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Innovazione

Pirateria digitale

di Giovanni Peresson notizia del 29 aprile 2010

Attenzione, controllare i dati.

La pirateria digitale tra 2010 e 2015 sottrarrà alle varie industrie e filiere distributive dei contenuti (musica, video, editoria) circa 240 miliardi di euro (Stime Tera Consultants; http://www.teraconsultants.fr). Lo studio contiene molte altre informazioni sul comparto contenuti e industrie creative in Unione Europea (scaricabile da http://www.fimi.it/pdfddm/FINAL%20Executive%20Summary_Italien%20(3).pdf).
Ad esempio nel 2008, le industrie creative hanno offerto un contributo pari al 6,9%, o a circa 860 miliardi di euro, al totale del Pil europeo, con una quota del 6,5% dell’occupazione totale, pari a circa 14 milioni di lavoratori. Per quanto riguarda l’Italia la perdita per le industrie creative viene stimata in 1,4 miliardi di euro e 22.400 posti di lavoro perduti o non «creati». Il mercato della sola fotocopiatura illegale di libri – escludendo le forme di P2P – che varrebbe oggi non meno di 328 milioni di euro sarebbe il 23,4% di questa somma.
 

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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