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Innovazione

Digitalizzazione selvaggia, storico accordo tra editori francesi e Google

di E. Draghi notizia del 12 giugno 2012

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Si è conclusa ieri (positivamente) la lunga diatriba che vedeva gli editori francesi uniti nella battaglia legale contro Google cominciata nel 2006.
Antoine Gallimard presidente del Sindacato nazionale dell’editoria francese ha annunciato il raggiungimento di un accordo con il gigante americano sulla digitalizzazione delle opere vincolate da diritto d’autore
Gli editori Gallimard, Flammarion e Albin Michel avevano dichiarato guerra a Google responsabile di aver digitalizzato circa 10.000 titoli coperti da diritti e resi disponibili in rete, nell’ambito del progetto Google book search, senza il consenso degli autori e delle case editrici interessate.
Il risarcimento chiesto dal Syndicat national de l'èdition (Sne) e dalla Société des gens de lettres (Sgdl) si aggirava intorno ai 9,8 milioni di dollari, una cifra «importante» perfino per il colosso di Mountain View che comunque pare abbia versato una somma di cui non si conosce l’importo per arrivare alla pace con gli editori francesi.
L’accordo annunciato ieri prevede che ciascun editore possa accordarsi singolarmente con Google per la distribuzione a pagamento delle copie digitali – i profitti saranno spartiti tra il colosso della ricerca Web e i soggetti titolari dei diritti. «Big G» si impegna inoltre nella creazione di un database di opere che aiuti a fare chiarezza su chi detenga i diritti di quali titoli. Un aspetto scuramente delicato quest'ultimo: in presenza di una direttiva europea, di un regolamento nazionale e di un accordo commerciale quale seguire nella delicata gestione del diritto d'autore?
Insomma, sembrerebbe proprio un lieto fine addolcito dal fatto che gli editori francesi non solo avranno la possibilità di vedere tutte le opere digitalizzate indicizzate sul motore di ricerca più usato al mondo ma potranno anche metterle in vendita su Google Play, lo store on line di Google… A una condizione però: gli stessi titoli non potranno essere commercializzati sulle piattaforme di Amazon e Apple. Dalle favole, forse, è meglio diffidare.

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