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Lettura

Piccoli lettori: tra i 3 e i 5 anni cosa leggono?

di Denise Nobili notizia del 8 dicembre 2017

Attenzione, controllare i dati.

Se l’editoria italiana in questi anni è riuscita a fronteggiare la crisi e pian piano a uscirne, bisogna riconoscere un grande ruolo svolto dal settore dei libri per bambini e per ragazzi. Un mercato che nei canali trade è in crescita da qualche anno ormai e che ha saputo innovarsi moltissimo, non solo nella scelta di autori e illustratori di pregio, ma anche sviluppando soluzioni che rispondessero ai bisogni dei lettori e, in questo caso, anche dei genitori.
 
Nel settore dei libri per bambini, poi, esiste una nicchia di produzione dedicata ai bambini in fase pre-scolare, una fascia importante per almeno due motivi: innanzitutto, perché abituare il bambino di questa età all’oggetto libro inteso come gioco è fondamentale per poi costruire un rapporto che lo potrà avvicinare alla lettura come svago nel futuro; e in secondo luogo perché esiste un pubblico di riferimento, che quindi bisognerebbe conoscere meglio per poter offrire dei prodotti sempre più adatti e rispondenti ai bisogni non solo di chi i libri li compra, i genitori di solito, ma anche  di chi li leggerà.
 
Il segmento dei 3-5 anni in realtà resta finora ancora poco conosciuto e poco indagato. Istat presenta ora però alcuni dati sulle abitudini e preferenze dei bambini in questa fascia di età, interessanti per gli editori del settore per capire meglio a chi stanno parlando.
 
Il 60,4% dei bambini di 3-5 anni legge, colora, sfoglia libri o albi illustrati tutti i giorni al di fuori dell’orario scolastico: si tratta di 1 milione e 33mila bambini. Come avviene anche per la lettura nelle fasce più grandi, la quota è maggiore tra le femmine: il 62,7% rispetto al 58,3% dei maschi.
 
Il 39,3% dei bambini lo fa da solo, ma è importante capire anche come i genitori partecipano coi figli a queste attività, rendendole sempre più momento di gioco: il 39,3% dei bambini svolge questa attività tutti i giorni con la mamma, mentre la quota di bambini che svolge questa attività con il padre è decisamente più contenuta (21,2%). Una percentuale che è più alta se i genitori sono laureati (42,2% di mamme e 29,3% delle mamme) e che scende invece tra i genitori con licenza media, dimostrando come in questo caso il livello di istruzione incida positivamente nel svolgere il ruolo di intermediari nell’avvicinare il bambino al mondo del libro.
 
Guardando ai generi poi, i bambini 3-5 anni preferiscono leggere i libri di fiabe (81,8%), amati in particolare dal campione femminile, che però si mostra in generale portato a variare molto tra letture di generi diversi; dopo fiabe e favole seguono in ordine:
  • i libri per imparare (59,8%);
  • i libri o albi che raccontano storie con poche parole e tante immagini (57,8%);
  • i libri o albi sulla natura e gli animali (57,5%), con una preferenza maggiore da parte dei bambini maschi.
 
In ultima posizione, a sorpresa, i libri o albi di filastrocche (36,3%), un genere per cui oggi è sempre difficile trovare autori capaci di tenere assieme fantasia e tecnica, come hanno saputo fare nomi ormai classici ma che vendono ancora moltissimo, si pensi a Rodari. Un segmento su cui forse varrebbe la pena puntare maggiormente, con una produzione di qualità, che riuscirebbe comunque a trovare un pubblico interessato, essendo i bambini estremamente affascinati dalla lingua come strumento di gioco.
 
Vale la pena ora riflettere sulla percentuale di lettura in questa fascia (60,4%) guardando al negativo al dato: quasi il 40% dei bambini tra i 3 e i 5 anni non legge, colora o sfoglia libri abitualmente. Bambini, insomma, che non hanno alcun rapporto coi libri, forse dovuto anche al non avere dei genitori lettori o che comunque tentino di avvicinarli al libro, con un’attività di lettura ad alta voce che preveda una dimensione partecipativa e di gioco.
 
Considerando i dati sulla lettura in Italia, in realtà, il dato non sorprende e, anzi, ci si potrebbe chiedere se il lavoro sulla promozione della lettura non debba partire proprio da qui. Si parla di iniziative lodevoli che partono spesso da insegnanti o educatori, da attività sul territorio spesso promosse da librerie indipendenti, capaci ci pensare a progetti a misura di bambino. Iniziative private, ma non solo, come #ioleggoperché che si sta muovendo per riempire gli scaffali delle librerie scolastiche. Si è cercato di dare una panoramica sulla promozione della lettura degli ultimi anni in Lettori magici e come formali. Iniziative per la promozione della lettura in giro per il mondo, uscito proprio in questi giorni, con l’obiettivo di ispirare nuove iniziative, di capire da chi e come nasce la promozione e a quali potenziali lettori si rivolge.
 
Al di là della promozione, i libri per essere amati devono essere fatti bene. E l’editoria italiana sempre più negli anni ha imparato a innovarsi, a rivolgersi a micro-pubblici diversi: lo ha fatto creando collane dedicate a nuovi generi e nuovi lettori, lo ha fatto carpendo i bisogni del pubblico, facendo scouting di autori e titoli stranieri di alta qualità, di belle storie e immagini. Infine, lo ha fatto sempre più puntando all’autorialità italiana, che sia per quanto riguarda la scrittura sia l’illustrazione è oggi rappresentata da moltissimi artisti, di cui un’alta percentuale giovanissima ma molto preparata. Merito forse dell’esistenza da qualche anno di una formazione dedicata a queste professioni, ma anche della capacità delle case editrici, soprattutto medie e piccole, di dialogare coi propri autori, di costruire insieme dei bei libri stando attenti al pubblico di riferimento.
 
Prodotti di alta qualità e molto curati, che negli ultimi anni hanno saputo sempre di più attirare l’attenzione internazionale, aprendo anche a inedite vie commerciali con Paesi fino ad allora meno interessati alla produzione italiana. Nel 2017 ben il 49% dei diritti venduti sono libri per bambini, un dato ancora provvisorio ma che bene fotografa l’andamento in crescita dell’export del settore. Anche nelle coedizioni assistiamo a un processo analogo: dal 57,7% di coedizioni del 2016, nel 2017 si è passati al 70,6%.
 
La capacità di esportare nasce da una produzione più orientata all’esterno e capace di guardare a temi validi universalmente, di rivolgersi ai bambini di ogni Paese. Merito del pubblicare buone storie, capaci di parlare a tutti, ovunque.
 
 
Le slide dell’indagine Istat sul segmento 3-5 anni, presentate a Più libri più liberi all’incontro La risorsa piccolo lettore, si possono scaricare alla pagina dedicata nella sezione Presentazioni del sito.

L'autore: Denise Nobili

Laureata in Filologia, mi sono poi specializzata e ho lavorato in comunicazione, approdando infine al Master in Editoria della Fondazione Mondadori. Oggi lavoro come editor al Giornale della Libreria, e mi occupo di accessibilità digitale in Fondazione LIA.
Sono interessata a tutto ciò che è comunicazione della cultura, nuovi media, e mi affascinano gli aspetti più pop e innovativi del mondo del libro.

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