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Innovazione

«Le competenze editoriali sono fondamentali per il web». Intervista a Bill McCoy

di Camilla Pelizzoli notizia del 9 maggio 2017

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Dopo l’annuncio ufficiale a febbraio, molti professionisti dell’editoria si sono chiesti quali, in concreto, saranno gli effetti dell’unione tra IDPF e W3C sul fronte delle tecnologie per il settore, dello sviluppo dei formati aperti come l’EPUB, e soprattutto quale potrà essere il loro ruolo all’interno della nuova struttura organizzativa. Non sono mancati anche commenti preoccupati: c’è chi temeva che l’ingresso in una realtà così grande e articolata come il W3C, che si occupa di tutto ciò che è web, potesse portare ad una perdita di potere e di «libertà di movimento» e a un minore focus, rispetto all’IDPF, sulle esigenze del mondo editoriale.

Proprio per sfatare queste preoccupazioni abbiamo deciso di parlare con Bill McCoy, ex direttore generale dell’IDPF e oggi Publishing Champion nel W3C, che si sta occupando della transizione dell’IDPF verso il W3C e delle attività del Digital Publishing Business Group, il nuovo gruppo verticale creato all’interno del W3C che rappresenta il mondo editoriale, per capire quali potranno essere i vantaggi, le opportunità e le azioni da avviare per sfruttare al meglio le possibilità che si sono aperte con la combinazione.

Quali pensa saranno le sfide maggiori nel gestire la transizione dei membri IDPF al W3C e quali suggerimenti darebbe ai membri che stanno riflettendo su questa transizione?

In qualunque combinazione o fusione uno dei punti di maggiore importanza è l’integrazione riuscita di due prospettive differenti, di due storie diverse, si potrebbe dire due tribù diverse, senza sottovalutare i possibili rischi. Questa combinazione rappresenta una fantastica opportunità perché il mondo editoriale, le sue competenze, i suoi standard e le sue tecnologie possano diventare un elemento fondamentale per lo sviluppo di quella piattaforma universale dei contenuti che è il web. Per coglierla abbiamo però bisogno che le persone che hanno lavorato sull’EPUB (soprattutto quelle che hanno fatto parte dell’IDPF e se ne sono occupate negli ultimi 15 anni), siano davvero coinvolte e partecipino attivamente.

Ha parlato del ruolo che gli editori avranno in questa combinazione. Quale pensa sarà il futuro del Digital Publishing Business Group? Che tipo di conoscenze potranno portare gli editori in questo gruppo e, di conseguenza al W3C?

Sicuramente porteranno le competenze specifiche e l’esperienza del settore editoriale, che sono state alla base dello sviluppo tecnologico finora realizzato grazie al lavoro svolto sull’EPUB, espandendole in altre sfere della comunicazione. Il passaggio dall’uso del PDF al formato EPUB è uno degli obiettivi che la community attorno all’EPUB ha raggiunto nel mondo dell’e-book, almeno per quanto riguarda i romanzi e altri libri commerciali: è davvero un grande passo avanti per l’industria editoriale il fatto che i libri digitali non siano più basati su una replica del formato cartaceo, ma su questo formato più moderno e sviluppato in modo collaborativo, accessibile per le persone con disabilità visive, adeguato alla consultazione da mobile, basato su open standard e che può supportare audio, video e altro ancora.
Anche se l’EPUB comincia a essere usato in altri segmenti dell’industria editoriale, continua però a non essere adottato in modo così diffuso come il PDF, o come l’HTML (pur essendo basato su questo linguaggio), quindi penso che la vera sfida sia aumentare ulteriormente la popolarità di questo formato, espandendo le sue potenzialità anche in altri settori editoriali, dai scientific journals ai libri di testo, dalle riviste alla documentazione aziendale e così via, che possono essere «terreno fertile» per l’estensione delle innovazioni che sono avvenute finora principalmente nell’editoria libraria. Portando questa innovazione all’interno del web consortium, del W3C, ora abbiamo una visibilità molto maggiore, che sarà senz’altro utile per accelerare e raggiungere questo risultato.


Sarà questa la sua attività principale come Publishing Champion, ma può descriverci meglio quale sarà esattamente il suo ruolo? E quali competenze cerca in chi vorrà partecipare ai working group che si attiveranno nel campo editoriale nel W3C?

Il mio ruolo è quello di facilitatore e responsabile, con il compito di promuovere e facilitare la partecipazione degli editori al Digital Publishing Business Group e nei gruppi correlati, capendo quali sono le loro esigenze per poi fare da trait d’union tra i vari gruppi. Mi assicurerò che quanto richiesto e indicato come esigenza dagli editori stakeholder sia sviluppato con successo. Per esempio io sono il referente per tutto quello che riguarda il settore dell’editoria nel W3C e faccio riferimento direttamente al CEO Jeff Jaffe, in quanto parte del suo management team; questo è una novità assoluta nel W3C, che evidenzia l’importanza che il consorzio riconosce al settore editoriale. Infatti, nessun altro dei segmenti verticali ha un referente coinvolto a un livello così elevato, in grado quindi di influenzare i processi decisionali. Questa scelta non è casuale, ma è stata condivisa da tutto il management del W3C, a cominciare da sir Tim Berners Leecreatore del web e direttore del W3C – che più volte ha ribadito il valore che il mondo editoriale con le sua competenze e conoscenza può avere per lo sviluppo del web (ad esempio durante la Digicon 2016). Per questo credo che la combinazione dell’IDPF e del W3C sia un’opportunità, perché dà la possibilità al W3C di portare davvero il web al suo massimo potenziale per gli editori. Questo però sarà possibile solo  con l’aiuto e la partecipazione di chi di loro contribuirà al gruppo.
Anche per questo vorrei tranquillizzare chi teme in una predominanza degli aspetti tecnici. So che il W3C ha una sorta di reputazione da «tecnocrazia», da torre d’avorio, ma in realtà la leadership del W3C è impegnata a garantire che le priorità di business e, più ampiamente, le priorità del settore e della comunità vengano rispettate. Penso che il Digital Publishing Business Group che ha preso avvio con il primo incontro del 13 marzo a Londra, sarà il punto di ritrovo centrale, in cui gli editori e altri stakeholder interessati potranno contribuire attivamente per definire la direzione da seguire e indicare le priorità e le necessità del settore editoriale all’interno del W3C. E questo, mi preme sottolinearlo, non richiede tanto particolari competenze tecniche ma una chiara visione delle prospettive di sviluppo futuro del settore.

Questo sicuramente rassicurerà un buon numero di editori. Quindi, come si svilupperanno quegli aspetti come gli elementi grafici, la paginazione, le modalità di visualizzazione che sono molto importanti per gli editori ma forse finora sono stati meno considerati?

Sono tutti elementi ritenuti fondamentali per lo sviluppo del Web futuro. Non a caso nel 2013 il W3C ha creato un Digital Publishers Interest Group, che è stato il punto di partenza per la collaborazione tra W3C e l’IDPF e che ha cominciato ad analizzare e trovare soluzioni che potessero rispondere alle esigenze degli editori, per esempio per quanto riguarda le specifiche dei CSS e e le problematiche dell’accessibilità: questo è stato possibile perché l’EPUB è basato sull’HTML.

Uno dei punti chiave per garantire il successo di queste attività è la creazione di un dialogo continuo tra i working group di cui faranno parte gli esperti editoriali, che prima operavano all’interno dell’IDPF, e quelli che si occupano dell’evoluzione di altri elementi del web di cui fanno parte esperti tecnologici. Il fatto di essere parte della stessa organizzazione e di poter lavorare «dall’interno» renderà sicuramente questa collaborazione ancora più facile.

Ma, anche in questo caso, devo tornare a sottolineare l’importanza della partecipazione: all’interno del W3C nessuno può costringere un working group a occuparsi di un determinato tema. In quanto entità collaborativa, un gruppo lavorerà per risolvere le problematiche connesse solo se le persone parteciperanno attivamente alla definizione delle esigenze e alla soluzione dei problemi.
Anche per questo per due anni per gli editori che prima aderivano all’IDPF sono state mantenute le stesse quote d’iscrizione proprio per permettere loro a prendere parte a questi working group e continuare a collaborare alla definizione degli standard. Per tutti coloro che non erano iscritti in precedenza all’IDPF le tartiffe per la partecipazione al Digital Publishing Business Group variano a seconda del fatturato: 1.500 dollari all’anno per le aziende con al massimo 50 milioni di profitto e 7.500 dollari per quelle con profitti superiori. Le tariffe previste invece per essere Full member del W3C sono le stesse per tutti i tipi di azienda.

Certamente non ci aspettiamo che gli editori si uniscano subito come full member, a meno che non vogliano contribuire anche ad altri working group; ma penso davvero che iscriversi al al Digital Publishing Business Group sia importante perché sarà il luogo chiave in cui verranno definite le necessità e le priorità degli sviluppi degli standard per il nostro settore.

Parlando degli editori italiani. Molti usano ancora l’EPUB 2, su cui hanno investito molte risorse e molto tempo. Cosa accadrà di questo formato nel W3C, verrà mantenuto e in ogni caso come suggerirebbe di muoversi a riguardo?

Per testi semplici, con contenuto testuale e lineare, l’EPUB 2 era una soluzione ragionevole. L’EPUB 3 è stato progettato per essere compatibile con l’EPUB 2 e i sistemi di lettura per EPUB 3 possono ancora leggere contenuti in EPUB 2 (anzi, si tratta di un requisito di conformità per l’EPUB 3).

In prospettiva però, sarebbe importante per la produzione di nuovi contenuti utilizzare l’EPUB 3; e se si ha un flusso di produzione che è basato sull’EPUB 2, il mio suggerimento è di cominciare a pensare a un upgrade all’EPUB 3. I benefici includono la possibilità di dare al cliente più accessibilità e affidabilità. Ma per i contenuti già prodotti gli editori possono stare tranquilli: la compatibilità per ora è garantita. Quindi attualmente non c’è necessità di trasformare tutti i contenuto già prodotti in EPUB 2 all’EPUB 3, a meno che non si possa fare con costi contenuti.

C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere?

Riguarda Amazon. C’è un altro possibile impatto che potrebbe diventare vantaggioso per gli editori nel lungo termine: con l’EPUB che entra a far parte del W3C, e della first class open web platform in futuro, ci sarà una maggiore possibilità di influenzare i rivenditori più importanti perché adottino completamente gli open standard. Ci vorrà del tempo, ma il W3C ci sta già  lavorando.

Anche il rapporto con gruppi di lavoro che si occupano dei browser può essere molto importante: già ora Microsoft Edge supporta pienamente l’EPUB 3, il che è fantastico. Ma stiamo lavorando per poter fare in modo che in futuro anche altri browser supportino l’EPUB 3, e man mano che questo avverrà diventerà più difficile per rivenditori come Amazon ignorarlo o supportare solo alcune funzioni.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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