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Podcaster@s indaga le abitudini d’ascolto degli ispanofoni

di Alessandra Rotondo notizia del 17 settembre 2019

Attenzione, controllare i dati.

Il podcast è senza dubbio tra i format più promettenti che sembra averci portato la «rivoluzione audio». Le stime della società di ricerca Ovum prevedono che, a livello globale, gli ascoltatori in un mese sestuplicheranno nel giro di qualche anno: dai 287 milioni del 2016 agli 1,85 miliardi nel 2023. E se è sui mercati di lingua anglofona che i consumi audio hanno già acquisito una loro netta consistenza – nel Regno Unito, Ofcom (l’Agcom britannica) afferma che quasi 6 milioni di persone si sintonizzano su un podcast ogni settimana, il doppio rispetto a cinque anni fa – anche in Spagna e in America Latina la tendenza sta cominciando a manifestarsi con una certa decisione.

Per capire come i mercati ispanofoni stanno reagendo alla diffusione del podcast, Podcaster@s – una community di «esperti del suono»: dai produttori di contenuti agli ingegneri, dai cronisti ai lettori di professione – ha condotto uno studio sulla fruizione di podcast in castigliano su un campione di 2.153 intervistati, provenienti da 18 Paesi dove lo spagnolo è la lingua ufficiale o dove ci sono comunità significative di parlanti. La maggiorana delle risposte arrivano da Colombia, Spagna e Argentina.

Qualche dato. L’88% del campione consuma podcast tramite smartphone, che rimane senza dubbio il device più utilizzato, lasciando gli smart speaker ancora tra le sole mani degli early adopters. L'età media del pubblico, i tempi e i modi della fruizione (in altre parole, la mobilità) e la capillare diffusione dello smartphone come dispositivo connesso a Internet sono i fattori principali che giustificano questa larghissima maggioranza.

Se l'uso dei cellulari consente di svolgere contemporaneamente altre attività e integra l’utilizzo degli altri sensi – la vista, specialmente – nell’esperienza di fruizione, gli spostamenti fatti con il trasporto pubblico (lo scenario di fruizione preferito dai più giovani, mentre gli over ascoltano in auto o durante una passeggiata) o le pause di lavoro sono le situazioni di ascolto più comuni. Al contrario, dedicarsi alla fruizione di un podcast  come attività esclusiva resta un'opzione poco scelta dagli intervistati.

La gran parte delle persone che hanno risposto al sondaggio ha iniziato ad ascoltare podcast nell'ultimo anno e mezzo (il 30% tra il 2018 e il 2019), il che evidenzia un «nuovo corso» per questo tipo di contenuti. E anche la potenza del marketing (si pensi all’arrivo prima di Audible e poi di Storytel, delle tante piattaforme gratuite nonché all’apertura dello stesso Spotify a questo tipo di offerta) nel condizionare le nostre diete mediali e d’intrattenimento.

Ed è proprio Spotify a dominare la classifica delle app più utilizzate, con un 53% degli utenti che si dichiarano ascoltatori di podcast su questa piattaforma (con minore penetrazione in Spagna e Messico rispetto a Colombia e Argentina). Sempre sul podio si posiziona Ivoox, perdendo però l’oro che deteneva fino a soli due anni fa. YouTube appare come la terza piattaforma più utilizzata in Argentina e Colombia, un fenomeno che raggiunge il suo picco di penetrazione in Messico (20%). Apple Podcast batte invece la piattaforma di Google.

Se il 40% degli ascoltatori riferisce una preferenza per la fruizione mattutina, più frastagliato appare il panorama delle motivazioni e delle scelte fatte in materia d’ascolto. L'81% degli intervistati lo fa per intrattenersi, il 76% per imparare cose nuove. Tra gli argomenti preferiti compaiono storia, cultura, attualità e informazione. Sul fronte dei formati narrativi, il tavolo di discussione (e quindi a più voci) piace al 78% degli ascoltatori. A seguire, il podcast narrativo.

In media nella comunità ispanofona ci si dedica all’ascolto di un podcast per trenta minuti consecutivi. Guardando invece al tempo di fruizione settimanale, osserviamo una polarizzazione tra due gruppi: quello dei consumatori più blandi, che ripetono meno l’ascolto nei sette giorni e tendono anche a orientarsi verso tempi più contenuti; e quelli più accaniti, per i quali vediamo crescere tanto il tempo d’ascolto per sessione quanto il monte ore settimanale (fino a dieci). D'altra parte, per il 79% delle persone intervistate il 90% o più dei podcast ascoltati è a episodi. E il 45% riferisce di seguire settimanalmente da 3 a 5 podcast diversi.

È infine interessante soffermarsi sulla percezione che i consumatori di podcast hanno delle eventuali interruzioni pubblicitarie all’interno dei programmi seguiti o, più in generale, dei modelli di sostenibilità economica che li sottendono (qualche tempo fa scrivevamo proprio delle conseguenze della «audio revolution» sulla pubblicità).  Il 40% degli intervistati è disposto ad ascoltare spot e annunci, così come l'88% è disposto a donare o a pagare per i propri podcast preferiti. Nonostante l’interruzione pubblicitaria non venga rifiutata di principio, il 35% ritiene però improbabile ricordarsi il nome del marchio o dell’articolo pubblicizzato. E il 37% dichiara che non acquisterebbe un prodotto in seguito all’ascolto della sua pubblicità in un podcast.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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