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Innovazione

L’intelligenza artificiale al servizio dell’editoria

di Denise Nobili notizia del 16 ottobre 2018

Attenzione, controllare i dati.

L’intelligenza artificiale (AI) è legata a un immaginario fantascientifico che ne prospetta un uso pervasivo in ogni aspetto della nostra vita quotidiana e lavorativa. In realtà, benché i benefici dell’AI potrebbero essere enormi, in alcuni campi sono stati fatti per ora soltanto dei piccoli passi, spesso come iniziative singole o da parte di piccole realtà e start up.

In parte questo ritardo nelle industrie creative è dovuto a un timore diffuso che riguarda la non replicabilità di certe abilità umane. Per fare un esempio, quando qualche anno fa una start up annunciò di aver tradotto un libro scientifico di 800 pagine tramite un algoritmo, non mancarono una serie di critiche e di perplessità sulla qualità del lavoro svolto. Si tratta di un caso limite certamente, ma è emblematico della paura che accompagna sempre l’idea di applicare l’intelligenza artificiale a certi settori.

In realtà, AI e machine learning non nascono allo scopo di sostituire il lavoro umano, ma al contrario si pongono come strumenti nelle mani di professionisti in grado di migliorare la qualità di ciò che già fanno e di pensare a nuovi usi e applicazioni. L’AI ha lo scopo di ottimizzare il lavoro, rendendolo più efficace e veloce, sfruttando i punti di forza già esistenti.

Diversi sono gli usi dell’intelligenza artificiale che potrebbero essere applicati all’editoria e che in alcuni casi già sono supportati da realtà che ne fanno uso con buoni risultati.

La Fiera di Francoforte e la società di consulenza Gould Finch hanno lanciato proprio in questi giorni un sondaggio per i professionisti dell'editoria, volto a indagare quale sia lo stato attuale di utilizzo dell'intelligenza artificiale nel settore e a scoprire quali potrebbero essere gli sviluppi per il futuro.

Il primo utilizzo a cui viene da pensare riguarda la possibilità di analizzare i data a nostra disposizione sia legati alle preferenze di acquisto sia alle abitudini di lettura. Per una casa editrice, sapere come e quando un titolo viene comprato e con quale velocità viene letto o se viene abbandonato permette di profilare il proprio lettore abituale e, di conseguenza, può influenzare le scelte della stessa linea editoriale, puntando a creare un catalogo che va ad arricchirsi di titoli che potrebbero essere preferiti dal proprio target di riferimento.

Se è vero che i data continuano ad aumentare, ha senso iniziare a utilizzare l’AI come alleato e non nemico, imparando a sfruttare le enormi possibilità che apre. Finora se ne è fatto abbastanza uso nel marketing aziendale: analizzando i data, l’AI profila i consumatori sulla base di pattern riconosciuti, preferenze e comportamenti abituali. La campagna di marketing viene così pensata ad hoc per certi profili ottenuti, diventando strumento diretto per arrivare al consumatore.

È anche il caso del chat bot, un software in grado di simulare una conversazione, quindi di assistere il consumatore durante l’acquisto. Dal punto di vista psicologico, un chat bot riesce in qualche modo a ricreare in ambiente virtuale l’esperienza di acquisto offerta da un negozio fisico. Molti store online hanno inserito questa opzione nell’esperienza di acquisto sul loro sito: l’assistente virtuale consiglia il titolo di un libro, in base a ciò che la persona dice che vorrebbe leggere rispondendo a una serie di domande.

Ma non solo: l’AI potrebbe permettere una migliore indicizzazione dei propri prodotti sui motori di ricerca. Ci sono una serie di servizi e tecnologie che sono in grado di analizzare i contenuti di un libro, sia testuali che grafici (attraverso il riconoscimento automatico del contenuto di un’immagine), arrivando a categorizzare perfettamente il titolo attraverso tag per attinenza con gli argomenti trattati.

L’uso più rivoluzionario dell’AI riguarda però la creazione di contenuti, anche se si tratta di un’applicazione ancora in divenire. Al momento, però, è già possibile per un computer scrivere un articolo giornalistico, un report, partendo da un campione di frasi scritte in precedenza e impostando l’argomento centrale del contenuto. Si tratta di una scrittura piatta, ovviamente, e che necessita comunque di una lavorazione successiva da parte di un essere umano, ma che comunque permette di snellire notevolmente il lavoro, soprattutto in caso di articoli a forte prevalenza informativa. Se n’è parlato soprattutto pensando a un uso di questo tipo nel caso di eventi come le Olimpiadi: l’AI, partendo dai risultati delle competizioni, potrebbe generare brevi articoli per il web quasi in diretta con l’evento.

Se ci fossero ancora timori sugli effetti che potrebbe avere l’adozione dell’intelligenza artificiale, un’indagine di Capgemini (leader di questo settore) li spazza via tutti: su un campione di mille aziende che hanno deciso di fare uso dell’AI nel lavoro di tutti i giorni, l’83% ha avuto un incremento dei posti di lavoro dovuto alla creazione di nuove professionalità specifiche. Il risultato? Tre aziende su quattro hanno avuto un aumento delle vendite del 10%, legato direttamente all’implementazione dell’AI nei propri flussi di lavoro.

L'autore: Denise Nobili

Laureata in Filologia, mi sono poi specializzata e ho lavorato in comunicazione, approdando infine al Master in Editoria della Fondazione Mondadori. Oggi lavoro come editor al Giornale della Libreria, e mi occupo di accessibilità digitale in Fondazione LIA.
Sono interessata a tutto ciò che è comunicazione della cultura, nuovi media, e mi affascinano gli aspetti più pop e innovativi del mondo del libro.

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