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Lettura

Quanti catalani hanno letto nel 2015 (e in che lingua)

di Alessandra Rotondo notizia del 20 aprile 2016

Attenzione, controllare i dati.

Il governo della Comunità autonoma della Catalogna ha recentemente diffuso gli esiti di una ricerca sulle abitudini di lettura (e di acquisto di prodotti editoriali) dei suoi cittadini. Il report conclusivo – intitolato Hàbits de lectura i compra de llibres e disponibile in lingua catalana – presenta i dati relativi all’anno 2015, e li confronta con quelli raccolti nel corso delle rilevazioni precedenti. La ricerca si propone di conoscere i comportamenti della popolazione dai 10 anni di età in su: più di 6,5 milioni di catalani. Sono state realizzate, nel complesso, 1.200 interviste telefoniche, componendo un panel che minimizzasse le distorsioni e tenendo sotto il 3% l’errore accettabile.

Nel 2015, il 66,3% dei catalani si dichiara lettore di libri: un numero che cresce progressivamente nel corso degli anni, avvicinandosi alla media europea (68%). Parallelamente, diminuisce l’ampiezza di quella porzione di popolazione che non legge, passando dal 37,7% del 2011 al 33,7% attuale.
Il 22,4% degli intervistati legge solo per esigenze di studio o lavoro, mentre il 61% si dedica alla lettura anche nel tempo libero, dividendosi tra lettori occasionali (12,3%) e lettori abituali (48,7%). La lettura «per diletto» è più diffusa nei segmenti di età 14-34 (67,7%) e 35-54 (65,9%) e tra le persone che hanno compiuto studi di livello universitario (78,8%). Anche in Catalogna le donne leggono più degli uomini: si definisce «lettrice» una percentuale di intervistate pari al 69% del totale, mentre i lettori maschi si attestano sul 59%.

In crescita di più di 13 punti percentuali rispetto al 2011 (ma di soli 1,2 rispetto al 2014) i lettori digitali (quelli che utilizzano come dispositivi di lettura computer, smartphone, e-reader o tablet), che raggiungono una quota del 66%, differenziandosi tra quelli che leggono da un supporto elettronico almeno una volta a settimana (60,2%) e quelli che lo fanno almeno una volta in un trimestre (5,8%). La lettura digitale – riconfermando nel 2015 un trend abbastanza stabile negli anni – piace più agli uomini (73,8%) che alle donne (58,6%). Si evidenzia anche un rapporto di diretta proporzionalità tra il titolo di studi conseguito e la propensione alla lettura digitale, che aumenta all’aumentare del livello di istruzione. La percentuale di lettori digitali minore, in ogni caso, si incontra tra gli ultracinquantacinquenni (10,5%).
I dati riportati fino ad ora fanno riferimento specificamente alla lettura di libri tramite dispositivi elettronici: lo scenario cambia sensibilmente, vedendo crescere di decine di punti percentuali le performance di tutte le fasce sondate, se a essere presa in considerazione è la lettura digitale in generale (che, oltre ai libri, comprende quotidiani e riviste, fumetti, siti web e blog).

In conclusione, i dati mostrano che la porzione di popolazione che legge abitualmente in catalano (piuttosto che in castigliano) è del 26,4% e ha accelerato la sua crescita nel corso dell’ultimo anno (era il 22,1% nel 2014 e il 22% nel 2013). La propensione a leggere principalmente in catalano, inoltre, aumenta all’aumentare del livello d’istruzione (dichiara di farlo il 32,8% di coloro che hanno fatto studi universitari, contro il 15,7% di chi si è fermato all’istruzione primaria) e al diminuire dell’età, manifestandosi significativamente nella fascia 14-34. Segno che l’identità catalana non è un retaggio del passato, ma un tratto culturale attuale e rilevante, almeno per una parte non ignorabile della popolazione.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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