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Lettura

Il lettore da piccolo. I risultati dell’Osservatorio Aie

di Giovanni Peresson notizia del 23 aprile 2018

Attenzione, controllare i dati.

L’Osservatorio Aie sulla lettura e i consumi editoriali a cura di Pepe Research si è arricchito di una parte importante e in assoluto pressoché mai indagata nel nostro Paese, se si esclude un’indagine di Istat sulla lettura nella fascia 3-5 anni del 2011 (che chiedeva al genitore se il figlio aveva svolto alcune di queste attività: «Leggere, colorare, sfogliare libri, albi illustrati da solo o con il genitore, tutti i giorni, al di fuori dell’orario scolastico»). Il risultato che ne emergeva era di particolare interesse perché indicava che il 63,3% dei bambini – se non avevano «letto» (ma, appunto, come dobbiamo intendere la lettura?) – avevano comunque avuto un rapporto con la «forma libro» nei giorni precedenti l’intervista.

L’impianto della ricerca di questo allargamento dell’Osservatorio – indagine riservata agli editori associati ad Aie e a cui è stato dedicato un seminario di presentazione e di approfondimento nei giorni scorsi – e il modo di considerare la lettura  sono sostanzialmente identici all’indagine principale (un’anteprima era stata presentata a Tempo di libri il 10 marzo). L’obiettivo è quello di indagare forme più allargate di lettura: i libri tattili (che il genitore mette tra le mani del bambino prima ancora che abbia le competenze alfabetiche per leggere), il libri veri e propri nella complessa declinazione che assumono in queste fasce di età (compresi quindi i fumetti, i libri pratici, i libri per imparare, ecc.) e naturalmente gli e-book, gli audiolibri e le applicazioni, specificando all’intervistato che non di giochi si voleva sapere ma dell’uso di applicazioni che hanno un contenuto editoriale e narrativo.

Quello che abbiamo a disposizione – credo come unico Paese in Europa – è un Osservatorio continuativo che prende in esame i comportamenti di lettura, consumi culturali, uso del tempo, acquisti, rapporti con le tecnologie su pressoché tutta la popolazione italiana: da 0 a 75 anni.

La ricerca spazia dal rapporto adulti/bambini nei progressivi processi di autonomia del piccolo lettore, alle modalità con cui si viene a conoscenza del libro e dove lo si compra (librerie, librerie specializzate, store on line?), dal tempo dedicato alla lettura al ruolo della scuola (dell’insegnante o della biblioteca scolastica), fino al rapporto con le tecnologie e a come si vanno inserendo all’interno dei tempi e dei processi di lettura. Il tutto raccordabile poi all’indagine più generale dell’Osservatorio.

Come si vede nella fascia 0-14 (a sua volta segmentata per sotto classi di età), il 75% dei bambini si dichiara lettore di libri (lettore anche parziale, ma lettore). C’è poi  una parte che «legge» (o si fa leggere) quelli che possiamo chiamare «pre-libri»: predominano certamente le immagini, il fare e disegnare, ma anche il leggere (o farsi leggere) una storia: il 49% dei bambini tra 0 e 3 anni. La curva segue poi in buona sostanza quella tradizionale  sia pure con valori diversi: crescita fino ai 7-9 anni e poi un calo progressivo  fino al 35% di lettori di «soli libri cartacei» (ma un 59% mixa carta e e-book o app) tra i 18-24enni.
Quello che colpisce è il peso che le app a contenuto narrativo editoriale hanno nelle fasce della prima infanzia. Solo tra i 10-14enni vengono affiancate dagli e-book, segno di una trasformazione nel leggere, nell’entrare nelle storie e nei contenuti, di cui bisognerà tener conto.
In ogni caso abbiamo tra gli 0-14enni e i 15-75enni una differenza nella penetrazione della lettura – anche se intesa in senso allagato (parziale del libro, ma anche dell’e-book o dell’audiolibro) di almeno un ventina di punti. Detto in altro modo la questione del calo della lettura al crescere dell’età rimane – pur con valori e metodologie di rilevazione diverse – immutata.

Uno dei molti altri aspetti che l’Osservatorio ha iniziato a prendere in considerazione è il rapporto bambino/genitore, bambino/scuola, bambino/biblioteca, bambino/adulto.
Il focus centrale – al di là delle problematiche che investono la promozione del libro e la lettura in queste fasce di età – riguarda il processo e i tempi entro i quali il bambino si rende autonomo nelle sue scelte di lettura dal genitore, dal maestro, dal bibliotecario. Comincia a muoversi liberamente tra gli scaffali aperti della biblioteca, assaggiando un po’ qui e un po’ là dei libri, poi chiedendo al genitore di comprargli proprio quel libro e proprio con quel personaggio e non un altro, fino a muoversi – ma siamo forse già più in un’area young adult – in aree della libreria che una volta vedeva precluse alle sue esplorazioni (entrano poi in gioco anche piccole disponibilità economiche, ecc.).
Ciò che l’indagine rivela è il salto quantico che si verifica tra i 4-6 anni e i 7-9 anni dove il «prevalente in modo autonomo» della scelta inizia a passare dal 3% al 19% e poi tra i 7-9 anni e i 10-14 anni in cui l’«esclusivamente» in modo autonomo  dal 14% sale al 67%. Se tra i 7-9 anni il «prevalente» + l’«esclusivamente» rappresentano il 33% delle scelte («sono io che dico a te adulto cosa voglio leggere») in quella successiva questo valore raggiunge l’84%. Non dovremmo meravigliarci – era un tema caro a Roberto Denti – che questo  processo di progressiva acquisizione di autonomia del bambino rispetto alle scelte dell’adulto inizierà a toccare (magari con percentuali piccole) anche le fasce di età ancor più giovani.





Questo poi non vuol dire un allontanamento della lettura tra genitori e figli. Già sapevamo dalle indagini di Istat delle strette correlazioni (se mai indebolitesi negli ultimi anni) tra indice di lettura dei bambini e quello della famiglia di appartenenza: bambini che vedevano leggere entrambi i genitori erano lettori più forti (leggevano più libri) di chi vedeva farlo solo da uno o di chi non li vedeva affatto. Oggi – e questo può spiegare l’indebolirsi di quella relazione  che aveva retto dagli anni Novanta a tutto il decennio scorso – ciò che i figli vedono più spesso fare ai genitori non è il leggere (anche nelle famiglie dai consumi culturali e reddito affluente) ma usare smartphone, tablet e social.
La lettura con i figli appare per l’84% dei genitori intervistati un valore importante, che non sottrae tempo anche ad attività a cui il genitore può essere particolarmente legato (come la «sua lettura»). Non solo ma la lettura con il figlio per il 62% dei rispondenti dà maggior stimolo alla lettura personale dell’adulto.  Ovvero promuovere la lettura tra i bambini e ragazzi significa promuovere la lettura anche tra gli stessi adulti genitori di quei bambini e ragazzi coinvolti nella campagne di promozione.



L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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