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Lettura

I libri scritti dalle donne sono meno recensiti di quelli scritti dagli uomini

di Alessandra Rotondo notizia del 22 marzo 2019

Attenzione, controllare i dati.

Dai salari alla leadership, dai diritti alla rappresentanza, il tema del gender gap attraversa (e scuote, si spera) anche le stanze dell’editoria. E se qualche tempo fa ci chiedevamo – dati alla mano – leggere è donna, ma scrivere è maschile?, va detto che l’argomento della (dis)parità assume molteplici forme. Un recente studio britannico, ad esempio, rivela che i libri scritti dagli uomini ricevono il 12% in più di copertura mediale (in particolare, di recensioni sulla stampa periodica) rispetto a quanto non avvenga per i titoli firmati da donne.

La ricerca, condotta dalla giornalista Danuta Kean, s’intitola Are you serious? The Emilia report into the gender gap for authors, ed è stata commissionata dai produttori dello spettacolo teatrale Emilia (ci torniamo dopo) in occasione dell’inizio del tour nei teatri West End (l’omologo britannico di Broadway, per intenderci).

Una parentesi sulla commedia. Scritta da Morgan Lloyd Malcolm e diretta da Nicole Charles, ha visto alzarsi il sipario sulla prima allo Shakespeare’s Globe, lo scorso 8 marzo, per raccontare la storia e le opere di Emilia Bassano. Artista raffinata alla corte dei Tudor, è la prima donna a insistere per essere riconosciuta con il titolo di «poetessa». In Salve deus rex judaeorum, pubblicata a suo nome nel 1611, l’autrice rilegge alcuni passi biblici, focalizzando l’attenzione sul ruolo delle donne. Il poema è diviso in undici parti poetiche ognuna dedicata a una donna illustre dell’epoca: la regina Anna, la principessa Elisabetta, la contessa di Kent per citarne qualcuna; Emilia si rivolge a loro in quanto donne colte capaci di accogliere e comprendere il suo pensiero.

Bene. Danuta Kean ha analizzato la copertura giornalistica di dieci opere di recente pubblicazione, uscite nello stesso periodo e appartenenti agli stessi generi: cinque firmate da una donna e cinque da un uomo. L’impressione generale che ne ha ricavato è che la scrittura maschile venga percepita come più «letteraria» e scelta con più frequenza come oggetto di un articolo, tanto dalle giornaliste quanto dai giornalisti (qualche tempo fa, sempre sul tema, scrivevamo di produzione letteraria invisibile delle donne). A comparire sulla stampa periodica è stato, infatti, il 56% dei libri di scrittori e il 44% di quelli di scrittrici. Peraltro con delle significative differenze, una tra tutte, a titolo di esempio: la probabilità che in un’intervista, un articolo o una recensione venga fatto riferimento all’età dell’autore è doppia se quest’autore è una donna.

Kean ha raccolto anche una serie di testimonianze espresse dal settore editoriale sul tema. Dall’incidenza del genere nelle dinamiche di affermazione professionale agli atti di inequivocabile molestia (quando non violenza) perpetrati ai danni delle donne in quanto tali. Tra gli argomenti più ricorrenti – e più adatti a un’esplorazione in questa sede – quelli legati ai linguaggi e alle formule del marketing editoriale. Se, da un lato, i libri scritti dalle donne ricevono una copertura mediatica minore, dall’altro vengono abitualmente comunicati nel frame della «scrittura femminile». Dalle grafiche di copertina – tutt’altro che gender neutral – alla detestabile espressione chick lit, sembra proprio che, quando si tratta di vendere i libri scritti dalle donne, non si possa fare a meno di cavalcare lo stereotipo di una femminilità rosea e ammiccante, appiattita, offensiva.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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