Il tuo browser non supporta JavaScript!
Lettura

Come leggiamo nella società digitale? Un dossier spagnolo prova a rispondere

di Alessandra Rotondo notizia del 21 dicembre 2017

Attenzione, controllare i dati.

La Fundación Telefónica, in collaborazione con il marchio editoriale Ariel, ha realizzato uno studio sull’evoluzione dei comportamenti di lettura nell’ecosistema digitale. L’obiettivo – non dissimile da quello dell’Osservatorio sulle nuove forme di consumo editoriale realizzato da Aie in collaborazione con Pepe Research, che ha un approccio più marcatamente quantitativo oltre che qualitativo (qui le slide dei dati più recenti, condivisi in occasione di Più libri più liberi) – è quello di documentare la varietà di argomenti, contesti, situazioni e strumenti in cui si articola, oggi, la fruizione di contenuti editoriali. I risultati dell’indagine sono confluiti in una pubblicazione dal titolo ¿Cómo leemos en la sociedad digital? Lectores, booktubers y prosumidores liberamente consultabile in PDF.

La lettura così come emerge dallo studio non è un’attività solitaria: piuttosto una pratica sociale, venata di importanti componenti affettive, legata inscindibilmente alla scrittura, all'interattività, al potere dell’immagine e all’oralità. Una lettura che si appropria di spazi quotidiani, che riconquista forme di ritualità pur diventando mobile nello spazio, frammentata nel tempo e moltiplicata per il numero di «occasioni e ragioni del leggere», accresciuto dalle nostre elaborate routine e diete mediali.

Il report inizia con un capitolo introduttivo dedicato ai «modi di leggere», che documenta da una prospettiva etnografica le nostre abitudini di fruizione del contenuto editoriale e la loro evoluzione. Dal modo in cui teniamo il libro (o il device) tra le mani a quello in cui viene rappresentata la lettura nell’arte o nei prodotti più pop come le riviste di lifestyle, fino al rapporto che la lettura instaura con il web e con l’audiovisivo. La conclusione che potrebbe essere tratta è che le pratiche che percepiamo come normalizzate non scompaiano, ma vengono affiancate da comportamenti e scelte che rendono la lettura più fluida e plurale.

La ricerca prosegue con un approfondimento sui comportamenti di lettura degli adolescenti e dei giovani, concentrandosi in particolare sul fenomeno dei booktuber, ragazzi che – esplorando il formato video – partecipano il dibattito culturale con ruoli tradizionalmente appartenenti a più o meno anziani critici letterari. E che non di rado legittimano, presso pubblici più ampi, scritture tendenzialmente di nicchia, assottigliando sia il confine tra i generi che quello tra i target. Chi sono i booktuber, o comunque i titolari di profili, pagine social e blog che parlano di libri? Essenzialmente donne, di età compresa tra i 16 e i 29 anni, con lauree o specializzazioni in filologia, traduzione o giornalismo e una passione quasi trasversale per Harry Potter.

Altro argomento centrale è quello dei luoghi della lettura in giovane età. Alle più tradizionali scuole e biblioteche, si affiancano posti (non necessariamente fisici) dove la lettura è coltivata per mero diletto, spesso come elemento di socialità e condivisione con il gruppo dei pari. E non è raro che lì la lettura incontri e si mischi con la scrittura (proverbiale è il caso di Wattpad, di cui abbiamo parlato ripetutamente sul Giornale della Libreria). L’intersezione tra fruizione editoriale e spazi del digitale, d’altronde, agisce sui codici stessi di lettura e scrittura. L’informazione diventa sovrabbondante, la capacità di scelta indispensabile, saltano le gerarchie tra professionismo e dilettantismo, la narrazione si fa frammentata e condivisa.

Insomma, la lettura che emerge dal report spagnolo non è «minacciata» dal contesto digitale, ma sicuramente solubilizzata in esso. E se il libro rimane la roccaforte di Analògia (una delle due città immaginarie protagoniste del racconto metaforico che conclude la pubblicazione), i cittadini di Digitalia fanno fatica persino a capire quanto tempo dedicano alla lettura, frammentata com’è tra tweet, contenuti digitali e status sui social, e inestricabilmente legata alle azioni del quotidiano. Una faccenda che ci coinvolge ormai in maniera globale: non è un caso che in Italia, a dichiararsi lettore di libri, sia poco più del 40% della popolazione. Una percentuale che cambierebbe significativamente accordandosi su una definizione più elastica e attualizzata di «lettura».

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

Guarda tutti gli articoli scritti da Alessandra Rotondo

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice attivare il servizio.