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Lettura

Libri «proibiti» oggi. Da Harper Lee alla Casa nella prateria

di Denise Nobili notizia del 27 giugno 2018

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L’American library association ha deciso di rimuovere il nome dell’autrice Laura Ingalls Wilder dal premio per la letteratura per l’infanzia che l’associazione promuove, finora a lei dedicato: la Wilder Medal. La denominazione del premio è stata messo sotto riesame a causa delle raffigurazioni di nativi e afro-americani attraverso «atteggiamenti stereotipati» che si trovano all’interno dell’opera dalla Wilder.

Il premio non farà più riferimento alla scrittrice ma si intitolerà genericamente Children’s Literature Legacy Award. Una decisione unanime che però stordisce il mondo che gravita attorno all’editoria per ragazzi: la Wilder Medal prende il nome proprio dalla prima edizione del premio nel 1954, vinto dalla stessa Wilder per la serie La casa nella prateria. I libri sono fortemente autobiografici e riprendono l’infanzia della scrittrice, nella seconda metà dell’Ottocento, riflettendo di fatto il clima culturale e sociale dell’epoca.

L’associazione promotrice del premio vuole, in questo modo, discostarsi dai valori trasmessi dalla Wilder, guardando però ai libri con occhio contemporaneo e facendole un torto, dal momento che la critica non considera l’opera all’interno del contesto storico  in cui è stata concepita e prodotta.



Non è la prima volta che oggi un autore viene colpito da una censura dettata dal politically correct: è già successo in passato con altri classici e non solo della letteratura per l’infanzia. Guardando soltanto a tempi recenti, esemplare è la proposta nel 2012 di un’organizzazione consulente per il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, la Gherush92, di rimuovere da tutti i programmi scolastici la Commedia dantesca. Sotto critica in particolare i giudizi antisemiti e razzisti e l’uso di un certo lessico in questa direzione.

Nel 2015 una scuola di Philadelphia ha invece deciso di eliminare dal programma di studio dei suoi alunni Huckleberry Finn a causa dell’uso ripetuto della parola «nigger». Ma pochi anni prima, l’operazione era stata fatta da un editore americano, che aveva deciso di sostituire la parola con «slave». Una depurazione che però toglie forza alla critica al sistema schiavista che Mark Twain conduce proprio attraverso questa opera fondamentale per la letteratura americana.

Sempre in un’ottica politically correct, Via col vento ma soprattutto Il buio oltre la siepe sono testi finiti ripetutamente sotto accusa e ancora oggi in molte scuole americane banditi dai programmi scolastici e dalle letture in classe. Addirittura nel 2017 il romanzo di Harper Lee è finito al centro di una diatriba pubblica tra una scuola del Mississipi che aveva rimosso l’opera dal programma e una serie di organizzazioni americane contro la censura. In quel caso, la protesta a favore della libertà di lettura aveva portato la scuola a riammettere il libro nella lista di letture opzionali, ma sotto permesso firmato da parte dei genitori.

Nel 2006 è toccato alla Tela di Carlotta anche a causa della descrizione della morte del ragno, considerata materia non adatta nell’educazione di un bambino, ma soltanto dieci anni prima la furia animalista aveva colpito Moby Dick.

In ognuna di queste operazioni di censura appare evidente un approccio sbagliato alla letteratura, con paradigmi e valori contemporanei applicati all'originale contestualizzazione storica. Una consapevolezza che, invece, sembrano possedere chiaramente gli autori, come nel caso della Wilder, che tra le finalità dei propri libri inseriva proprio la possibilità di far conoscere alle nuove generazioni quanto fosse cambiato il mondo in poco più di cinquant'anni (dagli anni '70-'80 dell'Ottocento in cui i libri sono ambientati agli anni '30 del Novecente in cui i libri furono pubblicati) e di quanto continuerà a farlo.

L'autore: Denise Nobili

Laureata in Filologia, mi sono poi specializzata e ho lavorato in comunicazione, approdando infine al Master in Editoria della Fondazione Mondadori. Sono interessata a tutto ciò che è comunicazione della cultura, nuovi media, e mi affascinano gli aspetti più pop e innovativi del mondo del libro.

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