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Innovazione

L’Intelligenza Artificiale è una minaccia per il lavoro editoriale?

di Alessandra Rotondo notizia del 30 aprile 2024

Secondo un sondaggio della Society of Authors – la principale associazione britannica di scrittori, illustratori e traduttori – più di un terzo dei traduttori e un quarto degli illustratori ha già perso il lavoro a causa dell'Intelligenza Artificiale generativa. Circa la metà di entrambe le categorie ha dichiarato invece di aver visto il proprio reddito diminuire per la stessa ragione.

Lanciato nel gennaio 2024, lo studio della Society of Authors ha coinvolto 12.500 professionisti e professioniste (in gran parte membri dell’associazione, ma non solo), ricevendo 787 risposte. Tra gli intervistati c'erano scrittori di fiction e non fiction, sceneggiatori, poeti e giornalisti, oltre a illustratori e traduttori.

Circa un intervistato su cinque (22%) ha dichiarato di aver utilizzato l'IA generativa nel proprio lavoro: lo ha fatto il 12% degli illustratori, il 37% dei traduttori, il 20% degli autori di fiction e il 25% di quelli di non fiction. Un traduttore su dieci, in particolare, ha dichiarato di averlo fatto dietro esplicita richiesta del datore di lavoro o del committente.

Tra gli autori e le autrici, è il 65% di quelli di narrativa e oltre la metà di quelli di saggistica (57%) a ritenere che l'IA generativa avrà un impatto negativo sui futuri introiti derivanti dal lavoro creativo; percentuale che sale a oltre tre quarti tra i traduttori (77%) e gli illustratori (78%). Più in generale, è l’86% dei rispondenti al sondaggio a temere che l’implementazione di queste tecnologie nei flussi di lavoro svaluti l’apporto creativo umano.

La perdita di guadagno non è la sola preoccupazione. Tra i timori maggiori legati all’infiltrazione dell’Intelligenza Artificiale nei gangli creativi dell’industria dei contenuti, primeggia tra i professionisti quello relativo al declino della qualità, alla moltiplicazione di bias e stereotipi e all’appiattimento del potenziale che la ricerca della diversità ha portato negli ultimi anni nei luoghi in cui si costruiscono le narrazioni, case editrici in testa.

Anche gli intervistati più ottimisti, persuasi del fatto che le Intelligenze Artificiali possano essere usate in modo supportivo e non predatorio, individuano nelle questioni di natura etica uno degli scogli principali su cui l’adozione di queste tecnologie può arenarsi. Un altro è quello dei perimetri entro cui le IA generative vengono allenate, sia per il timore dell’«emulazione» che la macchina può fare ai danni del lavoro umano, sia per quello della violazione del diritto d’autore, cui l'Europa sta cercando di rispondere con l'AI Act e il Text and Data Mining Reservation Protocol.

Il traduttore dallo spagnolo Thomas Bunstead, intervistato in proposito dal Guardian, ha sottolineato la distinzione, nell’approcciare all’argomento, tra traduttori letterari e traduttori commerciali. «Anche se un terzo dei traduttori ha risposto al sondaggio di SoA affermando di pensare di aver già perso del lavoro a causa dell'IA, la traduzione letteraria rimane saldamente nelle mani degli esseri umani. Il lavoro che presumibilmente è stato consegnato all'IA è quello più semplice e meccanico, privo di sfumature da rendere o risolvere». Non senza una riduzione delle possibilità lavorative della categoria, verrebbe però da commentare.

«È probabile che traduttrici e traduttori umani continueranno a occuparsi di scritture complesse con un approccio idiomatico» concorda la traduttrice dallo svedese e dal norvegese Nichola Smalley. «Ma è altrettanto probabile che chi traduce i romanzi “di genere”, come i gialli e i romance, stia già esperendo un restringimento causato dalla concorrenza delle Intelligenze Artificiali. Inizieremo tutti a concorrere per le traduzioni più complesse, lottando per lo spazio in una nicchia sempre più angusta? Spero di no».

Ian Giles, co-presidente dell'associazione britannica dei traduttori, ha dichiarato che il suo reddito proveniente dal lavoro di traduzione commerciale è diminuito significativamente dall'inizio del 2023. «Solo chi è già benestante potrà dedicarsi in futuro a tradurre letteratura» pronostica con riferimento al restringimento del campo da gioco per i traduttori umani. Anche perché, sottolinea Giles, molte case editrici specializzate soprattutto in prodotti digitali sono passate dal servirsi di un processo di traduzione tradizionale al «post-editing». In questi casi, il primo tentativo di traduzione è affidato a un sistema di Intelligenza Artificiale: solo successivamente questo semilavorato viene controllato, corretto, modificato e validato da un redattore umano.

Sempre al Guardian, Robert Casten Carlberg – l'amministratore delegato Nuanxed, un'azienda che facilita la traduzione attraverso il post-editing – ha dichiarato che, sebbene i traduttori siano «essenziali per mantenere alta la qualità della letteratura in traduzione», le loro metodologie «dovranno evolversi insieme ai progressi tecnologici». L’integrazione dell'Intelligenza Artificiale nella cassetta degli attrezzi dei traduttori, rassicura Casten Carlberg, migliorerà la produttività «senza sacrificare la creatività o la qualità».

Il timore di traduttrici e traduttori è che, al contrario, il post-editing complichi il processo di traduzione invece di semplificarlo, aggravando un ulteriore peso sulle spalle di chi tradizionalmente governa questo processo. Peraltro in condizioni economiche più sfavorevoli e in un contesto di maggior competizione. «I colleghi che hanno svolto questo tipo di lavoro riferiscono che richiede un grado di attenzione molto più elevato, perché la traduzione generata dall'IA – anche se imprecisa o palesemente scorretta – spesso risulta assolutamente plausibile». Lasciar passare, e quindi moltiplicarsi, le allucinazioni dell’Intelligenza Artificiale, anche in questo caso, è un attimo.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi coordino il Giornale della libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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