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Fiere e saloni

Parole Spalancate e il programma europeo Versopolis a sostegno della poesia

di Antonio Lolli notizia del 11 luglio 2017

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L’Italia anche quest’anno si conferma essere il Paese dei festival. Nonostante i già non brillanti indici di lettura segnalino nel 2016 una diminuzione del numero di lettori rispetto al 2015, l’attenzione del pubblico verso i festival letterari (e non solo) è tutt’altro che in calo. Anzi, lungo tutta la penisola assistiamo a una vera e propria esplosione di eventi, incontri, presentazioni che attirano un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo. All’universo dei festival italiani è dedicato il numero di luglio/agosto del Giornale della libreria che sarà pubblicato nei prossimi giorni nella sezione dedicata di questo sito.
Festival che contribuiscono anche allo sviluppo culturale del territorio in cui si trovano, grazie alla creazione di spazi di condivisione e di scambio, e che sono dedicati ai settori più disparati, dalla letteratura alla filosofia, dal fumetto all’economia, fino alla poesia.
Ed è proprio quest’ultima la protagonista del Festival Internazionale di Poesia «Parole Spalancate» di Genova, nato nel 1995, che nelle sue 23 edizioni ha visto la partecipazione di circa 1.300 poeti e artisti provenienti da 89 Paesi, tra cui i premi Nobel Derek Walcott, Wole Soyinka, Czesław Miłosz e J.M. Coetzee, e autori come Manuel Vázquez Montalbán, Mario Luzi, Michel Houellebecq, Adonis, ed Edoardo Sanguineti.

«L'idea era quella di offrire la poesia senza filtri critici, direttamente dalla voce di poeti provenienti da tutto il mondo, presentando la poesia a 360° e in rapporto alle altre forme artistiche e alle nuove tecnologie», ci ha raccontato Claudio Pozzani, direttore artistico della manifestazione.

L’ultima edizione del festival (dall’8 al 18 giugno scorsi) ha offerto al pubblico, in oltre 30 luoghi della città, più di 100 eventi gratuiti, tra cui i Percorsi Poetici, che consentono ai partecipanti di conoscere Genova, attraverso le parole e la poesia degli scrittori e dei personaggi che vi hanno vissuto e soggiornato e il Bloomsday, la maratona di lettura integrale dell’Ulisse di Joyce.

«Quest’ultimo – aggiunge Pozzani – vede ogni hanno la partecipazione di attori professionisti e di semplici appassionati e coinvolge il pubblico ogni 16 giugno, da oltre 10 anni, in 23 location tra caffè, palazzi, hotel, redazioni di giornali, giardini, atelier d'artisti, università e teatri. Un altro appuntamento fisso è la serie di letture nelle librerie effettuata nei mesi antecedenti l’inizio del festival, con una selezione di testi e traduzioni dei poeti che saranno ospiti della manifestazione. Durante la manifestazione coinvolgiamo anche le biblioteche, con angoli dedicati alla poesia in cui vengono suggeriti prestiti e letture di volumi di versi. La manifestazione dura in pratica tutto l'anno grazie alla Stanza della Poesia: uno spazio all’interno del Palazzo Ducale, che dal 2001 offre 150 eventi l'anno tra presentazioni editoriali, letture e performance di autori emergenti. A Palazzo Ducale, sede principale dell'evento, e in tutti gli altri luoghi coinvolti dagli spettacoli, ogni anno il festival allestisce una libreria appoggiandosi a un libraio locale. In questo modo il pubblico può acquistare i libri dei protagonisti degli incontri direttamente sul posto, compresi i volumi dei piccoli editori che purtroppo non sempre sono di facile reperibilità».



La poesia rappresenta una nicchia piuttosto piccola del mercato del libro e un festival dedicato come «Parole Spalancate» può contribuire a far conoscere al pubblico, magari arrivato per semplice curiosità o attirato da qualche grande nome, autori e opere che non aveva ancora avuto modo di conoscere.

«Un festival di poesia non deve però essere una mera vetrina di poeti, ma una vera e propria fucina di collaborazioni, (ri)scoperte, sperimentazioni – spiega Pozzani – . Bisogna anticipare le tendenze, andare a scovare i poeti interessanti in giro per il mondo, produrre nuove collaborazioni e commistioni, pensare a nuovi eventi per ricordare e valorizzare autori dimenticati o marginalizzati. L'Italia resta comunque un Paese dove quasi tutti scrivono poesie (o presunte tali) e quasi nessuno ne legge. Il Festival è nato soprattutto per cercare di stimolare all'ascolto e alla lettura della poesia, più che per essere un palcoscenico per autori».

Per la divulgazione e lo sviluppo del settore, molto interessante è il programma Versopolis, la piattaforma di poesia europea sostenuta dal Programma Creative Europe per consentire ai poeti emergenti europei di affermarsi a livello internazionale. «Parole Spalancate» è uno dei fondatori di questa piattaforma insieme ad altri 12 festival di altrettanti Paesi europei: Regno Unito, Germania, Slovenia, Francia, Belgio, Svezia, Austria, Macedonia, Slovacchia, Lituania, Spagna e Polonia. La piattaforma vuole incoraggiare e supportare la mobilità di artisti emergenti provenienti da diversi Paesi europei, migliorare l'accessibilità alla poesia, espandere il pubblico che la segue, promuovere e diffondere la poesia di qualità.

«Attraverso Versopolis – continua Pozzani – in questi tre anni abbiamo promosso 15 giovani poeti italiani che hanno partecipato alle altre manifestazioni e abbiamo accolto altrettanti poeti provenienti da tutto il continente. Uno degli aspetti più importanti dell’iniziativa è quello di portare ogni festival a pubblicare un libro trilingue (in inglese, nella lingua originale del poeta e nella lingua del Paese ospite) degli autori invitati, che è distribuito gratuitamente nel proprio Paese. Come festival abbiamo anche lanciato il progetto La parola alla poesia, per far conoscere agli studenti la poesia contemporanea, praticamente inesistente nei programmi didattici.
Se dovessi individuare le possibili tendenze della poesia oggi, potrei parlare dell'hip hop o del rap, tuttavia penso che la forza della poesia sia proprio quella di non vivere di mode, ma di essere una galassia fatta di tanti sistemi solari e di stelle solitarie. Giornalisticamente è più redditizio e semplice creare movimenti o tendenze che poi vengono sfruttati anche dagli stessi autori per avere più visibilità. Un vero artista, un vero poeta non segue le tendenze ma le anticipa o, più semplicemente, se ne frega. È inoltre interessante constatare come il rap abbia riportato in auge meccanismi poetici ormai dimenticati e considerati superati durante tutto il Novecento come le rime e la metrica: come dire che tutto torna, anche se rinnovato. La poesia ha da sempre le stesse tipologie: poesia sonora, poesia umoristica, classica, performativa, sperimentale e anche in futuro sarà così. Il problema non sono le tendenze, ma gli autori di qualità e realmente innovativi che spesso non sono quelli più recensiti o pubblicati dalle case editrici più importanti».

L'autore: Antonio Lolli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’università di Bologna, seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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