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Internazionalizzazione

Per far viaggiare i vostri libri. L’import export dei diritti 2017

di Giovanni Peresson notizia del 8 dicembre 2017

Attenzione, controllare i dati.

L’editoria italiana conferma nel 2017 (anche se i dati sono provvisori, perché come si sa vengono rilevati all’indomani della chiusura della Fiera del libro di Francoforte) la sua dimensione internazionale e la sua capacità di conquistare con i suoi libri e i suoi autori mercati ed editorie straniere.
E questo è ancor più vero per i piccoli e medi editori che registrano (ma qui il dato si ferma per ora al 2016) una crescita nella vendita dei diritti del 31,9% rispetto al 2015.
Sono i due dati più importanti che emergono dall’Indagine sull’import export dei diritti 2017, realizzata dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori in collaborazione con ICE- Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane.
La fotografia dei movimenti delle case editrici italiane in ambito internazionale conferma le tendenze presentate nel Rapporto sull’import export di diritti 2017.

Nel 2017 sono stati venduti all’estero i diritti di 7.455 titoli (+13,6% rispetto al 2016) mentre ne sono stati acquistati 9.227 (-2,9% sul 2016): siamo un Paese di lettori ed editori curiosi a cui piace esplorare e conoscere le «nuove» letterature e mondi narrativi e sociali anche molto lontani da quelli in cui viviamo.
I diritti più venduti sono quelli del genere bambini e ragazzi, che conferma la sua quota di mercato con il 49% delle vendite (+7,7% sul 2016). Seguono la narrativa di autori italiani (23,8%) e la saggistica (16,5%).    

Gli editori italiani – a loro volta – concentrano la loro attenzione sull’acquisto della narrativa di autori stranieri che rappresenta il 35,5% (-3% sul 2016) degli acquisti di diritti. Gli altri generi mantengono sostanzialmente con le quote del 2016: bambini e ragazzi coprono il 26,4% e la saggistica il 18,4%.
È naturalmente l’Europa si conferma il principale mercato di sbocco delle vendite con il 63,1% delle opere vendute  (+8% rispetto al 2016) mentre è il Medio Oriente (Turchia compresa) con il 7,4% delle vendite ad avere la crescita più sostenuta: + 75,3% rispetto al 2016. Non a caso è l’area – assieme all’Asia - dove negli ultimi anni si è concentrate maggiormente la partecipazione a Fiere da parte dell’editoria italiana con il supporto di Ice.
Anche la maggior parte degli acquisti si concentrano in Europa, tanto da coprire il 54,4% nel 2017 (ma in calo rispetto al 60,2% nel 2016). Aumenta la nostra sua capacità di acquisto in Asia, con il 13,2% dei titoli.
Quali sono i risultati dei piccoli editori? Dobbiamo fermarci al 2016 per un ritardo nella restituzione dei questionari, ma vediamo che – al contrario della media del settore – acquistano più diritti all’estero di quanti ne vendono. La ragione è riconducibile essenzialmente ai loro più alti livelli di specializzazione e di lavoro su nicchie emergenti (di genere ma anche di autori e letterature straniere).

Al tempo stesso, aumenta la loro capacità di vendere. Ne è un esempio il fatto se solo il 12,5% delle vendite dei diritti è coperto dalle piccole case editrici, questo valore è in crescita del +31,9% rispetto al 2015. Nel 2016 l’acquisto dei diritti rappresenta il 46,2% (+4,5% sul 2015; i dati 2017 sulla piccola editoria non sono ancora stati elaborati). 

Le coedizioni sono un altro tassello importante dei processi di internazionalizzazione dell’editoria italiana. Nel 2017 sono state 1.123 le  coedizioni realizzate con gli editori stranieri (+1,9% rispetto al 2016). Anche in questo caso si impone il genere bambini e ragazzi che con il 70,6% domina le coedizioni (era il 57,7% nel 2016) e occupa quasi i due terzi del mercato, seguito dagli Illustrati che rappresentano il 17,6%.

Anche l’export cresce: Il valore complessivo dell’export editoriale nel 2017 è di 315,3 milioni di euro (diritti + coedizioni + lavori grafici), in crescita rispetto ai 301 milioni del 2016. In particolare ad aumentare sono i ricavi dalla vendita dei libri italiani all’estero che sono 44,5 milioni e, insieme ai ricavi da vendita di diritti all’estero, rappresentano 125,3 milioni di euro (+1% rispetto al 2016) cioè il 4,5%/5% del mercato.

Ed è questo il punto debole del nostro sistema editoriale. Contrariamente a molti altri Paesi con cui ci confrontiamo, il nostro mercato coincide con quello linguistico e il semplice lavoro sulla vendita di diritti non può essere sufficiente a sostenere la ripresa del mercato complessivo.
Un fatto però è chiaro. Non è un caso che la forte crescita della capacità degli editori italiani di proporre e vendere all’estero i propri autori e i propri progetti editoriali coincida con l’impegno nello sviluppo congiunto tra Aie e soggetti pubblici nello sviluppo di progetti annuali.

«I dati italiani mostrano alcune differenze con quelli francesi – ha commentato Bernadette Vincent, Chargée du Livre français d’Italie, durante l’incontro Per far viaggiare i vostri libri che ha avuto luogo oggi a Più libri. La Francia ha venduto diritti all’estero per circa 12 mila titoli, di cui circa un terzo relativi al genere bambini e ragazzi e un quarto al fumetto. Ma il Paese in cui vendiamo di più è la Cina, con 2.400 titoli, seguita dai principali Paesi europei e americani».

Le slide, realizzate dall’Ufficio studi dell’Aie in collaborazione con Ice e presentate durante l’incontro, sono disponibili e liberamente scaricabili alla pagina dedicata all'evento, nella sezione Presentazioni di questo sito.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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