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Lettura

Readathon: quando la beneficenza incontra la promozione della lettura

di Camilla Pelizzoli notizia del 24 febbraio 2017

Attenzione, controllare i dati.

I bambini, lo confermano le statistiche, tendono a essere tra i lettori più forti in ogni Paese: e i bambini britannici in particolare sembrano essere lettori molto voraci, con buone percentuali di lettori tra i 6 e i 17 anni e molti amano la lettura come passatempo divertente. Per mantenere questi numeri e creare sempre più piccoli lettori nel corso degli anni, in Gran Bretagna sono nate nel corso degli anni diverse associazioni, attività e fondazioni, alcune pubbliche e altre private. Tra quest’ultime ce n’è una in particolare che unisce la promozione della lettura e l’aiuto a bambini e famiglie che vivono affrontando una malattia: Readathon. Nata da un’dea di Brough Girling, insegnante e autore per bambini, l’associazione è attiva dal 1984 e si prefigge come obiettivo di far crescere l’amore per i libri e allo stesso tempo di portare conforto, proprio attraverso i libri, ai bambini malati di più di 30 ospedali britannici.

Come funziona esattamente? Cercando di dare uno stimolo che spinga i bambini a prendere in mano dei libri – qualunque libri vogliano, senza limitazione alcuna – e a leggerli: e la motivazione è aiutare i propri coetanei malati, che devono passare lunghe degenze in ospedale.
Le scuole che aderiscono all’iniziativa ricevono dei starter pack in cui sono compresi, oltre a gadget e materiale di presentazione, delle sponsor cards destinate ai bambini, su cui i piccoli lettori segnano i libri che intendono leggere in un dato periodo (solitamente scelto dalla scuola). Legata a ognuna di queste letture, oppure al totale dei libri, il bambino segna anche una cifra che vorrebbe donare, e per cui deve «trovare uno sponsor», tendenzialmente genitori, familiari e amici di famiglia, che corrisponderà la cifra segnata una volta letto il libro (o i libri). Queste somme, consegnate alla scuola, verranno poi date a Readathon, che le userà per comprare libri per gli ospedali inglesi, così da permettere ai giovani degenti di viaggiare con la fantasia, e per finanziare degli storyteller che vanno di struttura in struttura a raccontare storie e a far compagnia ai bambini.

Sono ormai più di 3 mila le scuole partecipanti ogni anno, con 750 mila bambini che partecipano leggendo almeno un libro: il successo dell’esperienza è dovuto tanto alla libertà lasciata alle scuole (che possono organizzare la propria partecipazione secondo i tempi a loro più congeniali) e ai bambini (che, come detto, possono leggere quello che vogliono, in qualunque formato). Senza contare che le scuole partecipanti ricevono un buono del valore del 20% della donazione da spendere in libri per la propria biblioteca scolastica, oltre ad avere la possibilità di chiedere la partecipazione degli «ambasciatori» dell’associazione, ovvero alcuni dei principali autori britannici: quest’anno sono Julia Donaldson and Axel Scheffler, e il primo, nel 1984, è stato Roald Dahl.  
Non mancano anche nuovi premi annuali, a seconda degli sponsor: ed è la varietà, e la prospettiva di poter fare del bene, ad aver contribuito al successo di questa iniziativa.

La collaborazione tra scuole e associazioni, dunque, rimane un caposaldo per la promozione della lettura: non è un caso che anche l’ultima edizione di #ioleggoperché abbia concentrato tante energie sulle biblioteche scolastiche (oltre a quelle aziendali). Perché è importante cominciare a leggere da subito, da piccoli (anzi, da piccolissimi, come fa Nati per leggere): per avvicinare al libro e renderlo un oggetto che fa parte della quotidianità dei lettori di domani.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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