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Lettura

Biblioteche domestiche: primi i galleghi, ultimi gli andalusi. E c’entra il PISA

di Alessandra Rotondo notizia del 29 dicembre 2016

Attenzione, controllare i dati.

Esiste una correlazione tra la dimensione della biblioteca domestica alla quale un giovane studente può avere accesso durante la sua crescita e i risultati raggiunti nel PISA, il Programma per la valutazione internazionale dell’allievo promosso dall’OCSE con lo scopo di valutare con periodicità triennale il livello di istruzione degli adolescenti dei principali paesi industrializzati. Questo afferma un articolo recentemente pubblicato dalla testata spagnola ABC, a ridosso della diffusione dei risultati dell’edizione 2015 della rilevazione PISA, la sesta dalla sua nascita nel 2000.

Sebbene non sia possibile stabilire una relazione diretta tra il numero di libri che un ragazzo ha a disposizione in casa, le sue capacità e competenze e le variabili socioculturali che caratterizzano la sua condizione e quella della sua famiglia di appartenenza, che questi fattori siano legati tra loro appare evidente sin dalle prime rilevazioni dell’OCSE, e i risultati del 2015 non fanno che confermare la tendenza. Gli studenti che hanno accesso a una biblioteca domestica composta da non più di dieci libri, infatti, nella prova di scienze ottengono un punteggio medio di 420, collocandosi all’estremo inferiore della scala del rendimento. Al contrario, se il numero di libri supera i 200, il punteggio medio per la medesima materia diventa 542. Una differenza di 122 punti.

La tendenza può essere osservata anche rispetto alle altre aree di competenza indagate dal PISA, sebbene la correlazione si faccia numericamente meno significativa e diminuisca lo spread tra i punteggi totalizzati dai ragazzi con biblioteche domestiche misere e quelli raggiunti dai più fortunati possessori di collezioni numerose di titoli. Per quanto riguarda l’area della lettura, ugualmente investigata dalle rilevazioni dell’OCSE, la differenza tra chi può accedere a una biblioteca di 200 piuttosto che di 10 titoli è di 100 punti, che diventano 110 negli esiti della prova di matematica.

Se i dati presentati fino a ora fanno riferimento alla Spagna nel suo complesso è altrettanto interessante capire cosa succede all’interno delle singole comunità autonome, dove la percentuale maggiore di studenti che hanno a disposizione una biblioteca domestica di oltre 200 titoli si incontra in Galizia (33%), seguita dalla Comunità autonoma di Madrid e dall’Aragona (entrambe 30%). Al lato opposto troviamo gli studenti andalusi (16%), murciani (17%) e delle Baleari (19%). Restringendo il cerchio a quegli adolescenti che hanno in casa al massimo 10 libri, la percentuale maggiore si incontra alle Canarie (21%), quelle minori in Aragona, Comunità valenciania, Madrid e Navarra (attorno al 7%). Biblioteche di medie dimensioni (tra 26 e 100 libri) totalizzano le percentuali maggiori tra gli studenti dell’Extremadura e Murcia (34%) e quelle minori in Aragona (27%). Nel complesso, a vivere in case con biblioteche di più di 200 titoli è il 24% degli studenti spagnoli interessati dalle rilevazioni PISA (la percentuale OCSE è leggermente inferiore, attestandosi al 22).

Tornando alla correlazione tra i risultati «accademici» e l’ampiezza della biblioteca domestica, dieci anni fa nel libro bianco Investire per crescere, realizzato dall’Ufficio studi dell’Aie in occasione dell’edizione 2006 degli Stati generali dell’editoria, veniva proposta un’indagine simile relativa al panorama italiano. «Fatte pari a 100 le performance scolastiche (espresse dai valori del test PISA) degli studenti nelle cui famiglie non è presente alcun libro – si legge nel rapporto – al crescere della biblioteca familiare si registra un significativo aumento dei risultati scolastici. […] I ragazzi italiani che possono usufruire in casa di una pur piccola biblioteca (oltre 50 libri) registrano una performance di circa 15 punti superiore rispetto a quella dei loro coetanei che hanno la sfortuna di abitare in una casa del tutto priva di libri, mentre tale differenza è – a livello internazionale – molto minore (circa 5 punti)». L’«effetto libro» si riverbera positivamente sui risultati del PISA in particolare fino a una certa dimensione della biblioteca: «nel passaggio tra le famiglie con una biblioteca da 250 e 500 libri e quelle con una biblioteca di oltre 500 libri, la distribuzione di studenti con un atteggiamento sfavorevole verso la lettura rimane tendenzialmente costante (43-44%), mentre l’aumento degli studenti con un atteggiamento molto favorevole alla lettura (la quota passa dal 14 al 20%) avviene a discapito di quelli che hanno un atteggiamento moderatamente favorevole (che si riducono dal 43 al 35%)».


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L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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