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Uk. Gli illustrati per bambini hanno un problema con le donne e con le minoranze

di Alessandra Rotondo notizia del 13 giugno 2019

Attenzione, controllare i dati.

Il quotidiano londinese «The Guardian» e il domenicale «The Observer» hanno recentemente analizzato i 100 libri illustrati, per bambini e ragazzi, più venduti nel 2018, scoprendo che la gran parte è caratterizzata da ben poca varietà in quanto a genere ed etnia dei personaggi.

Dati di Nielsen BookScan alla mano, in un articolo di qualche giorno fa Donna Ferguson precisa che – al netto dei ruoli senza una chiara identificazione di genere, non considerati in questo calcolo – il 59% dei personaggi incontrati nei titoli best seller è di sesso maschile, contro il 41% di sesso femminile. Solo 79 personaggi femminili sono risultati avere un ruolo «parlante», rispetto ai 149 del sesso opposto (ve lo ricordate il test di Bechdel? Ecco). Il confronto con le percentuali precedenti evidenzia peraltro una tendenza in crescita: rispetto al 2017, le parti parlanti per personaggi di genere maschile sono aumentate del 19%, del 9% i ruoli da protagonista. Di contro, i personaggi femminili di rilievo sono calati del 7%.

Sul fronte dei villain – i «cattivi» che compaiono nei 100 illustrati oggetto dell’indagine – 38 sono maschi, contro le 10 «cattive» di sesso femminile. Di queste, sei appaiono in un unico libro, Revolting rhymes di Roald Dahl. Pubblicato in Italia da Salani con il titolo Versi perversi, il libro è una raccolta di filastrocche comiche che reinventa celebri favole e fiabe come Cenerentola, Biancaneve, Cappuccetto Rosso... con aggiunta di humour nero, colpi di scena e violenza.

Un quarto dei libri nella lista ritrae solo personaggi bianchi. Nel 70% dei libri in cui compare un personaggio di colore, questo non proferisce parola, ha un ruolo muto, da comparsa. Percentuali in parte spiegabili guardando all’anno di pubblicazione: i testi più datati, infatti, dominano ancora la lista dei best seller. Più di un quinto dei 100 titoli è stato pubblicato per la prima volta nel ventesimo secolo.

L’85% dei personaggi rappresentati è bianco. Solo il restante 15% è nero, asiatico o appartenente a una minoranza etnica. In 5 libri su 100 un personaggio con queste caratteristiche ha un ruolo principale, e in 3 (su 5) si tratta dello stesso personaggio: Lanky Len, il ladro della serie What the ladybird heard di Julia Donaldson e Lydia Monks. Su 100 libri, solo 11 personaggi di colore dicono qualcosa, hanno una parte parlata.

Solo un libro su 100 raffigura un bambino con disabilità. Solo 2 mostrano ragazze nere, asiatiche o appartenenti a minoranze etniche in ruoli centrali. L’unico bambino con queste caratteristiche a comparire in top 100 è Toto, un personaggio del classico di Roald Dahl The enormous crocodile,del 1978.

Premesso che – concentrandosi sui primi 100 best seller – la ricerca non ha tenuto conto di più del 65% del mercato dei libri illustrati, e considerato anche che l’analisi ha volutamente escluso i cartonati per i piccolissimi e i titoli con personaggi non umani, gli esiti restano comunque piuttosto sconfortanti. Soprattutto se pensiamo alla valenza sociale della rappresentazione della diversity nei prodotti culturali di largo consumo, per i bambini ancor di più. 

Il mondo del libro britannico ha reagito con grande disappunto (e molte condivisibili osservazioni) alle evidenze mostrate dal «Guardian». L'autrice e bibliotecaria Dawn Finch ha imputato buona parte della responsabilità a «coloro che sovrintendono i budget [e i piani] di marketing delle case editrici. Le redazioni lavorano sodo [alla scoperta] di grandi [e nuovi] autori, per poi accorgersi che l'attenzione [del marketing] è ancora tutta puntata sui soliti titoli».

Per l’autrice Chitra Soundar «le librerie discriminano i piccoli editori che pubblicano libri diversi, non li mettono a scaffale e non li propongono. Se nemmeno le realtà indipendenti curano una nutrita sezione di questi libri, la battaglia è già persa in partenza».

L'agente letteraria Jodie Hodges, in conclusione, ha twittato: «La frustrazione è che molti libri con personaggi femminili significativi e maggiore varietà etnica sono stati e verranno pubblicati. Ma a meno che questi libri non entrino nei supermercati, non raggiungeranno mai abbastanza persone. La Gdo è l'anello mancante».

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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