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Innovazione

«Come Svanire Completamente» e le nuove vie dell’autoproduzione. Intervista ad Alessandro Baronciani

di Camilla Pelizzoli notizia del 25 January 2017

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Un libro dal carattere «in fondo un po’ eroico»; un metodo scelto perché l’unico possibile per portare a termine il progetto, e per il carattere «romantico, alla Sturm und Drang» dell’operazione. Così ci racconta Alessandro Baronciani, fumettista e illustratore, parlandoci delle difficoltà e del divertimento nell’autoproduzione del suo ultimo libro, Come Svanire Completamente, che è in realtà un fumetto di 500 pagine «destrutturato» e contenuto in una scatola di ottima fattura, che è stato accolto molto bene e ha avuto una tiratura di quasi 2 mila copie.
«Adesso tutti vogliono comprare questo libro. Ma quando ho aperto il sito non sapevo che sarebbe andato così bene; e una parte di ciò che mi piaceva – e mi piace – di più è il fascino che questo libro ha di essere difficilmente stampabile, non per volontà mia, ma per il semplice fatto che, anche se stampato, è stato quasi fatto tutto a mano».

Partiamo dal progetto. Come hai detto in altre interviste, è stato una fatica immane: perché ti sei lanciato in questa autoproduzione?

Perché il libro era impossibile da creare con un sistema normale di vendita. L’idea l’avevo in testa da molti anni; e dopo aver cominciato a pubblicare con Bao Publishing e dopo aver fatto La distanza, scritto insieme a Colapesce, e aver fatto poi con lui il tour in giro per tutta l’Italia con il Concerto Disegnato, ho pensato fosse il momento adatto per provarci. Ho prima provato a proporre il libro alla Bao, che era entusiasta del progetto, ma aveva anche obiezioni tecniche molto precise, legate alla comunicazione e presenza del libro nelle librerie; e in effetti questo è un titolo che di primo impatto non si riesce a comunicare al meglio. Un libro fatto a pezzi, chiuso dentro una scatola con un sigillo, non avrebbe senso (per fare un esempio) alla Feltrinelli di Stazione Centrale a Milano, tra migliaia di altri titoli che si possono sfogliare; si sarebbe perso.
È nata quindi l’esigenza di raccontare il libro prima di disegnarlo, prima di stamparlo. Così ho creato il sito e dato via al crowdfunding, spiegando l’idea che avevo in testa – senza sapere neppure io come si sarebbe sviluppato interamente – di questa storia a fumetti, senza inizio né fine, dove potevi, come dice il titolo, «completare a mente» la trama.


Ti sei appoggiato anche a professionalità esterne per riuscire a portare avanti tutti gli aspetti del lavoro?

Sì, dalla tipografia allo scatolificio che mi hanno dato un sacco di consigli tecnici, alle persone che spesso mi danno una mano quando lavoro. In generale io non lavoro mai da solo, non è divertente fare tutto da sé. Anche quando disegno ho sempre bisogno di qualcuno che mi dia una mano. Per questo progetto in più ho trovato un ufficio stampa, che si è occupato durante la raccolta fondi di cercare interviste in cui potessi raccontare il libro e spiegare la storia prima di stamparlo. Il libro ha avuto una gestione particolare, in un certo senso è nato al contrario. Prima se ne è parlato, poi l'ho disegnato e infine stampato. Per non parlare poi dell’assemblaggio del libro: lì addirittura ho dovuto racimolare tutti gli amici possibili per montarlo!


E come sei rimasto con la Bao? Ha poi avuto modo di sostenere il progetto?

Hanno partecipato alla raccolta fondi comprando un buon numero di copie; proprio perché l’idea piaceva molto in casa editrice, anche se per loro era difficilmente realizzabile, soprattutto per quanto riguardava la distribuzione e i suoi costi, che avrebbero fatto lievitare, se non raddoppiare, il prezzo di copertina. Mi hanno appoggiato fin da subito quando ho deciso di stamparlo, e ci siamo accordati per una quantità che da sola avrebbe quasi coperto le spese di produzione. Attraverso questo metodo simile al Prima o mai già sperimentato da Ratigher, ho coinvolto anche librerie e fumetterie nell’acquisto del libro: una volta finita la raccolta fondi, per i lettori interessati sarebbe stato possibile comprarlo attraverso loro. La tiratura del libro, infatti, è stata determinata dalle copie acquistate durante il periodo di raccolta fondi.


Quali sono state le problematiche principali, a livello produttivo? Quali sono state le competenze che hai dovuto imparare per ottenere il risultato finale?

Come autore ho dovuto imparare molte cose nuove, pur tenendo conto che un po’ di basi di stampa e tipografia già le avevo. Ad esempio, ho dovuto parlare moltissimo coi fornitori: ho passato due mesi a fare solo preventivi per la scatola, la cui costruzione è stata la prima cosa di cui mi sono occupato, e la più complessa. Alcune delle aziende che avevo contattato, dopo che avevo spiegato il progetto, il crowdfunding e che ero un fumettista… diciamo che stranamente a quel punto cadeva sempre la linea del telefono! [ride]
Questo perché la scatola di per sé era un investimento importante, ed è stato davvero costoso produrla. Per fortuna avevo dietro la stabilità dei soldi già raccolti grazie al crowdfunding, che è andato molto bene: ci sono stati 1.020 ordini da parte di singoli, più le 500 copie prese da Bao di cui ho già parlato e altre 2-300 acquistate dalle librerie e dai festival che hanno voluto lanciare il libro, come il Treviso Comic Book Festival.


Come ti sei regolato per le tirature e la distribuzione, quindi?

Ho stampato 2 mila pezzi, per sicurezza. Il breakeven point che avevo calcolato era subito sopra i mille. Tutto quel che è arrivato in più l’ho essenzialmente reinvestito in migliorie per il prodotto finale, come il letterpress con argento a caldo del titolo sulla scatola. Ho voluto rendere il libro il più bello possibile.
Per quanto riguarda la distribuzione, per gli ordini consistenti o comunque fatti da librerie sono stati fatti degli accordi in base al numero di copie acquistate, in logica scalare. Ad esempio, con Bao ho fatto un lavoro particolare perché volevano assolutamente portare il libro a Lucca, e hanno anche messo immediatamente in chiaro che l’avrebbero venduto solo durante i festival e sullo shop online. In linea generale, comunque, le librerie hanno acquistato in media 5-10 copie. Ammetto che avrei potuto ottenere risultati migliori con le librerie, se avessi insistito di più; ma in alcuni casi, dopo qualche tentativo e risposte anche favorevoli, ho preferito lasciar perdere. Volevo che ci fosse un reale coinvolgimento e sostegno. Non ero un editore e non potevo darlo in conto vendita. Per quanto possibile ho cercato di essere d’aiuto, per esempio andando a fare delle presentazioni nelle librerie, per aiutare a piazzare concretamente delle copie, ma il tempo spesso non c’era e la parte di produzione mi ha tenuto più impegnato del previsto. Una volta uscito il libro mi hanno chiamato anche dalla grande distribuzione, perché alle commesse di una grande libreria continuavano a richiedere Come Svanire Completamente. Ma aldilà della soddisfazione nel contatto, la telefonata si è conclusa lì.


E per gli invii ai singoli lettori?

Ho dovuto fare un contratto con Poste Italiane per accedere direttamente al CDM di Pesaro dove ho stampato il libro. Ho portato una tonnellata (effettiva!) di libri alle poste con l’auto. Ogni 300 scatole pronte preparavo i pacchi per l’invio, anche perché a quel punto la tipografia era stipata. Siamo entrati il 15 ottobre e abbiamo finito il 1 dicembre. 15 giorni solo di spedizioni; alle poste eravamo diventati amici!


Come hai progettato Come Svanire Completamente? Quali sono stati gli aspetti cartotecnici più complessi da gestire?

Diciamo che quando lavoro sono un po’ bulimico, prendo tutto quello che penso mi serva e man mano butto via quel che è di troppo. Quindi la progettazione vera e propria è nata man mano che disegnavo la storia; avevo una traccia nella mente coi singoli episodi, poi più andavo avanti più, anche grazie al lavoro concreto di creazione, mi sono venuti in mente nuovi spunti. Ad esempio, certi oggetti all’interno della scatola sono nati dagli scarti prodotti dalla stampa, per ottimizzare i materiali che avevo.
Ogni volta che si presentava un problema bisognava risolverlo strada facendo. Un esempio su tutti: la carta viola con cui è stata stampata la scatola me l’ha data direttamente l’agente della Fedrigoni, e di solito viene utilizzata per le scatole da scarpe. Però fra tutte era quella che più mi consigliava, per la grande resistenza alle piegature. Aveva un difetto solo: costava moltissimo. Circa 90 centesimi a foglio. Ne comprai giusta giusta per la tiratura finale. Il problema è che non avevo calcolato che in produzione ci sono degli scarti elevati, e che se volevo arrivare alla tiratura richiesta avrei dovuto comprare altri 100, 200 fogli. Ma la carta viene venduta solo in bancali da 500, e non era finanziariamente possibile – né potevo certo alzare il prezzo a copia, perché i libri li avevo già venduti – quindi abbiamo comprato della carta bianca, che costava un decimo di quella viola, con cui abbiamo fatto una serie limitata, una variant bianca, con cui fare un regalo ai super-sostenitori che hanno contribuito maggiormente. Della versione bianca ne esistono poco più di cento copie e sono splendide quasi come la versione viola. È solo un esempio di soluzione creativa e rapida che abbiamo dovuto prendere.
In questo la collaborazione con lo Scatolificio Artigiano e la Tipografia Nuova Montaccini, entrambe realtà di Pesaro, mi ha veramente dato una grande mano: ho trovato professionisti che mi hanno saputo aiutare e indirizzare, che mi facevano notare errori prima di stamparli e mi aiutavano a decidere come procedere al meglio. Lavorare a braccetto con lo scatolificio e la tipografia, con cui ho anche collaborato per l’assemblaggio, è stato un valore aggiunto; un prezzo che non si paga nemmeno con i soldi.  Mi hanno anche concesso uno spazio «personale» all’interno delle loro aziende, dimostrandomi un grande sostegno.


Ma quindi tu lo rifaresti?

, perché comunque ho imparato tantissime cose, e ora farei molti meno errori. Agilità e conoscenze relative alla produzione, che vanno rimesse in gioco; cose che passano al di là del creare una storia. E poi stanno uscendo recensioni e commenti che, per tutta la fatica che ho fatto, mi stanno esaltando. Il libro piace, la storia funziona, anche perché non sapevo come sarebbe stato un libro destrutturato, fatto a pezzi, iniziato su internet attraverso le storie pubblicate durante la raccolta fondi, con il coinvolgimento dei lettori: attraverso le loro recensioni e commenti ho capito meglio la storia che stavo realizzando. Ad esempio, una lettrice che mi ha detto che gli episodi che si leggono a caso all’interno della scatola sono come «i ricordi che ci vengono in mente», senza un ordine logico. Iniziano dalla fine, si fermano, tornano indietro, alle volte sono degli oggetti che evocano un ricordo, alle volte sono le storie che hanno bisogno di una mappa per essere ricostruite.


Ora su cosa stai lavorando?

Ho appena riacquisito i diritti dei miei vecchi libri, che avevo pubblicato con Black Velvet. Sarebbe bellissimo riuscire a ristamparli; sto già parlando con Bao per Le ragazze dello studio Munari, su cui vorrei rimettere le mani. Sto pensando anche di ristampare Come Svanire Completamente. Le richieste arrivano tutti i giorni e mi sento stupido a dire sempre di no. Ovviamente sarebbe una ristampa e non ci sarebbero più reward. Vorrei che si arrivasse alla quota necessaria. E poi comincerò a disegnare la prossima storia a fumetti. Quando sei all’inizio, quando cominci a realizzare i tuoi primi fumetti, molti ti dicono che devi cercare il tuo pubblico, e molti fraintendono pensando che devi disegnare solo quello che piace al pubblico. In realtà devi trovare i «tuoi» lettori. Devi trovare le persone a cui piace quello che stai facendo, le storie che stai creando. Bisogna trovarle. Come in fondo ho fatto io con questo libro.


L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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