità di integrarsi con il tessuto sociale, culturale e urbano delle città che le ospitano, non limitandosi a essere dei luoghi di «culto nostalgico» del Paese di origine, né delle vetrine «turistiche» della nostra cultura altrove. Cecilia, infatti, racconta come Le Nuvole si inserisca in una rete di librerie di quartiere, indipendenti e settoriali, che si riconosce e coordina le proprie mosse nell’Associació de llibreters de Gràcia, che lei attualmente presiede. Ma non solo. Da entrambe le esperienze emerge nitida la fascinazione che la nostra cultura riesce a esercitare all’estero. Così, tanto per Piola.libri quanto per Le Nuvole – peraltro a dispetto delle attese iniziali – una buona parte della clientela è rappresentata da locali, che negli scaffali e nei librai delle librerie italiane all’estero trovano quella guida e quel consiglio sull’offerta editoriale del nostro Paese che faticherebbero a ottenere altrove. Una richiesta «di guida» che Cecilia ha accolto ed esplorato anche attraverso l’ideazione di una serie di attività collaterali che orbitano attorno alla libreria e ne popolano gli spazi: dal caffè al cappuccino letterario (con gradienti diversi di complessità linguistica nella scelta dei titoli da leggere e discutere) alle lezioni di critica cinematografica tenute direttamente in italiano.

D’altronde, come racconta Dori Agrosì de La Nota del Traduttore – cui dobbiamo riconoscere anche il merito di aver ideato quest'incontro  – se per altre nazioni (come ad esempio la Francia che ne conta un gran numero nell’Africa francofona) la geografia delle librerie nazionali all’estero ha seguito la traccia dai trascorsi coloniali, per l’Italia ha assecondato le vie dell’emigrazione (dall’Argentina agli Stati Uniti, dal Belgio all’Inghilterra). Viene da chiedersi se la loro progressiva scomparsa non coincida, oltre che con una diffusa difficoltà insita nella gestione di una libreria indipendente in generale, di una libreria indipendente italiana all’estero in particolare, anche con un rinnovato paradigma sociale degli italiani espatriati e del loro modo di continuare a coltivare l’italianità.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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