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Fiere e saloni

Visibilità e presenza in libreria: i fili conduttori del programma professionale di Più libri 2018

di Giovanni Peresson notizia del 25 ottobre 2018

Attenzione, controllare i dati.

Più libri più liberi si avvicina.  Quando mancano quaranta giorni all’apertura della diciassettesima edizione della fiera, la sua newsletter dedicata al pubblico professionale esce per l’ultima volta con cadenza mensile (diventerà settimanale dall’8 novembre e quotidiana dal 5 al 9 dicembre, durante la manifestazione). E lo fa focalizzandosi sulla dimensione più professionale della fiera e sulle indispensabili informazioni di «servizio».

Nei cinque giorni di Più libri è sempre stato sviluppato uno specifico programma per gli addetti ai lavori, organizzato in circa 18-20 incontri professionali, che hanno visto una presenza complessiva di circa 600-700 partecipanti a edizione. Il programma professionale – anche quest’anno realizzato in collaborazione con ALDUS, il network europeo delle fiere del libro di cui Più libri è partner – si configura come una vera e propria attività di formazione e informazione annuale per il settore della piccola e media editoria italiana. Quest’anno anche come avvio di un percorso operativo che ruota attorno ad alcuni temi cardine per il settore.

Accanto agli incontri più tradizionali (cinquanta minuti, alcuni relatori, la possibilità di scaricare le slide a ridosso dell’inizio), per poter offrire un servizio ancora più utile e strutturato agli editori presenti è stato sviluppato un format tematico: la visibilità della piccola editoria nei canali di vendita. L’ecosistema produttivo, distributivo, «di consumo» è profondamente cambiato per effetto dei mutamenti provocati dall’ingresso nel mercato dei grandi player globali. La crescita dell’e-commerce fisico (e di quello digitale legato all’e-book) ha mutato prassi e consuetudini commerciali, la logistica distributiva, le iniziative promozionale consolidate da decenni.

Le librerie familiari si sono dovute confrontare prima con la grande distribuzione organizzata e le catene. Tutti (pochi anni dopo) hanno dovuto farlo con le librerie online. La crisi economica, a sua volta, ci ha resi più attenti alle componenti finanziarie del modello di business: conseguenza non ultima, la riduzione del tempo di permanenza del libro in libreria e la maggior cautela nelle prenotazioni.

Una distribuzione efficiente ed efficace, la presenza dei marchi editoriali più innovativi nelle librerie fisiche, la loro reperibilità da parte del cliente a banco o a scaffale, la possibilità di organizzare presentazioni e incontri con gli autori, la scelta del lettore del canale d’acquisto e al suo interno del libro da comprare in quello che fino a non pochi anni fa era lo «spazio» di elezione per antonomasia del libro e della casa editrice, costituiscono la sfida comune a molti – se non a tutti – gli editori europei. Una sfida però deve anche «sapersi tradurre – come sintetizza Diego Guida, presidente del Gruppo piccoli editori AIE – in concrete linee operative che dovremo sviluppare nei mesi successivi a Più libri più liberi. Questa è la scommessa che la definizione del programma professionale dell’edizione 2018 della fiera ha deciso di affrontare».

Ma come? Se la distribuzione e la promozione delle novità alle librerie rappresentano un elemento comune a tutte le case editrici italiane e dei Paesi europei non si può che cominciare da qui. E quindi la convegnistica professionale di Più libri più liberi 2018 si aprirà con un momento (quasi due ore) di confronto internazionale proprio su questo tema, trasversale alla piccola e media editoria italiana e straniera: i cambiamenti dell’ecosistema distributivo, della promozione in libreria siano esse di catena, online o a conduzione familiare.

Nel programma di quest’anno troverà posto anche una striscia di incontri dedicata ai temi connessi alla «visibilità» dell’editore: oltre a quelli più canonici e già elencati, come la promozione e la distribuzione, la comunicazione sui social, la grafica di copertina, i criteri di scelta del canale d’acquisto da parte del lettore…

La definizione delle tematiche d’interesse è stata preceduta da momenti preparatori gestiti da Diego Guida ed Enrico Iacometti (consiglio Gruppo piccoli editori AIE), che hanno dialogato con i principali player che operano nella distribuzione, con i buyer di catena, i promotori… alla scoperta delle iniziative che specificamente rivolgono agli editori indipendenti. L’obiettivo è giungere alla definizione, da parte del Gruppo dei piccoli editori, di una serie di proposte operative e linee guida da presentare agli altri operatori del settore per migliorare la presenza di questo segmento nei canali distributivi e renderla più visibile nei diversi canali e sul mercato in generale.

Un programma professionale, dunque, che si muove tra l’esigenza di conoscere e capire le nuove tendenze e quella di studiare i comportamenti del pubblico, passando per l’analisi dell’andamento di alcuni settori di eccellenza e l’ipotesi ragionata di percorsi virtuosi di miglioramento. Informazioni più puntuali sui singoli incontri verranno comunicate con i prossimi numeri, settimanali, della newsletter dedicata al pubblico professionale di Più libri più liberi.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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